Riccardo Bollati: Diplomatico del Regno

di Alessandro Mella

Nei mesi in cui l’Europa iniziava a guardare con sospetto alle manovre politiche di Camillo Cavour e Napoleone III nacque, il 13 gennaio 1858, a Novara, Riccardo Bollati. Figlio di Attilio e di Giuseppina Melchioni e con un fratello di nome Teodoro, una famiglia ottocentesca e borghese tipica del Piemonte d’allora. Giovanissimo, dopo i primi studi, raggiunse l’Università di Torino dove si laureò in giurisprudenza per poi prendere la carriera diplomatica.

Nel 1885 raggiunse Berlino, in anni favorevoli per la presenza italiana nella capitale tedesca, poiché tre anni prima era stata siglata la Triplice Alleanza che legava l’Italia alla Germania ed all’Austria in un patto difensivo con importanti risvolti commerciali e diplomatici. Qui, come Segretario di Legazione, si trattenne fino al 1891 sviluppando una profonda ammirazione per la cultura tedesca.

Trasferitosi a Bucarest ebbe modo di imparare a conoscere bene quel mondo e quell’ambiente arricchendo il proprio bagaglio culturale di preziose esperienze tali da renderlo un vero esperto di questioni balcaniche in un’epoca in cui i Balcani, e i fatti storici poi lo confermarono, apparivano come una delle potenziali polveriere europee.

E questa conoscenza del contesto si consolidò con numerosi spostamenti che lo portarono ad operare a Costantinopoli nel cuore dell’Impero Turco, a Belgrado, a Budapest ed Atene. Pochi diplomatici italiani, all’epoca, avevano maturato una così profonda esperienza in questioni balcaniche.

Nel mezzo, nel 1894, una breve esperienza a Lisbona nel Regno del Portogallo. Probabilmente fu proprio durante questo incarico che Bollati si guadagnò la stima e la simpatia del sovrano del Portogallo che gli conferì la Gran Croce del Real Ordine di Nostra Signora di Vila Vicosa.

Onore ancor oggi patrimonio dinastico della Real Casa del Portogallo con gran maestro il Capo della Real Casa del Portogallo, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè, per cancelliere Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo e per rappresentante il Conte Giuseppe Rizzani Delegato degli Ordini Dinastici Portoghesi per l’Italia, la Repubblica di San Marino e la Santa Sede. Ordine che molte volte ha ornato ed orna il petto di numerosi italiani.

Quest’importante concessione, tra l’altro, ebbe funzione nobilitante così che la genealogia del Bollati comparirà nell’ormai prossima XXXIII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (Parte III - Cavalleresca) diretto da Andrea Borella.

Il 1907 fu per lui un anno denso di incarichi di una certa rilevanza quali: Presidente della Commissione speciale per lo studio del riscatto della ferrovia del Gottardo, Presidente della Commissione permanente per i trattati di commercio e le tariffe doganali e poi la nomina a Socio della Società geografica italiana.

Frattanto la sua esperienza s’era grandemente consolidata ed il suo profilo di diplomatico aveva ormai raggiunto un’altissima levatura.

Venne, quindi, nominato Segretario Generale alla Farnesina fino al 1912 quando fu destinato ad un nuovo importante incarico.

Senz’altro fu per lui gratificante ed emozionante essere nominato Ambasciatore del Re d’Italia proprio in Germania, in quella Berlino che aveva preso ad amare diversi anni prima.

Era l’uomo adatto, al momento adatto, perfetto in coincidenza con il rinnovo della Triplice Alleanza, il personaggio migliore cui affidare il consolidamento dei rapporti tra l’Impero Tedesco del Kaiser Guglielmo II ed il Regno d’Italia di Vittorio Emanuele III.

Ed il Re aveva senz’altro profonda stima del Bollati al punto da concedergli il Gran Cordone dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1908 e quello dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1912.

Nel 1913, ancora nel pieno del suo incarico tedesco, fu nominato Senatore del Regno ponendosi tra le fila dei liberali e democratici.

Ma intanto altri pensieri lo distoglievano da quella preziosa nomina poiché l’Europa stava prendendo una via oscura. Quella della guerra su vasta scala. Bastarono poche settimane per far precipitare anni di tensioni.

Bollati non fece mistero del suo punto di vista. Conosceva la forza militare germanica e soprattutto si sentiva profondamento legato dagli accordi diplomatici recentemente riconfermati. Si espresse con chiarezza per la neutralità e sicuramente avrebbe preferito, nel caso, schierarsi con Austria e Germania per non veder crollare la propria e non sentirsi accusare di tradimento.

I mesi che seguirono furono davvero difficili per lui, costretto come fu a mediare tra le pretese di rassicurazioni di Berlino e le ambiguità crescenti ed imbarazzanti del governo Salandra.

