Secoli di mare: Il Museo Storico Navale di Venezia

di Alessandro Mella

La progressione della prodigiosa campagna vaccinale in Italia ed in Europa sta aprendo nuove prospettive, assai più felici, per il futuro. La creazione di un equilibrio tale da permettere una convivenza sostenibile con il sars cov 2 inizia ad offrire la speranza di poter tornare stabilmente a visitare i nostri innumerevoli musei.

Oggi vorrei parlare di un meraviglioso scrigno di storia, cultura e memoria che il lettore, magari nel corso di una bella vacanza, potrà trovare al fondo di Riva Sette Martiri o Riva degli Schiavoni a Venezia. Non è difficile arrivarci, sia tramite traghetto che a piedi partendo sempre dritto dalla celeberrima Piazza San Marco in direzione Arsenale.

L’esposizione appartiene all’odierna Marina Militare Italiana, erede di tante glorie marinare passate, e fu fondato nel 1923 cambiando, tuttavia, sede nel 1964.

All’ingresso si viene accolti dalle grandi ancore delle corazzate austriache Viribus Unitis e Tegetthoff, primo ricordo glorioso delle imprese della nostra Regia Marina nella Grande Guerra.

Già l’entrata permette al visitatore di calarsi nell’atmosfera che lo accompagnerà lungo un percorso che attraversa secoli a partire dai fasti di Venezia repubblicana, passando per il Regno Italico di Napoleone I, per il Risorgimento, le reminiscenze del periodo imperiale asburgico, dei fasti nazionali di Casa Savoia e due guerre mondiali.

Esso si compone di una quarantina ampie e luminose di sale distribuite su più piani con un percorso per lo più disposto in ordine cronologico.

La prima parte del Museo ripercorrere le vicende secolari della marina veneziana in primis ed in parte delle altre Repubbliche Marinare fino all’esposizione del magnifico e ricchissimo Bucintoro del Doge.

Venezia è, giustamente, molto orgogliosa anche oggi della sua lunga tradizione di marineria e leggendarie sono le vicende legate alla guerra ed al commercio della Serenissima.

Diverse ed incantevoli le gondole esposte compresa quella che appartenne ad una celebre veneziana adottiva quale fu Peggy Guggenheim.

Notevoli sono i pezzi di artiglieria navale ovunque distribuiti con calibri, produzioni e modelli di ogni tipo sparsi un po’ in tutto il museo.

Alcuni, poi, di preda bellica come le bocche da fuoco catturate a Tripoli nella guerra italo turca del 1911 e 1912. Degno di nota un pezzo di piccolo calibro, marcato con la corona ferrea, fuso a Pavia per la marina del Regno d’Italia napoleonico ed un busto dell’Imperatore di pregevole fattura. Notevoli anche i ritratti e busti di Re Vittorio Emanuele II, padre della Patria, e del figlio Re Umberto I.

Abbondano poi polene, stemmi navali, oggettistica collaterale, cimeli e memorie di tante diverse fasi della storia veneziana e nazionale con particolare ricchezza di materiali relativi alle due guerre mondiali.

Non mancano poi i cimeli che rappresentano vere reliquie laiche come il medagliere di Thaon di Revel od il fregio del berretto di Nazario Sauro.

Interessanti anche le uniformi della Marina Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana con le quali Venezia analizza, senza paura e senza accantonare il dovuto spirito critico, un momento particolarmente tormentato, divisivo e difficile della propria storia secolare e di quella italiana in generale.

Chiudono la “Sala svedese” dedicata ai rapporti tra la nostra Marina postbellica e quella reale di quel magnifico paese nonché una ricchissima raccolta di conchiglie proveniente dalla collezione di Roberta di Camerino.

Il museo richiede una buona mattinata per essere visitato con la dovuta calma ed attenzione e credo sia davvero utile andarci prendendosi il tempo necessario. Non ringrazierò mai abbastanza Karen per avermici accompagnato nel febbraio 2020, prima della bufera che ci travolse tutti.

Le opere esposte, le memorie raccolte, le vicende raccontate, in quelle sale ci fanno sentire più italiani ed anche, sebbene forestieri, un po’ veneziani. Perché la storia di Venezia è un grande e stupendo pezzo della nostra storia comune. La storia italiana.

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 12/05/2021