UE grande assente in Medio Oriente

Un pesante vuoto di potere che lascia spazio a fazioni estremiste e fanatiche

Il conflitto israelo - palestinese è riesploso e ci ricorda che dalla pace in quella striscia di terra in Medio Oriente tanto carica di storia e significato quanto bagnata di sangue, dipende buona parte della stabilità mondiale.

L’errore più facile da compiersi, come sempre, è quello dello schierarsi in tifoserie per una parte o per l’altra senza considerare le infinite sfaccettature che la questione ha assunto da settant’anni e più.

Le due parti hanno un pesante vuoto di potere che lascia spazio a fazioni estremiste e fanatiche che mettono ombra suo tanti palestinesi ed ebrei che cercano la pace costruendola artigianalmente con le proprie mani e le proprie vite giorno dopo giorno; si parla poco o niente dei movimenti e dei progetti di palestinesi ed israeliani che tentano di vivere civilmente insieme.

Da un lato il governo israeliano è in scadenza nell’attesa che si formi un nuovo esecutivo, quindi ha tutto l’interesse ad aumentare la tensione per allontanare l’insediamento del prossimo governo o meglio far naufragare ogni tentativo di post Netanyhau ( sul quale pendono peraltro processi per corruzione che prenderebbero il via nel momento in cui lasciasse il governo).

Sul fronte palestinese il governo dell’ANP è bloccato in una paralisi calcolata; i vertici dell’ANP tutto vogliono tranne la costituzione dello stato; lo stallo che dura da anni, con rinvii delle elezioni da più di 15 anni, permette la permanenza al potere e l’incasso dei miliardi di aiuti internazionali, dando vita ad una corruzione sempre più invadente in ogni settore dell’embrione di stato che l’ANP dovrebbe costituire; questo ha lasciato ampie praterie di consenso alle fazioni estreme che nella striscia di Gaza si sono fatte direttamente “stato”; abbiamo sentito in questi giorni i comunicati dei vari “ministeri di Hamas” a Gaza, uno “stato nel non stato ANP” del tutto autonomo.

Al lancio di razzi da Gaza non si è fatta attendere la risposta da parte di Israele che rivendica il proprio diritto alla difesa.

In questo caos che ha fatto diverse centinaia di morti solo negli ultimi giorni, tra cui molte donne e bambini, la diplomazia internazionale ha iniziato a muoversi; certo, molto timidamente, perché quando si parla di questione israelo - palestinese si cammina sempre su un campo minato.

Da subito la Federazione Russa e la Turchia hanno fatto sentire la loro voce chiedendo un immediato cessate il fuoco; poi gli USA, tradizionalmente filo israeliani, hanno mandato un loro inviato nella zona; a seguire l’Egitto che ha iniziato a trattare sottotraccia per arrivare ad una tregua.

In ambito ONU gli USA hanno bloccato ogni tipo di risoluzione, i legami con Israele e con la comunità ebraica statunitense sono molto forti.

La Germania, ha rivendicato il diritto di Israele a difendersi, ed ha garantito aiuti umanitari ed economici per Gaza; la Francia ha intrapreso un’azione diplomatica importante in tandem con l’Egitto.

Ognuno può farsi la propria idea, sempre tenendo presente , come detto, della complessità della situazione e della sua drammaticità di questi giorni, ma una cosa salta all’occhio di tutti; l’Unione Europea è la grande assente, si fatica a trovare qualcosa in più di uno scarno e banale  comunicato dell’UE sulla crisi di questi giorni in Palestina.

Persino Di Maio ha fatto sentire la sua voce di Ministro degli esteri italiano (ed è tutto dire…) ma dall’Europa solo iniziative dei singoli e grandi stati; la politica estera comune, quella politica estera che dovrebbe essere la madre di tutte le politiche, a livello UE stenta a decollare.

L’Unione Europea non sarà mai davvero unione politica se la politica estera resterà delegata ad un rappresentante che conta niente e i grandi Stati continueranno a fare da sé.

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 21/05/2021