E' politicamente corretto vergognarsi delle Crociate e Dell'Inquisizione

La questione Crociate non riguarda solo l’evento storico in sé

Capita frequentemente anche tra cattolici discutere animatamente sulle cosiddette Crociate, considerate come un fenomeno di tradimento del cristianesimo e pertanto i cristiani dovrebbero vergognarsi. E' una interpretazione delle Crociate che non sono mai esistite, ormai c’è una storiografia anche non cattolica che ha chiarito bene che cosa sono state in effetti il fenomeno Crociate. Franco Cardini, direbbe che si tratta di un “pellegrinaggio armato”, “protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso. Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente”.

La questione Crociate non riguarda solo l’evento storico in sé, ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, in particolare, a una aggressione violenta e ingiusta da parte di un aggressore piuttosto violento.

Anni fa monsignor Luigi Negri si è occupato del fenomeno, in un articolo su Lanuovabq.it, “sta di fatto che noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto. Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.

Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.

Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli - il livello del mare e il livello della montagna - per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria”. (Luigi Negri, “I Cristiani che si vergognano delle Crociate sono succubi del laicismo dominante, 7.5.2014, LaNuova BQ.it)

Con questa analisi è d’accordo anche Michael Hesemann, nel suo libro “Contro la Chiesa”, Edizioni San Paolo (2009) dove smaschera i miti, le leggende nere e le bugie sulla Chiesa cattolica. “Oggi è ‘politicamente corretto’ vergognarsi delle crociate. Anche la maggior parte dei cristiani pensa che la ‘guerra in nome di Cristo’ sia una perversione del messaggio evangelico e naturalmente ha ragione”. Tuttavia, scrive lo storico tedesco, “la dogmatica cristiana, contempla anche il diritto alla legittima difesa e all’autodifesa”. Pertanto, “Che cos’erano allora le crociate?

Una guerra offensiva, un atto di aggressione e di intolleranza religiosa? O si trattò effettivamente di assistenza armata alla minoranza cristiana in Terrasanta e della sicurezza dei molti pellegrini in vista a Gerusalemme che, data la situazione politica contingente, erano venute a mancare?” Per rispondere alla domanda per Hesemann, dobbiamo studiare le fonti storiche, i documenti, i resoconti di entrambi le parti. E così il libro inizia ad occuparsi del profeta Maometto e della nuova religione islamica da lui fondata.

Quindi delle sue numerose guerre di conquista, a cominciare quella della Mecca, in pochi decenni attraverso il jihad (la guerra in nome di Dio) conquistò un vasto territorio, dalla penisola arabica al Marocco, una espansione “pressocchè unica nella storia, comparabile solo alla campagna di Alessandro Magno”, gettando l’Europa nel terrore, anche perché l’espansione non sembrava conoscere confini. Ben presto nel X secolo, si giunse allo scontro con i cristiani.

Gerusalemme diventa il contendere, i cristiani non possono più accedere al Santo Sepolcro, e le notizie che arrivano dall’Oriente  sono drammatiche. Allora i vescovi, il Papa, pensarono di liberarlo. Certo Gesù aveva predicato la non violenza e il pacifismo, ma a partire dal IV secolo si credeva che alcune situazioni eccezionali giustificassero l’impiego delle armi.

E così Hesemann cita S. Agostino, dottore della Chiesa e massimo teologo dell’Occidente che aveva introdotto il principio della “guerra giusta”. “Era un principio molto semplice: chi viene attaccato, diceva, ha il diritto di difendersi. Chi si vede portare via un bene, ha il diritto a riprenderselo, anche con le armi se necessario, eventualmente con una guerra”.

Il 27 novembre 1095, a Clermont-Ferrand , Urbano II, davanti a una folla, esortava la cristianità alla più grande impresa comune della sua storia millenaria: la prima crociata. Urbano II, spiegò alla folla: “E’ impellente che vi affrettiate a marciare in soccorso dei vostri fratelli in Oriente, che hanno bisogno del vostro aiuto e l’hanno spesso richiesto”. L’appello di Urbano II, venne accolto in tutta l’Europa di allora che più o meno era unita e anche se c’era qualche conflitto interno, “ora tutti avrebbero lavorato insieme per uno scopo comune, diventare guerrieri di Cristo e combattere nel nome del Signore”.

“Dio lo vuole”, era il grido di un’intera generazione, che ora aveva scoperto la propria vocazione. Per Hesemann, la situazione di partenza della prima crociate era molto chiara: i musulmani erano venuti meno alla parola data, distruggevano le chiese e i cristiani erano perseguitati; i crociati non si sono mossi per colonizzare le terre orientali, o creare un impero, ma solo unicamente per la sopravvivenza dei cristiani in Oriente e per la sicurezza dei pellegrini occidentali che visitavano Gerusalemme.

In base “a questi motivi uno storico obiettivo deve giudicare legittimo l’appello di Urbano II e la crociata, almeno all’inizio, una misura giustificata”. Gli storici danno ragione al papa Urbano II, se Costantinopoli sarebbe caduta nel 1100, l’enorme forza militare dell’esercito turco avrebbe colpito l’Europa centrale quattrocento anni prima e non ci sarebbe stata la “Cristianità medievale”.

Hesemann racconta poi “la crociata dei pezzenti” di  Pietro l’Eremita e il massacro finale di Gerusalemme. Poi nell’XI capitolo affronta l’altra questione spinosa dei Catari, con il sangue dei catari, per Hesemann, “si scrisse uno dei capitoli più cruenti della storia della Chiesa, dalla loro persecuzione nacque uno strumento che gode ancora oggi di una fama funesta: l’inquisizione”. Pertanto la purezza della Chiesa è stata macchiata, in questo frangente storico, “non solo, creò un mito che vive ancora oggi. Consegnò gli eretici, che non desideravano altro che la morte, all’immortalità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 20/05/2021