Gli svaghi degli egizi
Ramesse III caccia in palude i buoi selvatici

Di Riccardo Manzini

La grande storia è sempre stata interpretata e rappresentata attraverso una intelaiatura convenzionale, indispensabile per la descrizione degli eventi più significativi per la narrazione stessa.

Pertanto quanto poteva risultare accessorio, per necessità didattiche, non rivestiva grande importanza.

In realtà, per una visione storica più approfondita e coerente, sono proprio  gli argomenti  “accessori” che sovente contribuiscono ad arricchire gli eventi principali.

Conseguentemente lo studio degli aspetti della quotidianità, dell’evasione, dei giochi di società, contribuiscono, in ogni epoca, ad esplorare quel variegato e complesso mondo del ”privato”, che è sempre stato una dimensione sottovalutata, ma che inevitabilmente si intreccia come realtà complementare in quella che la “grande storia” dovrebbe costantemente integrare per meritarsi il riconoscimento di rappresentare la versione ufficiale e unanimemente condivisa.

 

Ci giunge in merito un articolo del dr. Riccardo Manzini - medico chirurgo ed egittologo di lungo corso – che affronta la curiosa tematica degli “svaghi deli Egizi”, che riportiamo con il ricco corredo di immagini.

Nel ringraziare l’Autore, per la sua precedente e attuale collaborazione, auguriamo buona lettura (m. b.).

 

Gli svaghi degli egizi

La perfetta organizzazione del lavoro e la sua regolamentazione nell’Antico Egitto quale risulta dalle testimonianze e dall’analisi delle attività lavorative consentirono di raggiungere i mirabili risultati che tutti conosciamo, ma permise altresì anche ad un gran numero di lavoratori di avere a disposizione del tempo libero. E questa disponibilità non si limitò ad essere solamente un riposo dal lavoro, ma sovente fu impiegata per molteplici attività di svago, tanto più sorprendenti quanto più si pensi alle altre civiltà antiche impegnate nella sopravvivenza o in continue guerre.

Sebbene le più frequenti testimonianze a riguardo si collochino nel Nuovo Regno, molte di esse hanno consentito di ricostruire credibilmente il mondo del lavoro e del tempo libero anche in altri periodi storici.

Da questi rari indizi relativi a quei periodi è stato possibile dedurre che in ogni tempo siano esistite sensibili differenze sulla disponibilità del tempo libero in base al ruolo sociale, ma è emerso altresì che tutti questi riferimenti mostrano una costante tendenza alla ricerca del piacere nello svago. I reperti esplicitamente relativi all’impegno del tempo libero dal lavoro non sono infatti molto numerosi e sovente la nostra interpretazione deriva da deduzioni basate su indizi indiretti, ma queste testimonianze sono state comunque sufficienti a ricostruire credibilmente come gli egizi amassero trascorrere il tempo libero e quali fossero i loro svaghi.

Sebbene sia sorprendente la relativa varietà di questi svaghi e la diffusione su tutto il territorio delle loro medesime testimonianze, ovviamente l’Egitto non era un esteso Parco dei divertimenti e non tutta la popolazione poteva fruire con uguale disponibilità degli svaghi, ma soprattutto questi si diversificavano sostanzialmente in funzione del ceto sociale. 

Una leggenda ci narra ad esempio che il faraone Cheope (slide 1), destinatario della grande piramide, amava oziare su di una barca che navigava sul laghetto appositamente realizzato nelle vicinanze del suo palazzo mentre un’ancella gli leggeva delle poesie. Ma questo passatempo non era ovviamente consentito ad altri, per i quali era già una grande conquista potersi astenere dal lavoro.

Per altro l’amore per l’acqua ed il suo legame con il tempo libero sono tramandate da narrazioni di tutte le epoche in cui vengono celebrati semplici bagni alla ricerca di refrigerio o magnificati pomeriggi trascorsi dagli alti funzionari all’ombra degli alberi del proprio giardino accanto all’immancabile piscina. Queste ultime piacevolezze dovettero essere però piuttosto rare e quindi emblematiche di un elevato ceto sociale, da costituire un titolo di vanto così caratterizzante da essere riprodotte in modellini facenti parte dei corredi funerari (slide 2).

Molto più diffusi paiono invece essere stati alcuni altri passatempi in quanto compaiono in riferimenti relativi a personaggi appartenenti ad un’ampia fascia di differente estrazione sociale.

A riguardo è sintomatica la relativa frequenza con cui nelle decorazioni funerarie compaiono raffigurazioni di musicisti (slide 3), lasciando presumere che l’amore per la musica e la sua frequentazione nel tempo libero dovesse essere molto diffusa in ogni ceto sociale. É, infatti, significativo che queste raffigurazioni di musicisti facciano sovente parte delle decorazioni parietali sia delle tombe dei funzionari che degli artigiani in cui si sarebbero magicamente dovute animare per continuare ad allietare il defunto come avevano fatto in vita.

