Uno, nessuno, centomila o quanti?

Chi siamo veramente è difficile scoprirlo!

 

 

Parte settima del quattordicesimo incontro dei dialoghi sul senso della vita tenutosi nel pomeriggio del giorno 20 dicembre 2013 presso la biblioteca di San Raffaele Cimena (To) sede dell’UNITRE locale.

 

Abbiamo spesso ripetuto che questi incontri hanno lo scopo di stimolare in noi la ricerca del senso della vita; come possiamo farlo se restiamo attaccati ai nostri preconcetti e non ci apriamo a nuovi punti di vista?

Occorre ripulire il nostro sistema da quello che non serve per lasciare spazio in cui possa nascere e crescere questo nuovo senso.

 

Un senso capace di farci comprendere la vita non per questo o quel suo aspetto ma nella sua totalità. Un senso capace di farci comprendere cosa stiamo facendo e cosa dovremo fare.

 

Pur tenendo conto che tutti noi ci stiamo muovendo in una certa direzione perché siamo stati addestrati così, non importa da chi o che cosa, possiamo fare oggi stesso un piccolo passo in una direzione diversa, semplicemente prendendo atto che abbiamo sempre a disposizione tutto quel che serve, e quindi osare farlo.

 

Lasciamo da parte quello che ci è servito per arrivare fino qui e usiamo quello che ci serve adesso, senza ricominciare ogni volta daccapo o cercando nella nostra storia questa o quella cosa o libro per capire cosa dobbiamo fare.

                                   

Oggi dico sì a questa cosa e la faccio senza troppe elucubrazioni preliminari. Il resto aspetti il suo turno! Scoprirò che delle centinaia di cose in attesa di essere fatte solo poche sono realmente necessarie.                                        

 

IDP … però ci sono anche implicazioni psicologiche che possono aiutare come nel caso delle medicine che hanno un effetto placebo … e che il medico prescrive proprio a tal fine … e infatti appena prese ti danno l’idea di stare meglio … anche se fossero solo acqua e zucchero

 

… ricordatevi che è un meccanismo naturale come quello che vi fa dimenticare di aver mal di testa solo perché state facendo una cosa che vi piace e nella quale siete totalmente immersi. Quando cessa tale stato vi accorgete di avere ancora il mal di testa. Però una cosa è anestetizzarsi per non sentire il dolore, … un’altra cosa è guarire!

 

Facciamo così con ogni cosa.  Invece di ascoltare e prendere coscienza di questo o quel fatto che ci accade e non desideriamo affrontare, chiudiamo gli occhi e spostiamo la nostra attenzione su altro. Però questo modo di fare non risolve la questione, nel migliore dei casi la rimanda, nel peggiore la fa esplodere.

 

Dobbiamo cercare un nuovo tipo di approccio ai fatti della vita, smetterla di agire automaticamente come abbiamo sempre fatto e il nostro mal di testa passerà definitivamente insieme a quel vecchio modo di comportarsi.

 

Troppo semplice?

 

IDP … forse occorre incominciare a volersi un po’ più bene … e poi guardarsi dentro …

 

… sì! … fondamentalmente è vero … però, dato che non ci conosciamo, non sappiamo a chi dobbiamo voler bene! Non sappiamo chi siamo, quindi come possiamo volerci bene? È paradossale, ma non vi sono dubbi che è così!

 

IDP … forse non ci conosce nessuno!

 

Questo potrebbe essere un vantaggio!

 

IDP … Uno, nessuno, centomila!

 

Potrebbe essere un vantaggio non essere facilmente riconoscibili come ci aspetteremo. Non è sempre negativo! Infatti perché io sono ancora vivo?

Fondamentalmente perché sono “un signor nessuno”! Cioè non sono riconosciuto da nessuno per questa o quella caratteristica e quindi non c’è niente che dia fastidio a qualcuno in particolare; questo evita che “quel qualcuno” mi ritenga “elemento da eliminare” (almeno per il momento, che io sappia).

 

Se mettessi in piedi un movimento che si sforza di promuovere questi concetti, questi potrebbero essere identificati come ideologia; potrei avere dei seguaci adoranti da una parte e dei detrattori che mi vorrebbero eliminare dall’altra. Il bello è che avrebbero ragione entrambi! Infatti così funziona il mondo che abbiamo creato tutti insieme!

 

Chi “è nessuno”, non ha qualcuno davanti da seguire, né qualcuno che segue; può quindi cercare di essere se stesso più facilmente.

