Ognuno ha sette sosia.

Unici, ma a volte talmente simili da essere facilmente scambiati per un altro.

Quante volte abbiamo sentito dire che assomigliamo ad un altro. Quante volte ci siamo sentiti chiamare con un altro nome da qualcuno certo di conoscerci. Sono episodi della vita che accadono molto più frequentemente di quanto ritenuto possibile. Se poi, tra quasi 8 miliardi di persone sulla faccia della terra, capita in un lasso di tempo ristretto e nei luoghi dove normalmente viviamo, ciò ci lascia frastornati e dubbiosi circa la nostra supposta unicità.

 

Ecco il breve resoconto degli episodi occorsimi personalmente

 

Tutto cominciò qualche mese prima del matrimonio.

 

Mentre siamo fermi davanti alla vetrina di un negozio di scarpe, io, la mia compagna e sua madre, si avvicina a noi una signora, la quale prima mi saluta e poi, vista la mia sorpresa, aggiunge:

“Ma come?! - In banca fai tutto il carino e poi fuori non mi riconosci nemmeno!”

Arrossisco e balbetto in evidente stato confusionale, ma, in effetti, non conosco la signora.

Infatti anche costei comincia a rendersi conto che forse non sono la persona che crede.

Allora, a sua giustificazione, ci racconta che nella banca lì vicino c’è un impiegato che mi assomiglia come una goccia d’acqua.

Mia suocera (... che non ha mancato di controllare!) me lo ha confermato dopo qualche tempo.

 

Il secondo episodio occorse alcuni anni fa in quel di Sciolze, dove abitavamo.

 

Stavo lavando la nostra Opel bianca nel bel mezzo del cortile di casa, quando un signore si avvicina alla rete di cinta e, dopo avermi bene osservato, si rivolge al mio vicino di casa esclamando:

“Incredibile, ... è uguale a lui! ... E anche la sua macchina!!”

Poco dopo il vicino mi spiega che quel signore, suo amico, conosce proprio a Sciolze una persona che mi somiglia moltissimo ed ha, inoltre, un’auto uguale alla nostra.

Qualche tempo dopo a pochi metri da casa nostra incrociamo un’auto come la nostra e mia moglie esterrefatta mi fa notare che chi guida l’altra auto sono io!

“Stesso paese, stessa fisionomia, stessa auto e anche stessa camicia a scacchi violetti!!!!!!!

Personalmente non vidi mai questo mio sosia, né in quel momento (essendo impegnato nella guida) né dopo averlo a lungo cercato.

 

Il terzo episodio si svolse alcuni anni dopo a Torino.

 

Un giovane operatore, da poco assunto presso lo studio dove svolgevo parte della mia attività, mi si avvicina chiedendomi se sono l’insegnante di disegno dell’Istituto Pininfarina.

 

Non ho mai controllato, ma avendo cominciato a dubitare di chi io sia davvero ora mi metto alla ricerca di prove per rincuorare la coscienza circa la mia unicità, senonché, … mentre sono al lavoro in tal senso, mi capita tra le mani una fotografia in cui mio padre, io e mio nipote R., siamo in fila uno dietro l’altro di profilo e … sembriamo fatti con lo stampino.

 

Non se ne può più, troppa confusione, mi farò cadere i capelli (ma così assomiglierò ancor più a mio padre), o crescere un pizzetto (come ha fatto mio nipote), o ingrasserò in volto (ma cosi tornerà la somiglianza con la mia scomparsa amica A. il cui volto era la fotocopia del mio quando avevo tre anni).

 

È vero che tutti abbiamo sette sosia (o almeno così si dice), ma non si poteva fare uno sforzo per distribuirli meglio tra tutti gli altri abitanti della terra?

 

Detto questo, eccoci all’epilogo demenziale …

 

Ops … mi sovviene che un caricaturista mi ha rappresentato con un profilo aquilino (o no! Assomiglio anche ad un rapace!) e alcuni amici mi hanno mandato alcune fotografie di monaci tibetani con una sospetta aria di famiglia (adesso basta: intenterò una causa internazionale per violazione dei diritti di modello ornamentale).

 

Dulcis in fundo: al contrario qualcuno asserisce che non assomiglio neppure alla mia fotografia! Finalmente una buona notizia! Grazie! Ora sono più sereno!

 

Non so più neanche io chi sono: chi altri mi assomiglia ora?

 

Attenzione a ciò che rispondete, perché se qualcuno afferma di assomigliarmi vuol dire che neppure lui sa più chi è e quindi è esattamente come me, ovvero non siamo più due che si assomigliano, ma uno solo.

 

Uno solo, capito?

 

Elementare Watson!

 

grafica e testo

pietro cartella

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Articolo pubblicato il 15/05/2021