“La lunga supplenza”

L’avvincente autobiografia di Rolando Picchioni

Oggi Rolando Picchioni festeggia un compleanno importante e significativo. Avendolo conosciuto, ancor prima dei suoi esordi politici, mi trovo convintissimo nel tracciare la continuità ideale e coerente del suo invidiabile percorso politico ed umano che si snoda per oltre 65 anni. Era già un talento da ragazzo e nella sua autobiografia lo fa capire quanto descrive, alla fine della seconda guerra mondiale, momenti delle sue vacanze langarole a Dogliani, la patria di Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica, rimasto purtroppo senza degni eredi. Rolando non si trastullava con la palla a mano, gioco usuale nella Langa, ma declamava alati concetti sociali, ammirando i dorsali delle colline per ascoltare l’eco lontano.

La trasmissione del messaggio che, almeno allora rappresentava la dote primaria di un politico, la fa quasi un predestinato. Il suo percorso scolastico, già esprime il carattere proprio di un “numero primo”, antesignano del decisionismo di un non imbrigliato. Abbandona il rigore formale del Liceo Valsalice e va a studiare in Spagna, approfondisce lingua, cultura e letteratura e si avvia, senza perdere anni agli studi universitari. Un Erasmus ante litteram che bada ai contenuti e soprattutto si sottrae ad una formazione localistica e confessionale e, nell’epoca delle frontiere ancora chiuse, volge lo sguardo all’Europa ed alla cultura non ghettizzata.

Sul suo cammino incontra un altro talento, il suo parroco, quel padre Francesco Scrivano, che gli indica in modo quasi perentorio, quale priorità, di impegnarsi nel movimento dei giovani democristiani, mandandolo a Roma dove si sarebbe confrontato con i cervelli d’Italia che ritroverà nei decenni successivi, colleghi di Governo. E qui inizia una stagione  lunghissima e fruttuosa.  Le tappe seguenti lo portano, sempre a Roma a contatto con i mostri sacri della politica dell’epoca: Fanfani e Rumor, riuscendo a catturare la loro attenzione. Tornò a Torino e lì inizio la trafila partitica, intento a svecchiare sonnolente sezioni della Democrazia Cristiana, senza compiere gesti eclatanti.

Nel frattempo la nomea di enfant prodige lo porta a ricoprire incarichi di un certo rilievo a contatto con il professor Valletta, allora incontrastato presidente della Fiat. Oggi purtroppo subiamo politici mediocri perché nella vita privata e professionale non riuscirebbero a trovare sbocchi. Rolando Picchioni, da come s’era avviato, se non fosse stato sempre più coinvolto in ruoli politici di rilievo, sarebbe divenuto indubbiamente un manager di successo.

Le tappe seguenti, iniziando dalla gavetta del consiglio comunale e della Giunta di Chivasso, sino alla elezione ad assessore  provinciale ed alla Presidenza del Teatro Stabile di Torino, portano il giovane Picchioni in Parlamento, con crescenti preferenze e successivamente al Governo come sottosegretario ai Beni Culturali. Ma non fu un  percorso, seppur ragguardevole alla stregua di altri suoi colleghi. Rolando, s’impegnò nei nascente doroteismo, divenne l’uomo di fiducia di Emilio Colombo e trovò leader lungimiranti che gli diedero fiducia ed incarichi nazionali un po’ controcorrente per quegli anni.

La DC aveva mai curato i contatti con il mondo della cultura e delle professioni intellettuali. Il PCI egemone non nel Paese, ma nel mondo dell’arte e della cultura, cercava di affermarsi anche nel mondo della scuola, prodigandosi per l’assunzione dei presidi, mentre la Dc si cimentava con i bidelli. Picchioni, che già da tempo testimoniava il binomio Politica – cultura, creò la sezione culturale del Partito e seppe, con iniziative quali “La Festa dell’Amicizia” aprire un dialogo con il lontano  mondo culturale che, attraverso autorevoli contatti si dimostrerà foriero di novità importanti per la crescita del nostro Paese.

Ma la sua impronta la dimostrerà anche dopo l’esperienza parlamentare, quale presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Seppur boicottato da lotte correntizie, diede corpo agli “Stati Generali del Piemonte” di cui oggi si sentirebbe estrema necessità.

E’ inoltre stato rivoluzionario ideatore del Salone del Libro. Dal 1998 al 2015,nominato Presidente del Salone, visse anni memorabili, risollevo un’iniziativa localistica elevandola al rango internazionale. Costituì funzioni parallele ove l’alta politica si poteva coniugare con la cultura priva di barriere politiche ed ideologiche. Nominato direttore esecutivo del World Political Forum, avviò rapporti significative esercitando e mettendo in mostra le sue doti diplomatiche.

I suoi contatti e confronti con Mikhail Gorbacev, e con altri mostri sacri quali Helmut Kohl, Hans Dietrich Genscher, il premio Nobel Lech Walesa,  Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, tanto per citarne alcuni, hanno indubbiamente rappresentato una  delle mete prestigiose della sua mission.

Picchioni ha patito ingiustizie, amarezze, sopportato invidie e cattiverie. Noi lo sappiamo, anche se lui non si sofferma.

Cos’è che colpisce nel suo lungo percorso? La fiducia che  Uomini di valore, hanno saputo accordare al giovane Picchioni, in anni lontani, ove l’apertura ai giovani e la partecipazione erano concetti al di la da venire. Apertura e fiducia da parte di personaggi di primo piano dell’agone politico, culturale e finanziario del Paese. Di contro il grande entusiasmo che Rolando Picchioni ha dimostrato nell’affrontare prove difficili ed in competizione, da quando aveva diciotto anni ed ancor oggi, sta a dimostrare la caratura dell’Uomo.

Entusiasmo, volontà e tenacia sono  le doti che nel passaggio di testimonianza ha saputo trasmettere alla generazioni future. Il titolo di questo saggio appassionato lo rileva. In cosa consiste “ La lunga supplenza”? E’ il periodo che dagli anni novanta ad oggi ci presenta una politica disorientata ed impotente dinanzi alle sfide crescenti della Società e del mondo. La politica nel caso in esame ed in ben altri, affida ad altri organismi, quali  la Fondazione del Libro, la musica e la Cultura un ruolo propulsore che di fatto supplisce i vuoti, ormai incolmabili della politica politicante.

E chi se non un politico con il primato dell’intelligenza e della vivacità intellettuale, non privo di doti diplomatiche al pari di Rolando Picchioni poteva cogliere la sfida?  La testimonianza resa, che trasuda di freschezza e di entusiasmo, oltre ad essere l’esemplare ritratto del protagonista, dovrebbe rappresentare lo stimolo ed il paradigma per un giovane che intenda seriamente impegnarsi per il “Bene comune”, nella continuità della storia.

Grazie Rolando!

LA LUNGA SUPPLENZA

Autore: Rolando Picchioni con Nicola Gallino

Editore: Aragno
Anno di pubblicazione: 2021

Prezzo  €  20,00

 

 

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Articolo pubblicato il 21/05/2021