 

IDP … difficile!

IDP … può anche restare o sembrare un “balengo” (in piemontese significa sciocco, bonaccione, sempliciotto, ma anche stravagante)

IDP … chi può dirlo?

 

Meglio un balengo libero o un furbacchione in galera?!

 

IDP … mei ‘n asu viu che ‘n dutur mort!  (in piemontese significa meglio un asino vivo che un dottore morto) … (idp =risate)

 

IDP … ma si può vivere senza essere nessuno?

IDP … senza essere nessuno per nessuno?

IDP … neppure per te stesso?

IDP … si può! …

 

Sì, … ed è la cosa più bella che ci possa capitare!

 

IDP … ma come si fa?

 

Come si fa ... può risultare difficile perché non siamo soliti fermarci a riflettere sulle cose e perché ci sforziamo di sfuggire alle cose che non vorremo fare ma che siamo costretti a fare; quindi mentre le facciamo non ci rendiamo conto di quanto sta accadendo e del suo significato, della sua essenza.

 

IDP … Io sono partita da lì!

 

Questo è frutto di un processo … che ci porta a comprendere cosa significhi veramente “libertà”! Un processo che, pur non liberandoci ancora dalle paure, dalle aspettative e dalle abitudini, ci offre un assaggio di come si possa vivere senza dover per forza essere identificati in questo o quel ruolo per giustificare la nostra esistenza.

 

Ecco! Se ci togliessero la carta di identità saremmo perduti! Se perdessimo i riferimenti ai quali siamo abituati non saremmo più qualcuno, ma nessuno. Noi stessi non sapremo quali prove portare per provare che anche senza quei riferimenti esistiamo comunque … ovvero esistiamo come un signor nessuno! Tuttavia, privi di legami e relazioni particolari, saremo in relazione con tutto il resto, senza bisogno di sostenere questa o quella parte per tutta la vita, ma solo se serve e quando serve. Chiamati a fare quello che serve quando serve, ma liberi di accettare oppure no, anziché essere costretti o costringerci a vita reciprocamente in questo o quel ruolo, anche quando non solo non serve più ma, anzi, diventa controproducente (a che serve infatti trattare da figlio una persona che ha quaranta anni o viceversa dipendere dal giudizio dei genitori?). Tali legami, mantenuti oltre il necessario, impediscono alle parti in causa di vivere la vita e le relazioni liberamente e responsabilmente.

 

Tagliare i rapporti di dipendenza significa poter intrattenere relazioni sane, non distorte, perverse, piegate a questa o quella esigenza personale egoistica; questo lo capisce anche un bambino. Per questo incominciano fin da piccoli a ribellarsi (ma è una lotta impari e inutile: infatti (… e purtroppo) finiscono anch’essi per piegarsi e conformarsi a questo o quel modello che più li cattura subdolamente per sfinimento o per persuasione emotiva e sensuale).

 

Si rimane figli o genitori per sempre!

 

Questo luogo comune, che si sente ripetere spesso e spesso si condivide, è una condanna ad una prigionia senza appello piuttosto che una affermazione di amore!

 

Occorre diventare sufficientemente coscienti per impedire di essere dominati da questa o quella situazione creata e trattenuta a fin di bene per proteggere o essere protetti, semplicemente perché, se protratta oltre il necessario, si trasforma in una prigionia asfissiante. È come dover pagare per tutta la vita (… e perfino oltre) una assicurazione contro la nostra stupidità; non ci impedisce di continuare ad essere stupidi e buttare i nostri soldi al vento!

 

Prenderne coscienza significa iniziare ad assaporare scampoli di libertà pur in presenza di tutti quegli obblighi ai quali dobbiamo rispondere, avendoli messi in atto proprio noi stessi. Significa dare sempre meno importanza, forza e priorità a ciò, lasciando spazio a tutto il resto che la vita ha da proporci.  Significa entrare in relazione con altri ordini di valori più essenziali e profondi, tutti da scoprire: in questo sta la magnifica realtà della vita che non sia solo una semplice esistenza biologica automatica.

 

Tuttavia se a qualcuno va bene così, così sia; … solo eviti di lamentarsene se può! Almeno eviterà di aggiungere danno al danno!

 

Solo l’esperienza ci può insegnare che sapore abbia tutto ciò, come nel caso del sapore del latte. Non si può spiegare in maniera completa se non lo si assaggia.

 

Continua nel prossimo articolo.

 

foto e testo

pietro cartella

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Articolo pubblicato il 10/06/2021