In poco più di tre giorni solamente …

… si chiude il cerchio di ciò che la vita ti ha proposto di comprendere.

Dopo una vita di fantasiosi e crudeli sbattimenti, tentando di quadrare il cerchio delle esperienze, ora positive, ora negative, arriva il momento in cui questa guerra continua giunge all’epilogo.

Buoni e cattivi, interventisti e attendisti, sinceri e bugiardi, intransigenti e tolleranti, onesti e truffaldini, innocenti e depravati, tutti si ritrovano alla resa dei conti del proprio operato in questa esistenza.

 

Alcuni in attesa di destinazione verso un inferno o un paradiso, altri di numerose vergini e paggi ai propri servizi, altri di un beato nulla che è tutto, altri di dissolversi nel mare infinito della vita in continuo divenire, ma tutti, comunque, impossibilitati a sfuggire alla conclusione di un ciclo di esistenza terrena dotati di un corpo materiale e pronti a passare in un’altra dimensione dell’essere che, nonostante le varie credenze religiose, è, e rimane, “ancora diversamente terrena”, benché priva di quello strumento di espressione.

 

Alcuni con aspettative di ritorno ad una nuova esistenza su questo o un altro pianeta, con la stessa o un’altra forma, in tempi diversi, passati o futuri, altri di trascendenza totale ed altri ancora di una fine definitiva.

 

Ma in qualunque di queste realtà, autodefinite e autocostruite nel proprio intimo, tali possibilità si palesano a ciascuno solo dopo una specie di giudizio superiore emanato da una “commissione di inchiesta ed un tribunale”, chiamati in vario modo e più o meno evanescenti nella forma e costituzione.

 

Insomma un bel guazzabuglio dal quale è più difficile districarsi che dal traffico normale di un qualsiasi giorno di lavoro, nei punti più nevralgici e caotici del suo scorrimento.

 

E se avessero ragione tutti?

 

Ovvero che non ci fosse una sola modalità di “trapasso” da una condizione ad un’altra?

 

E se la nuova condizione in realtà fosse composta da una molteplicità di situazioni allo stesso modo in cui si svolge l’esistenza corrente mentre ancora siamo dotati di un corpo materiale?

 

Certamente a condizioni diverse potrebbero corrispondere modalità di approccio diverse!

 

Quanti dubbi e quante variabili!

 

L’unica certezza è che qualcosa di ciò che siamo abituati a considerare come noi stessi muore e qualcosa altro succede a ciò che resta, o si trasforma.

 

Ed ecco che, mentre continuo nella ricerca di informazioni circa questo altro periodo topico dell’esistenza, oltre quello evidente della nascita, spunta un nuovo indizio relativo a cosa accade subito dopo la morte fisica.

 

In indizio assai particolare che, se risultasse effettivamente rispondente al vero, potrebbe condizionare pesantemente il nostro comportamento durante tutta la nostra esistenza temporale, indipendentemente da tutte le variabili evidenziate nelle righe precedenti.

 

Sembra infatti che nelle ore successive al trapasso, nel sistema deceduto, avvenga un processo molto particolare.

 

In poco più di tre giorni viene ripercorsa a ritroso tutta l’esistenza trascorsa con una sola “piccola” differenza: anziché riprovare ciò che noi abbiamo sperimentato con i nostri sensi in relazione alle nostre esperienze, proveremo personalmente, attraverso la coscienza, quanto esse abbiano procurato agli altri.

 

In tal modo, dopo il completamento di tali avvenimenti mediante la riunione degli opposti punti di vista, sarà possibile che esse vengano depositate correttamente nella banca dati delle esperienze umane per essere così messe a disposizione delle generazioni a venire ed essere acquisite per un uso futuro. Ma, perché ciò possa avvenire senza errori o mancanze, tale processo non deve essere disturbato. Per questo si consiglia di evitare lamenti o festeggiamenti (secondo diverse usanze) nei pressi del trapassato, o il suo coinvolgimento in contumacia in riti e commemorazioni.

 

Tre giorni possono essere un’inezia, ma, se abbiamo anche solo una vaga idea di quanto sembri non finire mai un incubo notturno, che in realtà dura solo alcune frazioni di secondo, possiamo ben comprendere che tale lasso di tempo sembrerà un’eternità, specialmente nel caso in cui le nostre azioni in vita abbiano procurato un elevato grado di sofferenza ad un grande numero di persone (anche nel caso in cui non ce ne siamo resi conto o siamo convinti di aver agito per il bene altrui).

 

Indipendentemente da ciò che ognuno può pensare e credere al riguardo, quindi anche solo in via precauzionale, vale la pena ricordarsi e far tesoro del detto: “non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te”.

 

Potremmo scoprirne le conseguenze, inaspettatamente, proprio quando tutto potrebbe considerarsi concluso!

 

Uomo avvisato …

 

foto e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 18/05/2021