Fuori dal corpo o fuori di senno?

Venerdì 22 novembre 1963, giorno dell’uccisione di J.F.Kennedy, accadde che …

Quando nella vita accadono fatti inspiegabili, il più delle volte succede che essi siano immediatamente rimossi e archiviati nel subconscio, quasi come se non fossero mai avvenuti. Salvo poi ricomparire quando …

 

In occasione di uno scambio di riflessioni sui fatti strani della vita, un mio compagno di scuola mi raccontò ciò che gli accadde, a proposito di quanto appena accennato, quando aveva più o meno tredici anni.

 

“Qualche giorno prima di quello in cui il fatto che narrerò accadde, con Mario (nome di fantasia), il mio compagno di banco delle medie ed amico, stavamo facendo, come altre volte, sfide in bicicletta. Si trattava di percorrere un giro dell’isolato e poi concluderlo con una volata la cui linea di traguardo era costituita dalla traccia, appena rilevata, del cancello che delimitava il cortile del condominio in cui lui abitava con la sua famiglia. Sebbene fossi più minuto di lui, risultavo mediamente più veloce, vincendo il più delle volte. Anche in quell’ultima occasione il copione si stava ripetendo, quando, reagendo in maniera sconsiderata, mentre, dopo averlo affiancato, stavo sopravanzandolo, egli mi afferrò il manubrio della bicicletta. Preso alla sprovvista, non potei contrastare l’azione e il manubrio si piegò completamente trascinando con sé la ruota anteriore. La bicicletta si inchiodò al suolo catapultandomi sul cemento. Svenni e mi risvegliai per effetto dei sali che mi stavano facendo annusare in farmacia dove Mario, più robusto di me, benché spaventato, mi aveva trascinato portandomi sulle spalle. Lì ricevetti le prime cure di pronto soccorso per le varie escoriazioni su tutto il corpo, ma per la continua tendenza allo svenimento (possibile/sospetta commozione cerebrale) ed il profondo taglio che gli occhiali mi avevano procurato sul naso, il farmacista ritenne il caso di farmi portare in ospedale.

 

Dimesso dopo accertamenti, fasciato come una mummia, venni riportato a casa da mia zia che era venuta a prendermi in vece di mia madre, troppo emotivamente coinvolta.

 

Ed eccomi al nòcciolo. Mentre durante il giorno in questione stavo recuperando le forze, convalescente e disteso sotto le coperte nel letto dei miei genitori, sentii alla radio la notizia dell’attentato e della morte di J.F.Kennedy.

 

Ma qualcosa non quadrava nella situazione in cui ero immerso. Infatti la radio, anziché essere sul comodino a sinistra più o meno alla mia stessa altezza, si trovava circa due metri al di sotto di me alla mia destra e potevo osservare me stesso nel letto.

 

Storia conclusa, per il momento, ed archiviata dalla coscienza come effetto della botta.

 

Non potrò mai sapere veramente se quello choc sia stato, oppure no, l’impulso definitivo a mettermi alla ricerca delle cose strane che vivono nell’essere umano e diventano partecipi delle sue esperienze. Tuttavia se, dopo così tanto tempo ed un trascorso denso di accadimenti, mi ritrovo a raccontarne evidentemente esso ha lasciato una ben indelebile traccia dentro di me.

 

E comunque fece parte sicuramente di tutte quelle cose strane che contribuirono all’affiorare della necessità di pormi domande sul funzionamento dell’essere umano che da quel momento divennero il filo rosso della mia esistenza.

 

Che quella potesse essere una esperienza fuori dal corpo lo compresi più tardi quando venni in possesso delle conoscenze sufficienti.”

 

Questo il resoconto.

 

Oggi questo tipo di racconti non è più una rarità, è diventato normale in molte occasioni, specialmente in concomitanza di interventi chirurgici sotto anestesia o situazioni di imminente pericolo di morte e più nessuno lo trova così strano quando ne sentono le descrizioni. La scienza e chi indaga su tali fenomeni ne danno una spiegazione celata dietro la sigla NDE (near death experience, ovvero esperienze ai confini della morte) come prodotto di stati sensoriali alterati dalle condizioni che si producono nell’essere umano durante situazioni critiche.

 

Ma vi sono fenomeni simili che possono ritenersi più normali, anche se quasi mai percepiti e descritti. Sono quelli che accadono ogni notte ad ogni essere umano, di cui parti degli “aspetti sottili” si distaccano, allontanandosi dal corpo fisico dormiente, attirati in quella parte sconosciuta presente nella “coscienza inconscia”, che costituisce la banca dati delle esperienze umane, a loro affine per “caratteristiche magnetiche”. Infatti essi necessitano di frequentare giornalmente quel “non luogo” da cui traggono energia, informazioni ed ordini per esprimersi il giorno successivo tramite il corpo.

 

Ciò evidenzia quali siano le possibili conseguenze dovute ad un non rispetto di queste esigenze per esempio in chi non dorme perché occupato in altre attività, lavorative o ludiche non importa.

 

Oppure come sia possibile per alcuni adottare tecniche per “indirizzare la propria attività onirica” o quella di una parte della propria “coscienza di sonno”, tecniche che pur funzionando, come peraltro ogni cosa funziona in sé stessa, quando vengono forzate, o usate senza comprenderne senso e potenza, possono indurre effetti distorti o indesiderati difficilmente risolvibili.

 

Basti pensare a cosa accade nella pratica di alcune arti marziali in cui si produce volontariamente un proprio avatar, inteso come una proiezione di sé, un doppio “eterico”, che alcuni (tibetani) chiamano “tulpa”, per mandarlo a combattere “virtualmente” un proprio simile al posto di combattere “fisicamente”. Sembrerebbe tutto relegabile ad semplice proiezione mentale, frutto della fantasia, senonché gli effetti patiti in tali condizioni si ritrovano oggettivamente nel corpo fisico come se fosse stato direttamente coinvolto.

 

O come può succedere che durante un esperimento di ipnosi possa esserci un trasferimento di coscienza tra l’ipnotizzatore e l’ipnotizzato (consenziente o meno) in grado di sostituirsi nella guida delle azioni di quest’ultimo.

 

Tutto ciò, provato a sufficienza o scetticamente scartato a priori, mette comunque in evidenza quante cose non sono ancora ben conosciute dall’essere umano circa il proprio funzionamento e quante possibilità di esserne manipolati esse celino. Comunque sia nessuna di queste capacità pratiche evidenzia un particolare stato “spirituale”, ma semmai mette in luce uno stato di coscienza facilmente suscettibile di condizionamento. Che tutto ciò possa anche servire a meglio comprendere i complessi fenomeni della vita può essere, ma occorre comprendere bene che agire in tal senso senza conoscerne tutti i risvolti è perlomeno poco saggio. E visto che nessuno di noi sa veramente qualcosa a sufficienza per agire con discernimento … beh, meglio andarci cauti.

 

A meno ché, inevitabilmente, sia la vita stessa a proporcelo, perché la vita è sempre buona maestra e ben si sa, “quando l’allievo è pronto, la maestra è là!”

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 14/05/2021