La questione migranti e i borghi abbandonati da ripopolare

Una ipotesi di programmazione, le case in vendita a 1 Euro, esempi di insediamenti spontanei

Il 7 agosto 1991, 20.000 albanesi stipati sul mercantile Vlora attraccarono a Bari. Fu il giorno di una nuova era, quella di un’Italia stupita e impreparata a gestire l’improvviso flusso di stranieri, che si è moltiplicato, mostrando il volto di tante etnie, mutando usi e costumi della nostra Nazione, fino ad allora autoctona e poco multietnica rispetto ad altri Paesi europei.

Ai classici signor Rossi, in pochi decenni, all’anagrafe si sono aggiunti cognomi nativi d’ogni angolo del mondo, ma non sempre l’integrazione è accolta con benevolenza. Il fenomeno più scabroso rimane tutt’ora il flusso di natanti che, ricolmi di storie d’Africa, affrontano lo stretto di Messina verso Lampedusa: la terra promessa.

L’Italia accoglie, la politica si azzuffa, l’Europa tergiversa e la grana dei migranti si moltiplica. È una tematica in cerca di una soluzione fattiva e intelligente che sappia andare oltre gli slogan e le polemiche, oltre una forzata tolleranza e una maldestra assistenza. Le periferie degradate e le tensioni sociali sono esempi di una integrazione stridula. Serve un cambio di passo.

Già dal secolo scorso e soprattutto in Sicilia, dopo il “naufragio di Lampedusa” avvenuto il 3 ottobre 2013, alcuni gruppi di migranti sono stati trasferiti in borghi ormai quasi disabitati, siti nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa, così come in Calabria, a Riace e dintorni, dove l’arrivo dei migranti ha riattivato un paese semivuoto. Iniziative che, in quel ristretto contesto regionale, già avevano funzionato con famiglie venute dall’est Europa e che sono proseguite con i migranti sbarcati dall’Africa.

La meridionale accoglienza ha funzionato, riciclando nuclei di case lasciate vuote dagli anni 60; tempi di esodo per intere generazioni partite verso il Nord, in cerca di lavoro e di miglior fortuna. L’incremento di abitanti ha rivitalizzato i borghi, hanno persino riaperto alcune scuole.

Dunque, studiando gli aspetti positivi di un circolo virtuoso sviluppatosi in modo quasi spontaneo, coniugando la domanda e l’offerta di case vuote in cerca di nuova famiglia, forse sarebbe meritevole estendere il progetto a livello nazionale e magari istituire una “Commissione per il Ripopolamento dei Paesi Abbandonati o Dismessi”.

Soprattutto nel centro-sud del Bel Paese, sono decine i paesi in cui, da anni si moltiplicano le offerte di case proposte alla cifra simbolica di 1 euro per evitare lo spopolamento e rilanciare i centri storici. Per entrare in possesso dell’abitazione, l’acquirente si deve impegnare a ristrutturare la casa e investire nel territorio. Una iniziativa che ha avuto molto successo, soprattutto per i giovani che lavorano da remoto e che si sono trasferiti con poca spesa in alcuni dei borghi più belli d’Italia, spesse volte a pochi km da località turistiche e città d’arte.

Secondo una stima dell’Istat in Italia sono oltre 6000 le frazioni e i borghi abbandonati, compresi quelli alpini. Un numero destinato a salire perché lo spopolamento dei nativi è un fenomeno naturale in progressivo aumento.

Ecco dunque lo scenario più logico per dismettere la politica assistenziale e la gestione approssimativa della forte immigrazione che a oggi non sembra né regredire, né trovare complicità in altri paesi europei, peraltro già da tempo multietnici.  

Assegnare villaggi abbandonati a gruppi di migranti selezionati per un corretto inserimento nel territorio disponibile, potrebbe trasformarsi in una occasione in grado di soddisfare molteplici necessità.

Quindi, l’ipotetica assegnazione dovrebbe essere basata su precisi criteri di valutazione delle attitudini dei singoli legate alle attività svolte nei paesi d’origine, al fine di offrire una nuova residenza inserita in un territorio in cui sviluppare un lavoro dignitoso e riconoscibile, anziché cadere nella piovra dello sfruttamento.

Ampie zone montane, collinari e rurali oggi all’abbandono, per secoli hanno vissuto di una proficua economia locale e ora, con i giusti investimenti, sarebbero pronte per una nuova vita. Laddove si è iniziato con spontaneità, l’esperimento ha fatto scuola.

 

Il ripopolamento dei borghi, e in particolare a Riace ha prodotto:

  1. opere di bonifica e riutilizzo della campagna, ristrutturazione delle case, nuove generazioni che aiutano gli anziani rimasti in loco, aumento esponenziale della natalità;
  2. una ripresa del lavoro di minuto mantenimento, di piccola ristorazione, commercio e artigianato, coinvolgendo anche la popolazione italiana;
  3. una libertà operativa, poiché i migranti sono sfuggiti al caporalato e alla manovalanza delle mafie;
  4. la riapertura di alcune scuole, con il coinvolgimento di personale educativo italiano;
  5. il ritorno di alcuni emigrati calabresi attirati dalle opportunità offerte dal nuovo fermento del paese di origine;
  6. a Riace l’accoglienza è stata gestita con costi esigui rispetto ad altri metodi e altri luoghi, dando origine a numerose opportunità di lavoro e senza registrare alcuna forma di delinquenza.

Il fenomeno Riace è nato nel 1998, quando sulla spiaggia sono sbarcati 200 profughi ed è un esempio per una politica più vasta e mirata. La cittadina, che contava 1700 abitanti, ad oggi ha accolto altri 600 profughi del corno d’Africa, dell’Afghanistan, dell’Iraq, dando vita a una comunità multietnica che si è integrata con armonia. Questo grazie a lungimiranti iniziative della cittadinanza che ha subito ritorsioni e minacce dalla ‘ndrangheta, ma la comunità compatta ha messo in atto un’efficace resistenza.

Dunque, come spesso accade, quando due disperazioni si sommano, sovente ne esce un sodalizio positivo. La scelta politica di migranti distribuiti a pioggia sul territorio, senza una visione dell’insieme, invece, non ha dato risultati brillanti, anzi.

L’unica a far di conto è stata la criminalità organizzata che, oltre allo sfruttamento della manodopera, è andata a nozze sulla distribuzione dei migranti negli alberghi di tutta Italia. Comprati con denaro riciclato gli hotel sono stati quindi riempiti di profughi, mungendo i contributi dello Stato. Vecchia storia, bollino nero del made in Italy, quando stanziamenti pubblici & interessi mafiosi si danno appuntamento al bancomat, nel segno della minaccia, del ricatto, della connivenza e della intoccabilità.

Eppure, il polso fermo dello Stato potrebbe inventarsi risposte. Così è stato in un’altra emergenza. Il surreale commissario straordinario Covid Domenico Arcuri, dopo aver sperperato milioni è stato rimosso. Il sostituto è un Generale degli alpini, e sembra che le cose vadano meglio. Se la gestione politica si insabbia e annaspa, l’esercito non avrebbe niente di meglio da fare; Mario Draghi ha dimostrato che si può. Sono corpi addestrati, organizzati, operativi e se Dio vuole, ancora non corrotti. L’ipotetica Commissione per il Ripopolamento dei Centri Abbandonati o Dismessi, che esiste solo nella fantasia di chi scrive, forse così potrebbe funzionare. Tanti, suggestivi borghi abbandonati lungo la penisola nel frattempo attendono e sperano in una iniziativa vera, magari migliore.

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Articolo pubblicato il 28/05/2021