Bruxelles. L’accordo quadro tra la Svizzera e l’UE è saltato

Il Governo svizzero ha deciso mercoledì di non firmare la bozza di accordo istituzionale con l'Unione Europea, negoziato durante sette anni. Bruxelles esprime il suo "rammarico".

La Svizzera è un Stato federale composto da 26 cantoni, senza sbocco sul mare a confinante con Paesi aderenti all’UE. L’autonomia e  la fierezza dei cittadini elvetici è sempre stata tutelata dai Governi che sono succeduti. In più nella Confederazione Svizzera sono attivi alcuni istituti di democrazia diretta, di cui vanno fieri i cittadini. Era quindi prevedibile qualche intoppo, prima della definizione durata ben sette anni, di un negoziato totalizzante con l’Unione Europea,

Constatando che "sussistono ancora divergenze sostanziali tra la Svizzera e l'UE in alcuni settori chiave" e che "le condizioni per una conclusione dell'accordo non sono soddisfatte", il Governo svizzero ha "pertanto deciso di non firmarlo". Dopo sette anni di negoziati, l'accordo istituzionale che avrebbe dovuto regolare i rapporti futuri tra Berna e Bruxelles è quindi naufragato.

L'obiettivo dell'accordo era di rendere omogeneo il quadro giuridico per la partecipazione della Svizzera al mercato unico dell'UE e di stabilire un meccanismo per risolvere eventuali vertenze.

L'annuncio avviene dopo il vertice del 23 aprile scorso a Bruxelles tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L'incontro non aveva permesso alle parti di riuscire a raggiungere un'intesa sulle questioni ancora controverse.

La Svizzera temeva che il testo avrebbe minato la protezione dei salari svizzeri, più alti rispetto a quelli dell'UE. Berna e Bruxelles erano in teoria d'accordo sul principio "a lavoro uguale, salario uguale", ha sottolineato il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis. Senza le modifiche auspicate da Berna però, "sarebbe stato impossibile garantire le misure di accompagnamento [che permettono di proteggere il livello dei salari svizzeri, ndr] attuali".

Il Consiglio federale aveva chiesto chiarimenti anche su altri due punti: le disposizioni europee sugli aiuti di Stato e la direttiva sulla libera circolazione delle persone, che potrebbe rendere più facile l'accesso dei cittadini europei alle prestazioni sociali svizzere.

Per quanto concerne quest'ultimo punto, Berna aveva chiesto che venissero "esplicitamente stabilite alcune eccezioni"; senza tali eccezioni, c'è il rischio che i diritti delle persone che beneficiano dell'accordo di libera circolazione siano estesi, con possibili ripercussioni anche sui costi dell'assistenza sociale. Il recepimento integrale della direttiva equivarrebbe di fatto "a un cambio di paradigma nella politica migratoria, che gode di ampia accettazione tra la popolazione e i Cantoni".

La Commissione europea non ha tardato a reagire alla decisione svizzera: "Prendiamo atto di questa decisione unilaterale del Governo svizzero e ce ne rammarichiamo", soprattutto "alla luce dei progressi compiuti negli ultimi anni per trasformare l'accordo quadro istituzionale in realtà".

L'obiettivo principale dell'intesa - prosegue la nota "era di fare in modo che chiunque operi sul mercato unico dell'Unione, al quale la Svizzera ha un accesso significativo, sia soggetto alle stesse condizioni. Si tratta fondamentalmente di una questione di equità e di certezza del diritto. L'accesso al mercato unico deve andare di pari passo con il rispetto delle stesse regole e obblighi".

Senza questo accordo, non sarà possibile "modernizzare le nostre relazioni e inevitabilmente i nostri accordi bilaterali invecchieranno: sono passati 50 anni dall'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio, 20 anni dagli "Accordi bilaterali" I e II. Già oggi, non sono più all'altezza di ciò che le relazioni tra l'UE e la Svizzera dovrebbero e meriterebbero di essere", conclude la Commissione.

Una posizione, quella espressa dall'UE, che rischia di scontrarsi con l'auspicio espresso mercoledì da Berna, che vorrebbe appunto " salvaguardare la collaudata via bilaterale e portare avanti con convinzione gli accordi esistenti", ampliando - se vi è un reciproco interesse - il partenariato con l'UE.

Il Consiglio federale ritiene che sia nell'interesse di tutti che gli accordi esistenti continuino ad essere aggiornati e che non vengano stabiliti, come già successo nel recente passato, collegamenti politici che coinvolgano, per esempio, la cooperazione nel campo della ricerca o l'equivalenza delle Borse.

Berna propone quindi all'UE "di avviare un dialogo politico al fine di sviluppare e attuare un’agenda condivisa sulla futura collaborazione e punta a cercare di risolvere insieme problemi specifici, garantendo così l’applicazione quanto più fluida possibile degli accordi esistenti". Quindi apertura sulla linea degli accorsi bilaterali specifici, rifuggendo, almeno per ora all’abbraccio  totalizzante con ’Unione Europea.

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Articolo pubblicato il 27/05/2021