La Corte Europea di Strasburgo contro l'ergastolo ostativo

La mafia esulta

L’11 maggio 2021 la Corte Costituzionale con Ordinanza n. 97/2021 ha dichiarato che l’ergastolo ostativo è incompatibile con la Costituzione in quanto si scontra con gli articoli 3, 27 e 117 della stessa.

La domanda che in molti si sono posti è: perché la Corte Costituzionale si è espressa solo ora sull'ergastolo ostativo visto che è in vigore da quasi tre decenni?

Purtroppo, la madre di tutte le questioni è di nuovo da andarsi a ricercare nelle istituzioni europee ed infatti è stata la Corte Europea, il 9 ottobre 2020, ad emettere una sentenza secondo la quale l'ergastolo ostativo praticato in Italia sarebbe contrario alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo che vieta i trattamenti considerati degradanti ed inumani per l'essere umano.

Credo che la Corte Europea non abbia ben chiare l'urgenza e l'emergenza che portarono lo Stato Italiano ad istituire l’ergastolo ostativo. Ma partiamo dall'inizio.

L’articolo 22 del Codice Penale definisce l'ergastolo come “pena perpetua” e sancisce che esso vada scontato in una delle case di reclusione appositamente attrezzate per permettere ai detenuti di essere isolati durante la notte ma di poter comunque lavorare o studiare durante l'orario diurno. Il cittadino che viene condannato all'ergastolo – se mantiene una buona condotta – ha diritto di accedere ad alcuni benefici di legge come la misura della semilibertà o il permesso premio.

Quei detenuti che vengono condannati all'ergastolo ostativo, invece, non hanno diritto a questi benefit sulla condanna proprio perché la gravità dei reati commessi è così eclatante e gravosa da non dar diritto a sconti di pena o ad allentamenti delle misure restrittive. Ecco perché si dice che l’ergastolo ostativo è una misura “fine pena mai”.

L’ergastolo ostativo è entrato in vigore nel nostro Codice Penale all'inizio degli anni Novanta dopo le terribili stragi che hanno portato all'uccisione dei magistrati siciliani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In quel periodo lo Stato era in lotta con “Cosa nostra” e non si poteva far altro che inasprire le pene per i mafiosi al fine di creare una sorta di deterrente utile a metter fine alle stragi.

La Corte Europea, nell’emettere la sua sentenza, ha dimenticato di meditare sul fatto che l'ergastolo ostativo non viene applicato a chiunque ma solo a quei cittadini che si macchiano di reati di stampo mafioso o di matrice terroristica e che mettono pertanto a repentaglio la pubblica incolumità e la sicurezza nazionale.

La stessa Corte dimentica anche che il legislatore italiano ha previsto dei benefici e delle attenuanti alla pena anche per i detenuti in regime di ergastolo ostativo. Per ottenerli vi è, però, una “conditio sine qua non”: collaborare con la giustizia. In parole povere si può semplificare dicendo che l’obiettivo di questa forma di ergastolo è quello di allontanare i soggetti detenuti dall'ambiente mafioso, portandoli a tradire la cupola dell'organizzazione, fornendo alla magistratura fatti, nomi, elementi, … utili allo smantellamento dell’associazione a delinquere stessa.

Quei detenuti che decidono liberamente, senza costrizione, di collaborare con la giustizia – i cosiddetti “pentiti” – hanno la possibilità di uscire dallo stato di ergastolo ostativo passando alla forma comune e più diffusa di ergastolo. Questo oltre ad avere una minor restrittività all'interno delle mura del carcere permette ai detenuti di avere anche maggiori contatti con l'esterno attraverso visite di parenti, congiunti, …

L’articolo 27 della nostra Costituzione repubblicana ci dice che lo scopo della detenzione è di rieducare i cittadini che si sono macchiati di un crimine.

In Parlamento da anni e a più riprese si è discusso del rapporto che vi è fra l’ergastolo ostativo e l'articolo 27 della Costituzione e, nel 2003, si è giunti a stabilire che questa forma di detenzione dura non lede e non vìola tale articolo costituzionale in quanto al detenuto è data la possibilità di collaborare con la giustizia e quindi di rieducarsi ed emendarsi. Se il condannato, in piena autonomia, decide di non collaborare con la magistratura allora si autoesclude dai benefici di legge concessi ai detenuti in ergastolo non ostativo.