L’ingresso dell’Italia in guerra, dalla parte dell’Intesa dopo trattati resi segreti praticamente anche al parlamento, probabilmente lo disgustò e non gli permise certo di rientrare in Italia a cuor sereno. Su quelle settimane terribili il lettore potrà trovare molti inediti negli atti dei convegni organizzati nell’ultimo decennio dal prof. Aldo A. Mola.

Gli anni successivi, in Senato, operò ancora, con diversi incarichi, nelle commissioni per l'esame dei disegni di legge sui trattati internazionali e per la politica estera.

Dal 1923, complici forse la salute e l’ostilità al governo fascista, le sue presenze in Senato si fecero sempre più rare e sporadiche. Si preoccupò ancora degli interventi necessari alla provincia di Novara dopo un violento nubifragio prima di diradare, sempre più, le sue partecipazioni alle sedute.

L’anno dopo aderì formalmente all’Unione Nazionale di Giovanni Amendola spostandosi nel gruppo parlamentare che la rappresentava.

Ma non ritrovò l’entusiasmo e le energie della prima giovinezza, degli anni della maturità ardente e passionale, di quando la diplomazia ne riempiva le giornate.

Tuttavia, fece a tempo a vedere il riavvicinamento dell’Italia alla Germania. Ma non era quella del Kaiser, ma quella forse più sciagurata delle croci uncinate.

La provvidenza gli risparmiò di vedere l’esito devastante di quell’abbraccio mortale perché si spense il 12 ottobre 1939 nella sua casa di Novara. Un piccolo trafiletto su “La Stampa” del giorno dopo, a pagina 2, ne annunciò la scomparsa:

 

La morte del senatore Bollati Novara. 12 ottobre. È morto stamane nella nostra città S. E. l'Ambasciatore Riccardo Bollati, senatore del Regno. Aveva 81 anni. Entrato giovanissimo nella carriera diplomatica, aveva trascorso un lungo periodo in Oriente, entrando nel novero dei cosiddetti «specialisti balcanici». Nel 1907 fu chiamato alla carica di segretario generale del Ministero per gli affari esteri, ed ebbe, collaboratore di tre successivi Ministri, parte importante nelle crisi politiche del tempo (annessione della Bosnia - Erzegovina, guerre balcaniche, impresa di Libia). Nominato nel 1912 ambasciatore a Berlino con la missione di rendere più amichevoli i rapporti italo-tedeschi, fu richiamato, dopo un periodo penoso e difficile, nel maggio del 1915.

Bollati fu chiaro nel pretendere funerali privati:

 

Telegramma alla Presidenza del Senato del Regno: Senatore Riccardo Bollati est morto oggi Novara ALT Estinto espresse ultimo desiderio che funerali abbiano luogo forma solennemente privata. Prefetto Felice. (Archivio Storico del Senato)

 

Telegramma alla Presidenza del Senato del Regno: Compio doloroso dovere annunciare a VE morte mio zio Riccardo Bollati avvenuta stamani dodici Novara ALT Estinto ha espresso ultimo desiderio che funerali abbiano luogo forma strettamente privata et non venga fatta alcuna commemorazione Senato ALT Funerali Novara quattordici ore dieci ALT Profondi ossequi Ing. Giuseppe Bollati (Archivio Storico del Senato)

 

Ma, come abbiamo visto, scelse anche di rifiutare la solenne commemorazione nella camera alta del Regno, ultimo bastione delle antiche istituzioni dello Stato liberale, tuttavia la notizia fu comunque esplicitata:

 

Atti Parlamentari - Commemorazione.

Giacomo Suardo, Presidente

Ancora una volta sono chiamato a compiere l'alto e triste ufficio di richiamare alla vostra memoria stimati ed egregi Camerati che ci hanno lasciato durante la sosta dei lavori dell'Assemblea plenaria.

Se non rivedremo più le loro care figure, se non godremo più della loro affettuosa consuetudine, imperituro rimarrà nei nostri cuori il ricordo della loro nobile vita spesa in servizio della patria. [...]

Di Riccardo Bollati che, entrato nella carriera diplomatica, la conchiuse con la dignità di ambasciatore di Sua Maestà il Re a Berlino, [...] non posso parlarvi perché gli eminenti camerati mi hanno espresso, prima della loro scomparsa, il desiderio di non essere commemorati. Non mi resta quindi che inchinarmi alla loro volontà. [...]

Eleviamo un commosso pensiero alla memoria dei cari Camerati scomparsi e rinnoviamo alle loro desolate famiglie l'espressione del nostro mesto cordoglio.

THAON DI REVEL, ministro delle finanze. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne avete facoltà.

THAON DI REVEL, ministro delle finanze. A nome del Governo mi associo alle parole di commosso cordoglio pronunziate dal Presidente di questa Assemblea nel commemorare i senatori recentemente defunti.

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 20 dicembre 1939.

 

Sobrio, quasi tedescamente verrebbe da dire, egli lasciò la piccola vita terreno affidando al nipote Giuseppe, unico affetto rimastogli, i ricordi e la storia di una vita vissuta pienamente.

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 10/05/2021