“L’uomo custode della natura” di Ferrante De Benedictis

Una nuova visione di ambiente: il Conservatorismo verde e la Torino Smart

L’ingegner Ferrante De Benedictis, da anni impegnato sul tema ambientale ed energetico, racconta, nel suo libro “L’uomo custode della natura”, di un viaggio nel mondo della conservazione alla ricerca di un antico patto tra uomo e natura, chiave secondo l’autore di una piena ed efficace salvaguardia del Pianeta.

"Oggi la natura, in apparenza divinizzata, finisce per essere considerata come una cosa, un oggetto e non una comunità a cui appartenere, dimenticando che l'ambiente non si salva senza salvare l'uomo, il suo territorio e la sua comunità storica e culturale.

Una seria battaglia ambientalista, meglio sarebbe dire naturalista, ha l'obbligo di riconsiderare la centralità dell'uomo, uomo come custode e allo stesso tempo parte integrante della grande comunità chiamata Terra"

Un tema centrale nella salvaguardia dell’ambiente è rappresentato dalla riscoperta delle comunità locali, da sempre preziosissimi luoghi di formazione delle future generazioni, è nella comunità che si forma il concetto di etica, ed è solo allargando questo concetto di etica alla terra, agli animali e all’ambiente che la natura non verrà vista più come un oggetto, un grosso serbatoio dal quale attingere risorse, ma come una comunità da amare e da rispettare.

Nel libro si affronta inoltre il tema spinoso della globalizzazione, globalizzazione che ha senza dubbio influenzato il sentire di tanti con l’affermazione del pensiero unico, a cui non fa eccezione certamente l’ambientalismo moderno, o ambientalismo mainstream figlio appunto di quel modello global progressista.

Un ambientalismo infarcito di demagogia e contraddizioni, aspetti che sono stati evidenziati in diversi passaggi del libro. Uno su tutti l’omologazione delle diete, che ha portato ad un aumento esponenziale degli allevamenti intensivi, prima causa, oggi, dopo il settore industriale dell’inquinamento globale.

Ma ancora di più la globalizzazione ed il suo ambientalismo politically correct hanno commesso un errore macroscopico, ossia il pensare di salvare l’ambiente a prescindere dalla salvaguardia del suo territorio e della sua comunità umana, storica e culturale.

Nella seconda parte, il libro tratta ampiamente il tema energetico, un tema troppo spesso sottovalutato, ma di grandissimo impatto, infatti è solo attraverso una corretta gestione energetica che si potrà coniugare crescita e natura, progresso ed ambiente.

Occorre a tal proposito ricordare che il tema della sostenibilità è ben più ampio del solo perimetro ecologico, sostenibilità la potremmo in estrema sintesi definire con l’offrire alle future generazioni le medesime opportunità di quelle attuali, ossia medesime opportunità di crescita economica, sociale e valoriale, a cui si aggiunge il godere della stessa natura e della sua straordinaria bellezza.

Per garantire una crescita sostenibile occorrerà dunque affrontare seriamente la questione energetica, dalle cui scelte dipenderà la direzione di sviluppo sostenibile e di tutela ambientale che si intenderà intraprendere.

Un altro passaggio molto interessante del libro di De Benedictis è quello sulla campagna, come ricordava Giuseppe Tomasi di Lampedusa “nel termine ‘campagna’ è implicito un senso di terra trasformata dal lavoro”, dunque la campagna è testimonianza autentica di quell’antico patto tra uomo e natura.

 “La campagna custodisce però anche un altro segreto oltre al fascino e alla bellezza dei suoi paesaggi, conserva con amorevole cura la storia e la tradizione del mondo rurale, non esiste libro, dipinto, opera umana in grado di descrivere la cultura delle nostre campagne meglio della campagna stessa, delle sue masserie, casali o semplicemente borghi dimenticati” [L’uomo Custode della natura]

È dunque facile intuire quanto sia importante frenarne lo spopolamento perché a rischio non vi è solo l’ambiente, ma molto di più, ossia la cancellazione della nostra storia e delle sue millenarie tradizioni.

Il fenomeno dell’urbanizzazione è tutt’ora in crescita e le stime parlano che nel 2030 le persone residenti nelle città supereranno il 60% del totale, è facile comprendere che a questo ritmo la vita nelle città non sarà più sostenibile, a rischio vi è la salute delle persone, la tenuta sociale e la vivibilità, inclusa la sicurezza.

Cosa può fare Torino? A tal proposito Ferrante De Benedictis afferma:

“Sappiamo tutti che presto la città rinnoverà il suo governo, l’auspicio è che non si parli solo di candidati ma di programmi, programmi che pongano al centro dell’agenda politica il problema della città intelligente, la cosiddetta smart city, e perché è importante puntare sulla città intelligente? Per tantissime ragioni ma in primis per la sopravvivenza della città stessa; oggi oltre metà della popolazione mondiale risiede nelle città, sempre più simili a delle vere e proprie megalopoli brulicanti di persone, questo significa che circa il 50% della popolazione mondiale ossia 3,9 miliardi di persone vivono in un’area che è pari al 3% della superficie terrestre. A rischio vi è la salute delle persone, la tenuta sociale e la vivibilità delle nostre città, e Torino non fa certo difetto”.

Sul piano più tecnico l'Ingegner Ferrante De Benedictis aggiunge:

“Bisogna dunque fare presto ed approfittare del PNRR, non per offrire una parvenza di rilancio ma per gettare le basi di una città moderna, attenta, sicura, e sostenibile che faccia affidamento su una mobilità intelligente trasformandosi nella città del quarto dora, in grado di garantire un accesso ai servizi essenziali nel raggio di 15 minuti a piedi dall’abitazione di ciascuno”.

 

.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

 

 

Ferrante De Benedictis, Vicepresidente di Nazione Futura e presidente dell’Associazione Giovani Ingegneri di Torino, città dove vive e lavora. Laureato con lode nel 2005 in Ingegneria Meccanica indirizzo energia, ha poi conseguito il titolo di dottore di ricerca in Energetica. Ha partecipato come delegato nazionale al World Energy Congress tenutosi a Roma ed è attualmente membro del “Future Energy Leaders Community” del World Energy Council.

La competenza sviluppata nel settore energetico e in particolare in quello delle fonti rinnovabili lo ha portato a occuparsi di produzione di energia da fonti rinnovabili e di questioni inerenti alla generazione distribuita. È autore del libro “L’uomo custode della natura” Giubilei Regnani Editori (2020) e di decine di pubblicazioni scientifiche per riviste e convegni internazionali sui temi energetici, e ha lavorato in diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 15/05/2021