Franco Soldati, pittore del colore

Di Ezio Marinoni

Franco Soldati nasce a Torino il 5 giugno del 1947, da padre romagnolo e madre vercellese.

Fin da ragazzino si appassiona alla pittura classica e paesaggistica, che coltiva da autodidatta, fino all’incontro con Armando Partengo (Torino 1/11/1912 – Rivoli 7/6/1980).

Da quel momento viene introdotto nel suo mondo, come allievo, e trascorre ogni sabato pomeriggio nel suo studio in un antico palazzo di via Mazzini, nel Borgo Nuovo di Torino. Felice Casorati (con suo figlio Francesco) sale e scende le medesime scale, e quelle stanze si impregnano di arte e creatività.

Fra tutte le arti, quella figurativa è la più diretta e sincera perché si rivolge allo sguardo e cattura l’anima dello spettatore; i colori sono un dono della natura e dobbiamo essere grati a quegli artisti che sanno farli vivere sulla tela.

Franco Soldati è uno di questi! Egli armonizza i colori, da una tavolozza incompiuta al quadro finito, con perizia e buon gusto.

La fiducia nella propria capacità rappresentativa e una inesauribile vena di creatività sono i segreti che non fanno invecchiare la sua pittura.

Paesaggi, vedute e panorami diventano il mondo immaginario di Franco Soldati; all’acquerello, che non smetterà mai di usare, si aggiunge la tecnica ad olio appresa alla scuola di pittura.

Il colore è la sua dimensione espressiva, ne sa utilizzare tutte le sfumature di ombra e di luce.

La sua casa si è man mano trasformata nel suo studio, oltre il Po, ai piedi della collina che dolcemente unisce Mongreno a Superga.

Nature morte e paesaggi traducono sulla tela e rivelano le emozioni del suo animo, con grande rispetto verso i grandi pittori piemontesi dell’Ottocento, che considera suoi maestri.

Ogni angolo di paesaggio diventa fonte di ispirazione: borghi e città, il mare oppure un lago, possono diventare le tappe di un itinerario sentimentale.

Felicità e nostalgia si sovrappongono e si leggono nelle sue opere, nelle quali è ancora il colore a riscaldare l’atmosfera.

Alle sue doti di artista si attaglia alla perfezione la definizione di Ernesto Treccani: “Non puoi dipingere se non ti pervade una gioia immensa di ciò che stai facendo. La pittura altro non è che questa gioia di penetrare il mondo fatto colore”.

Perennemente alla ricerca di un equilibrio interiore, tenta in ogni quadro di sospendere fra equilibrio ed armonia l’impostazione e la costruzione delle forme e il cangiante virtuosismo dei colori.

La sua pittura si poggia sulle fondamenta solide della formazione paesaggistica e si inscrive nel cerchio magico e allo stesso tempo tradizionale del rapporto con la natura.

In questa pluridecennale ricerca artistica, la natura morta è stata uno dei suoi mezzi espressivi: soggetti ben riusciti trasmutano la natura morta stessa in immagini vive che ci parlano, sembrano animarsi di vita propria e raccontarci un altro segreto di questo artista.

Sporadicamente si è cimentato nella difficile prospettiva della pittura moderna (o futurista), giocando fra composizioni e scomposizioni che richiamano le sue nature morte. Si è trattato di altrettanti esperimenti felici e riusciti e il suo sguardo curioso si è appuntato su un modo più moderno di trasmettere emozioni, sul sottile confine che unisce e divide idealismo e simbolismo.

Nel suo lungo corso di artista possiamo seguire la sua maturazione nel diverso modo di dipingere i paesaggi: mentre i panorami giovanili erano punteggiati da rocce e angolo spigolosi, nella sua età adulta e poi matura il colpo d’occhio si allarga su panorami ampi e dolci e una bealera con i suoi spruzzi può farci immaginare la laguna di Venezia che si incendia di sole nel tramonto, mentre una gondola solca un rio alla maniera del Canaletto. E i suoi prati fioriti sono ricami arabescati nel silenzio della campagna, dove una casa immersa nel bosco sembra un santuario con il suo mistero di sacralità.

Per circa dieci anni, dalla metà degli Anni Settanta alla metà del decennio successivo, partecipa a mostre e concorsi con l’entusiasmo della gioventù e ne riceve un copioso risultato di critica e dalle giurie.

In una definizione, la sua cifra artistica si può riassumere come: moderno pittore del colore.

Il suo atelier si trova in un palazzo settecentesco ai piedi della collina torinese, già ritratto in foto d’epoca per una attività in uso nel bel tempo andato.

E forse in questa immagine che si scolpisce nella memoria era già scritto il destino del pittore che vi andrà ad abitare a partire dal 1971?

Non a caso Franco Soldati, fra tanti quadri, ha voluto dipingere anche casa sua e ci ha concesso una gentile copia del dipinto.

Di recente, alcuni suoi bozzetti hanno accompagnato articoli apparsi su “Civico20News”, in una nuova collaborazione artistica fra scrittura e pittura.

In breve, possiamo dire che…

Espone alla in solitaria Galleria Il Camaleonte di Orbassano a marzo 1978 e prende parte alla prestigiosa Esposizione di Arti Figurative (137ª edizione) alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino.

È stato menzionato con articoli monografici su:

La Stampa - 13 agosto 1983

La Gazzetta del Popolo - 2 aprile e 13 agosto 1983

Il Risveglio del Canavese - 7 gennaio 1982

Il Corriere di Chieri - 26 marzo 1983

Controcampo - 10 novembre 1981 - 2 febbraio 1981 - 2 febbraio 1983

Il Mediterraneo - maggio 1983

Tratto d’unione - dicembre 1983

È stato premiato nei seguenti Concorsi:

Medaglia d’oro a La Contea di Bormio 1981.

Ha ottenuto diplomi molti di merito, fra cui:

La Telaccia d’Oro (a Torino) - 1972

I° Concorso Giaveno e la Val Sangone - 28 luglio 1974

Concorso Nazionale di Arte Contemporanea di Vinovo - 1977

Trofeo Industria del Savena - 1977

V Concorso Maggio Torinese - 22 maggio 1977

La Pesca d’Oro di Borgo d’Ale (VC) - 1977

III Gran Premio del Montefeltro - 28 agosto 1977

III Mostra Mondiale G. P. Armani - 1977

IV Gran Premio del Montefeltro - 1° settembre 1979 

Santuario di Cuceglio 1981 e 1982

Premio Vendemmia Città di Canelli 1981 e 1983

Concorso San Martino Canavese 1982

@Ezio Marinoni

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Articolo pubblicato il 30/04/2021