Napoleone alla Reggia di Venaria Reale (Torino)

di Alessandro Mella

Quando lessi la prima volta l’aneddoto della consegna delle aquile della Guardia Reale italiana da parte di Teodoro Lechi a Carlo Alberto rimasi folgorato dai profondi significati di quel gesto.

Fu quella vicenda ad ispirare il percorso di ricerca che mi portò alla pubblicazione del mio libro “Viva l’Imperatore Viva l’Italia” dedicato alle origini del Risorgimento nel periodo napoleonico. Un volume che, in qualche modo, entrò nel tema in modo infrequente e lo fece con tale energia che a Roma, al Museo Napoleonico, non fu possibile accogliere tutta la folla clamorosamente accorsa alla presentazione.

Allora espressi una certa melanconia di fronte a quella vetrina, a quell’angolo quasi scuro, in cui le aquile erano esposte alla gloriosa Armeria Reale.

Oggi qualcosa è cambiato, non certo per merito mio ovviamene, ma un mutamento confortante c’è stato grazie al Bicentenario Napoleonico di quest’anno.

Per l’occasione, infatti, la Reggia di Venaria Reale ha allestito un’area tematica davvero importante ed affascinante nelle ex scuderie.

Iniziamo col dire che le vetrine ospitano diversi ricordi e cimeli napoleonici, tra cui la spada che Napoleone portò in Egitto e nell’epica Marengo. Dono dei Saluzzo di Monesiglio alla Real Casa di Savoia.

Poco più in là eccole, in una teca dedicata, vetrata su ogni lato, le aquile delle bandiere della Guardia Reale finalmente visibili in ogni angolo, con tutte le incisioni, tra cui l’elenco delle battaglie cui assistettero in quegli anni lontani.

Un’esposizione che rende loro onore, che ne esalta la bellezza, ne rievoca la storia di cui furono testimoni, le gesta dei nostri soldati italiani in tutta Europa. Unico neo, purtroppo, il becco d’una d’esse danneggiato come non risultava nelle immagini dei cataloghi del Novecento. Ma si tratta di un danno che lo scrivente, e di certo non solo lui, constatò già molti anni fa vedendole esposte all’Armeria Reale. Chissà se il frammento esiste ancora e sarà mai possibile restaurarlo?

In ogni caso è davvero un grande merito averle finalmente rese così apprezzabili in un contesto senz’altro di alta levatura.

Ma veniamo ora al pezzo più celebre dell’esposizione e cioè la famosa carrozza di Napoleone I custodita a lungo a Stupinigi dall’Ordine Mauriziano.

Essa fu realizzata, secondo una teoria assai consolidata, nel 1805, a Parigi, nella bottega di Jean Ernest Getting (1766-1846) dalla quale uscirono una quindicina di “carrozze imperiali”. In Italia giunse probabilmente nel 1805 per la rievocazione di Marengo e l’incoronazione a Milano a Re d’Italia.

Secondo altri, invece, la berlina sarebbe stata allestita in occasione del matrimonio politico dell’Imperatore con l’Arciduchessa d’Austria Maria Luisa nel 1810.

Tuttavia, questa seconda tesi pare più fragile ma è certo, invece, che durante la Restaurazione la stessa fosse stata affidata proprio a lei al tempo del suo governo a Parma.

Nel 1845 essa fu, invece, acquistata dal farmacista Giovanni Antonio Delavo desideroso di porla nel museo che stava costituendo a Marengo. Nel 1906 fu esposta in occasione della grande esposizione per le celebrazioni del Sempione. Al momento della vendita, alla Montedison nel 1947, della villa in cui il museo sorgeva, le collezioni furono cedute al Museo Civico di Alessandria ma non la carrozza.

Dopo essere rimasta nelle mani dell’antiquario di Novi Ligure Edilio Cavanna, essa fu acquistata dal celeberrimo sensitivo torinese Guastavo Adolfo Rol, notoriamente appassionato di storia napoleonica, che infine la cedette poi all’Ordine Mauriziano.

Proprio nei laboratori della Veneria Reale è stato eseguito un magnifico restauro che ha, tra l’altro, permesso di ricostruire anche la stratificazione degli stemmi posti sulle portiere nelle varie epoche. Con moderne tecnologie, infatti, si sono individuate le tracce residue dello stemma napoleonico originale, di quello ducale di Maria Luisa posto a Parma per coprire il primo, e quello nuovamente napoleonico, più recente, dipinto a metà Ottocento.

Un’opera prodigiosa e davvero importante che ha permesso di restituire ad appassionati e turisti un cimelio di rara bellezza e di magnifico fascino. Un vero pezzo di storia patria collocato in un contesto ricco di pannelli illustrati con molte notizie, alcune delle quali hanno permesso di completare questo pezzo.

Alle persone, agli enti, alle istituzioni che hanno voluto questa esposizione, che ci si sono dedicate, che l’hanno permessa, va un sincero e commosso ringraziamento.

Ed a voi tutti e tutte l’ovvio consiglio di andare a godervi questa meraviglia con i vostri occhi perché, siatene certi, ne verrà la pena!

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 23/05/2021