Nella varietà delle scene di queste numerose riproduzioni è significativo rilevare che i musicisti sono sovente di sesso femminile e che la musica era goduta sia come ascoltatori (slide 4) che partecipando alla stessa esecuzione. Particolarmente interessante è stato analizzare i semplici strumenti musicali di cui disponevano (flauti, arpe, tamburelli, liuti e sistri) (slide 5), consentendo ai musicologi di ricostruire ipoteticamente quale musicalità sarebbe stato possibile esprimere con quei pochi strumenti.

Relativamente frequenti sono le raffigurazioni di scene di danza da cui si è immaginato che avesse una notevole importanza nella sua veste rituale (slide 6), ma anche come spontanea manifestazione di gioia o di svago per i momenti di riposo, indipendentemente dal rango sociale del destinatario. Piuttosto interessante è che anche le scene di danza, in cui sovente i danzatori sono raffigurati con i suonatori (slide 7), compaiano sulle pareti delle tombe dove si sarebbero rianimate per magia per rallegrare e far partecipare il defunto, evidenziando ulteriormente quanto gli egizi amassero i piaceri della vita e si aspettassero di riviverli anche nel oltretomba.

Sebbene l’esiguità delle documentazioni non sembri indicarne una larga diffusione e la loro interpretazione non trovi concordi gli studiosi, in alcune tombe compaiono scene di un’attività fisica che sembra riconducibile ad esercizi ginnici e di lotta dal sapore amatoriale (slide 8), lasciando supporre che abbiano potuto costituire un’attività di svago.

Se inizialmente costituì la semplice eredità delle arcaiche necessità di sopravvivenza, ed in parte si continuò a praticarla con tale fine, anche la caccia sembra sia divenuta fin dalle prime dinastie un’attività cui si dedicarono gli egizi nel tempo libero. A riguardo è da notare che nelle rappresentazioni che documentano l’attività venatoria nell’Antico e nel Medio Regno compaiono animali ormai scomparsi dall’ambiente egiziano quali leoni, ippopotami o coccodrilli (slide 9), la cui caccia sembra abbia costituito uno svago riservato però solamente ai ceti più abbienti.

Pochi esempi ci sono giunti dei loro giochi e tra questi sono prevalentemente testimoniati quelli destinati ai bambini, i quali non si discostano da quelli che sono stati in uso nelle altre società fino ai tempi recenti precedenti alla devastazione informatica. Tra questi particolarmente suggestivi sono le semplici bambole di stoffa legno e fibre (slide 10), o i palloni di tessuto e fibre oppure bilie colorate (slide 11).

Il più famoso gioco egizio per adulti sembra essere stato quello detto senet che, similmente alla nostra dama, è costituito da una scacchiera su cui si facevano scorrere delle pedine in apposite caselle (slide 12) secondo regole che non siamo ancora riusciti a comprenderne completamente. Poiché di questo gioco se ne sono trovati alcuni esemplari facenti parte dei corredi funerari e la sua presenza è testimoniata in numerose decorazioni tombali (slide 13), si presume che questo gioco fosse molto diffuso, quanto meno nei ceti più elevati.

Decisamente sorprendente per dei tempi così remoti è stato reperire un gran numero di testi letterari e di indirizzo molto vario, lasciando supporre che la lettura abbia costituito uno dei piaceri più diffusi con cui gli egizi istruiti o comunque i ceti più abbienti amavano impegnare il tempo libero.

La civiltà egizia ha infatti lasciato una grande quantità di testi di ambito religioso, scolastico, scientifico, filosofico, moralistico, letterario e poetico che risulta eccezionalmente elevata se si considera la bassa percentuale di persone in grado di leggere, indicando di conseguenza che tra questi ceti sociali vi doveva essere un diffuso piacere per la lettura.

Dall’analisi di questi papiri si può inoltre ricostruire una tendenza prevalente di genere che risente fortemente del periodo storico in cui furono scritti: nell’Antico Regno sono infatti più frequenti quelli educativi e religiosi, nel Primo Periodo Intermedio quelli moraleggianti, nel Medio Regno quelli fantastici e poetici. Nel Nuovo Regno, in cui la civiltà egizia raggiunse il massimo fulgore, anche la letteratura si arricchì enormemente di testi e si indirizzò verso gli argomenti più vari (religiosi, istruttivi, moraleggianti, filosofici, storici o fantastici), in cui trovò ampio spazio la poesia ed in particolare quella amorosa.

Malgrado la durezza dell’esistenza nel mondo antico, questa breve panoramica sottolinea una volta di più quanto gli egizi in ogni tempo, e per quanto glielo consentisse la condizione sociale, siano stati amanti del piacere e capaci di ricavare dalla vita quanto di meglio potesse offrire, sognando di potersi portare nell’Aldilà ciò che li aveva deliziati nel loro tempo libero.

Riccardo Manzini

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Articolo pubblicato il 18/05/2021