La Corte Europea di Strasburgo ha messo in discussione la nostra forma di ergastolo ostativo prendendo spunto dal caso specifico di Marcello Viola, condannato negli anni Novanta a scontare quattro ergastoli per omicidio plurimo, sequestro di persona, occultamento di cadavere e possesso di armi.

I legali di Viola hanno fatto ricorso a Strasburgo per chiedere un ammorbidimento della pena per il loro cliente e la rimozione dell’ostatività dal regime carcerario italiano. La Corte Europea ha risposto che non si può ritenere un detenuto pericoloso solo perché si rifiuta di collaborare con la giustizia. Secondo la Corte, infatti, il detenuto non è facilitato nel collaborare con la giustizia perché facendolo metterebbe a rischio la propria vita. La Corte sottolinea che la scelta di collaborare non può essere ritenuta libera in quanto la mafia normalmente uccide chi esce dall’organizzazione e fornisce informazioni agli inquirenti.

La Corte Europea, dunque, sostiene che i reati commessi da Marcello Viola sono gravi e degni di condanna ma che, al tempo stesso, egli debba aver diritto ai benefici di legge per il solo fatto di aver mantenuto durante gli anni di detenzione una buona condotta. Insomma, secondo i giudici di Strasburgo, non importa se un detenuto conosce segreti e importanti informazioni sui clan mafiosi e li occulta, l'importante è che dietro alle sbarre si sia comportato bene. Follia.

Per la Corte Europea ciò che è davvero intollerabile è che il detenuto sottoposto a regime di ergastolo ostativo sia privato della speranza di poter un giorno uscire dal carcere. Questo, secondo i giudici europei, vìola i diritti dell'uomo in quanto essere con sentimenti e dignità propria.

C'è da chiedersi se i sentimenti e la dignità umana fossero presenti nell'individuo nei momenti in cui ammazzava, pianificava stragi, ecc… Purtroppo la giustizia spesso risulta essere altalenante e poco coerente.

Ovviamente – come spesso accade – l'opinione pubblica italiana si è spaccata in due dopo la sentenza di Strasburgo. Da una parte vi sono quelli che vorrebbero l’abolizione immediata dell’ergastolo ostativo tra cui l’associazione di ideologia radicale “Nessuno tocchi Caino”. Dall'altra vi sono quelli che non possono e non vogliono dimenticare che in Italia la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta hanno solide radici e un radicamento territoriale ormai sull'intera penisola.

Non dimentichiamo che le organizzazioni di stampo mafioso hanno sempre cercato di far eliminare l'ergastolo ostativo e che lo stesso Totò Riina scrisse allo Stato una lettera in cui prometteva di fermare le stragi in cambio della rimozione dell’ostatività della pena. Eliminare questa forma detentiva sarebbe come fare un regalo alle mafie e dimenticare il sangue versato dai tanti magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, sacerdoti, politici… che della lotta alla mafia fecero la loro ragione di vita.

Oggi più che mai lo Stato non può e non deve abbassare la guardia perché, come dice il Dottor Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, “l’Italia in Europa conta sempre meno, man mano che passano i decenni è sempre meno filo-europea, ha sempre meno peso in tutti i settori e quindi ormai Francia, Olanda, Germania, Belgio, possono tranquillamente fare mambassa in Italia sul piano economico, sul piano bancario e sul piano finanziario. Questo poi si ripercuote anche nel settore della giustizia con la poca considerazione che si ha dell'Italia che, purtroppo, ha avuto 150 anni di mafia ma anche 150 anni di antimafia che sul sangue di grandi magistrati e di grandi uomini delle forze dell'ordine si è costruita una legislazione antimafia che pian piano si sta sgretolando perché gli italiani, mediamente, hanno la memoria corta”.

L'augurio che, come cittadini, possiamo farci è quello che il Parlamento – possibilmente a maggioranza – non solo non elimini l’ergastolo ostativo ma solidifichi l'impianto legislativo atto a perseguire i reati di stampo mafioso e aumenti le risorse finanziarie per le Direzioni Distrettuali Antimafia e per gli uomini e le donne delle Forze dell'Ordine che operano nel contrasto alle criminalità organizzate.

Andrea Elia Rovera

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Articolo pubblicato il 27/05/2021