Storia dell'Araldica

Prima parte, di Dario Bego

Fonte: RISM Rivista Italiana di Sanità Militare – Periodico di Storia, Cultura e Scienza, n. 90 (Gennaio/Marzo 2021).

 

Storia dell’Araldica

 

“...ch’ella non sia oscura, di sorte, c’habbia mestiero della Sibilla per interprete à volerla intendere; né tanto chiara ch’ogni plebeo l’intenda”.

Così monsignor Paolo Giovio a Lodovico Domenici nel 1551 nel Dialogo dell’Imprese militari et amorose, dove per impresa è da intendersi la rappresentazione simbolica d’un proposito, d’un desiderio, d’una linea di condotta (cfr. Treccani).

Parliamo perciò dell’araldica, dello studio del blasone, cioè degli stemmi.

In altre parole, di quel settore del sapere che ha lo scopo di individuare, riconoscere, descrivere e catalogare gli elementi grafici utilizzati, nel loro insieme, per identificare in modo certo una persona, una famiglia, un gruppo di persone o un’istituzione (da Wikipedia); anche gli eserciti, ovviamente, soggiacciono a questa necessità.

Ma quando nasce l’araldica?

Gli uomini, fin dalla preistoria, hanno sempre fatto uso di figure o di ornamenti per distinguersi tra le loro comunità e, all’interno di esse, tra i loro nuclei famigliari e loro stessi.

Inizialmente con figure ispirate dalla natura come piante, animali, astri celesti, poi oggetti di uso comune e anche simboli di divinità.

Tra i romani erano ben cinque le legioni che, oltre all’aquila, segno dell’autorità imperiale, portavano sui rispettivi labari dei simboli propri: il più famoso probabilmente è quello innalzato da Costantino durante la battaglia di Ponte Milvio recante il monogramma di Cristo che secondo la tradizione gli apparse in sogno.

Tale usanza si tramanda al medioevo quando, le mutate condizioni storico-politiche rendono necessario affermare, tramite appunto uno στ?μμα, una condizione personale.

È soprattutto nell’epoca delle prime crociate che nasce la necessità di individuare con certezza questo o quello schieramento, questo o quel combattente altrimenti non riconoscibile perché coperto dalla pesante armatura.

Le figure allegoriche che prima erano rappresentate solo sugli stendardi vengono ora anche riportate sugli scudi dei cavalieri, sulle gualdrappe dei cavalli e sui sigilli che ancora vengono utilizzati al posto della firma dato il basso grado di alfabetizzazione.

Nel tempo anche gli elmi mutano di foggia e vengono adornati da penne, lambrecchini, cercini e cimieri, finché, in epoca feudale, si assiste al recupero delle corone, usate fin dall’antichità quale segno di distinzione sociale fra le classi o come premio attribuito ai singoli per qualche fatto di particolare rilevanza.

Ovviamente all’inizio tutto è alquanto lasciato alla fantasia ma col passare del tempo l’utilizzo iconografico di questi elementi si evolve fino a sfociare in una scienza ausiliaria della storia e dell’arte; araldisti e re d’armi vengono incaricati di formare e conservare delle vere e proprie raccolte, gli stemmari, e di disciplinarne regole ed utilizzi.

Nasce l’araldica moderna...

Dario Bego

(Fine della prima parte - Continua).

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Articolo pubblicato il 07/05/2021