In viaggio con Dante e Battiato

La curiosa coincidenza temporale tra il settimo anniversario della morte del Poeta (14-sett-2021) e l’interminabile periodo di forzata reclusione, detto Lockdown, sembra indicarci che sia possibile intraprendere viaggi fuori dal tempo e dallo spazio, al fine di riscoprire dimensioni dell’anima, apparentemente sconosciute.

Il viaggio ultramondano del Sommo Poeta, è un magico percorso iniziatico declinato dalle rime incatenate dei suoi intramontabili endecasillabi, che ci conducono oltre le barriere artificiali di leggi e norme incomprensibili ai più, per offrirci la possibilità di volare tra le stesse dimensioni care ad un altro Iniziato da poco scomparso: Franco Battiato.

Nei testi di Battiato troviamo concreti spunti di riflessione che ci invitano a meditare sul senso dell’Esistenza e sugli aspetti più profondi della Vita. Il Poeta cantautore catanese è scivolato nella Nuova Dimensione il 18 maggio all’età di 76 anni: siamo nel 2021, l’anno di Dante.

La magia delle parole, della musica e dei versi, viene percepita e compresa dalle Anime sottili che si trovano a percorrere le vie articolate, e spesso tortuose, della nostra esistenza.

A scuola non ce lo hanno, forse, mai detto: i Viaggi di Dante sono tre perché il tre è un numero caro a Pitagora, e non è sicuramente un caso che tre siano le Cantiche e che la struttura della Commedia sia organizzata i terzine… la magia del numero tre meriterà un approfondimento che ci promettiamo di affrontare in un prossimo articolo.

L’inferno dantesco rappresenta l’incipit di tutto il viaggio. Dante è semi addormentato, si trova perso nel buio di una foresta, dove la dimensione reale si scioglie in quella onirica.

 

Dopo le note esperienze con le tre belve e l’incontro salvifico con l’anima di Virgilio, Dante vede la barca di Caronte, che dopo un breve dialogo con la sua Guida si allontana con il carico di dannati.

Dante si riaddormenta.

Risvegliatosi oltre l’Acheronte intraprende quel viaggio straordinario che lo farà discendere fino al centro della Terra, che coincide, nella visione tolemaica, con il centro dell’Universo.

Un viaggio in discesa tra ostacoli di varia natura, che lo metterà di fronte alla realtà fisica del male e delle pene che affliggono i dannati.

Riflettendo sulla realtà infernale di Dante potremmo anche non renderci conto che si stia parlano di esseri passati ad altra vita.

Le torture inflitte ai poveretti, con le strazianti immagini di sofferenza, pittorescamente immortalate da tanti artisti di ogni epoca, rappresentano scene a noi note, dove la crudeltà, il sadismo fine a se stesso, le violenze e i supplizi sono fatti di cronaca realmente accaduti.

A solo titolo d’esempio propongo la lettura di uno splendido articolo di Carlo Sartoris, relativo ai bambini congolesi resi schiavi nelle miniere di Litio, per fornire alla civiltà “avanzata” le pile dei cellulari: https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=36188

Nell’Inferno di Dante si soffre realmente e succedono atti di violenza in parte presenti nei luoghi delle nostre città. Il male è ubiquitario, la sua pervasiva presenza una drammatica certezza.

Dante, giunto al centro dell’Universo, incontra Lucifero: il male assoluto che sta masticando i traditori. Il demone agisce da catalizzatore alchemico. Operando esotericamente permette a Virgilio e a Dante di compiere una “rotazione” che consentirà ai due viaggiatori di effettuare un "raddrizzamento", e di proseguire il viaggio verso la montagna del Purgatorio (https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=35974).

Il Purgatorio dantesco si presenta come una montagna simile, nella forma, alla cavità infernale; come se il “vuoto” della voragine dei dannati, come suggerisce lo stesso Dante, avesse creato con lo spostamento della materia, il “pieno” della montagna dell’espiazione.   

 La seconda parte del Viaggio procede in salita. Non più demoni malvagi ma angeli severi che trasmettono ai peccatori la necessità della pena e la speranza del riscatto in una nuova dimensione celeste.

Il secondo viaggio iniziatico è pervaso da una luce novella che illumina il cammino di Dante e Virgilio.

Giunti nel Giardino dell’Eden Dante incontra prima Beatrice e poi San Bernardo, e proseguirà senza fatica nel terzo viaggio che gli farà attraversare i nove Cieli, fino all’Empireo ove vedrà l’immagine di Dio.

La  prima terzina del Paradiso recita:

La gloria di Colui che tutto move

per l’universo penetra e risplende

in una parte più e meno altrove…

l’ultima:

 

…ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,

si come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

 

Sembra evidente come il verbo “move” sia presente nel primo e nell’ultimo verso della Cantica, regalando al lettore una evidente analogia con l’Alfa e l’Omega, attribuendo al Creatore la chiusura di un cerchio di onnipotenza e onnipresenza.

Dio diventa contemporaneamente Trascendente, nella misura in cui sembra essere localizzato all’esterno della propria Creazione (Empireo), e immanente quando leggiamo:

 

 …per l’universo penetra e risplende

in una parte più e meno altrove…

 

Un Viaggio iniziatico non termina mai e il suo racconto esperienziale diventa “Guida metafisica” per i futuri viaggiatori.

 

Dante come Battiato hanno lasciato una straordinaria eredità spirituale ed entrambi ci invitano a cercare quel “Centro di Gravità Permanente”… che abbiamo imparato ad ascoltare… soprattutto con il cuore.

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 26/05/2021