Ddl Zan: per il PD Salvini ha ragione ma non si può dire

Lo sussurrano alcuni parlamentari del PD

Sul DDL Zan si sta giocando una guerra ideologica di cui proprio l’Italia in questi mesi di pandemia non ha alcun bisogno.

Il DDL nasce per combattere la cosiddetta “omotransfobia”, una riedizione della legge Scalfarotto che non ha visto la luce nella passata legislatura.

Che nessuno debba essere discriminato a motivo della propria condizione sessuale non serve certo che ce lo dicano Scalfarotto o Zan, lo afferma la nostra Carta Costituzionale; in ogni caso non è escluso che si approvino leggi che calino nel concreto della realtà l’enunciato della Costituzione.

Il rischio paventato non tanto da fanatici estremisti omofobi ma da autorevoli giuristi, per citarne uno il prof. Flick, è che i contorni di questo reato, l’omotransfobia appunto, siano molto incerti e questo porterebbe ad una eccessiva discrezionalità della magistratura nel giudicare atteggiamenti o frasi.

E’ pacifico che se si usa violenza verso persone omosessuali si debba condannare senza riserva chi compie tali violenze; ma il rischio neppure troppo velato è che opinioni difformi dal politicamente corretto possano essere perseguite, arrivando ad un reato di opinione che in Italia pensavamo di esserci lasciati alle spalle.

In Gran Bretagna, dove è in vigore una legge simile, un pastore anglicano, cappellano di una college religioso, il rev. Bernard Rendall, è stato licenziato e segnalato al registro dei potenziali terroristi per avere parlato in un sermone della visione cristiana e biblica della famiglia e per avere affermato che, pur nel rispetto dovuto ad ogni persona umana per la sua insuperabile dignità, si è in diritto di dissentire da certe teorie come quella del gender.

Anche negli ambienti di alcuni gruppi militanti gay e femministi non mancano persone che vedono alcuni aspetti da chiarire nel DDL Zan e da più parti si auspica un rinvio della discussione per chiarire i punti poco chiari.

Ad esempio la senatrice Valente, facendosi portavoce di alcuni gruppi femministi ha affermato che sarebbe stato meglio che il testo del DDL avesse parlato espressamente di orientamento e identità sessuale, ma si mette fretta e non si può discutere.

Anche nel PD non sono pochi i parlamentari che vorrebbero rimandare la discussione; fonti riservate de Il Giornale sostengono che alcuni parlamentari del PD sussurrino “ ha ragione Salvini ma non si può dire”.

Il segretario PD Letta, pur essendo persona intelligente ed aperta al dialogo, ha legato il partito ad ambienti radical chic e agli straricchi della musica e dello spettacolo che reclamano a gran voce questo provvedimento, sicuramente senza averlo letto nemmeno di sfuggita.

Ed è così che il principale partito della Sinistra italiana, erede delle gloriose lotte operaie,  si vede dettare la linea da attori e cantanti multimilionari  - su tutti Fedez, rapper che fa canzonette per ragazzini e mette lo smalto sulle unghie – che per apparire più aperti e moderni impongono l’approvazione della legge Zan, ribadisco, senza averla letta, con buona pace della dialettica politica e del primato del Parlamento.

Ma davvero non ci sono cose più urgenti a cui pensare in questi mesi? Forse basterebbe chiedere consiglio a qualche persona per strada , sicuramente ne farebbe un elenco lungo diverse pagine.

Ma queste persone semplici, quelle “masse” che la Sinistra si era incaricata di rappresentare, oggi sono definite da un maestro di pensiero come l’ex Lotta Continua Gad Lerner, “classi subalterne”, insomma contano di meno; alla Sinistra interessano le opinioni di  banchieri, attori, presentatori TV e rapper con le unghie smaltate.

 

Luigi Cabrino

 

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Articolo pubblicato il 14/05/2021