Il primo volo di un velivolo italiano

A Torino lo ricorda una lapide posta in corso Ferrucci 122, con una errata indicazione

A Torino, una lapide posta in corso Ferrucci 122, sul muro dell’ex stabilimento S.P.A. ricorda il primo volo di un velivolo italiano con pilota italiano.

Vi leggiamo:

1909 – 1959

In questo stabilimento della S.P.A.

L’ingegno di Aristide Faccioli

Progettò e costruì motore e velivolo

Che il figlio Mario portò in volo

Nel lontano 1909

Sui prati di Venaria Reale

Cinquantenario del primo volo

Di pilota e velivolo italiani.

 

La targa è stata collocata nella ricorrenza del cinquantenario del primo volo ed è tuttora esistente, sul muro della palazzina oggi convertita ad altro uso.

Se il primo volo aereo in assoluto è quello dei fratelli Wright, il 17 dicembre 1903 nella Carolina del Nord, il primato italiano spetta alla famiglia Faccioli appena sei anni dopo, il 13 gennaio 1909.

Iniziamo col conoscere il capofamiglia, l’ingegner Aristide.

Nasce a Bologna il 20 novembre 1848; si laurea a Torino in ingegneria industriale e, tra il 1883 e il 1895, brevetta tre motori per autoveicoli. Quale direttore tecnico della G.B. Ceirano di Torino, nel 1899 realizza la vettura Welleyes. Il 25 luglio 1899, il progetto di quest’auto viene ceduto da Ceirano alla FIAT appena costituitasi e Faccioli ne diventa così il primo direttore tecnico.

Entrato in contrasto con Giovanni Agnelli (Villar Perosa, Torino, 1866 - Torino, 1945) deve però lasciare la FIAT, il 29 luglio 1901, e rivolge la sua attenzione all’aeronautica. Già nel 1895 ha pubblicato il volume Teoria del volo e della navigazione aerea.

Giungiamo così a quel primo volo italiano del 13 gennaio 1909.

I particolari di questa impresa sono ormai nebulosi. Il campo di volo che ha ospitato il pionieristico velivolo è spesso indicato come Venaria Reale, come scritto nella lapide commemorativa.

Si è invece svolto nell’ampio prato dell’Ippodromo di Mirafiori come dichiara lo stesso ingegner Faccioli nell’intervista rilasciata il giorno seguente al giornalista sportivo Giulio Corradino Corradini.

La notizia appare su La Stampa del 14 gennaio 1909, col titolo Un aeroplano italiano ha volato a Torino. Il cronista specifica di non aver assistito all’evento, ma di averne appreso i dettagli presso la Ditta di costruzione del prototipo, la Fabbrica d’Automobili S.P.A. di corso Ferrucci.

Il volo del 13 gennaio 1909 è stato coraggiosamente effettuato dal figlio dell’ingegnere, Mario, privo della minima esperienza di volo.

Dall’articolo de La Stampa apprendiamo che Mario ha collaborato alla realizzazione delle parti meccaniche, lavorando con forgia e tornio. Leggenda vuole che sua madre, la Signora Anna Faccioli, abbia cucito le tele dell’aereo.

Ecco perché in apertura si è parlato di merito della famiglia Faccioli.

Un particolare ci trasmette il coraggio e l’incoscienza del figlio Mario, novello eroe dell’aria: pilotava il velivolo stando in piedi!

Il mezzo, secondo la cronaca coeva, si è levato fino a sei-sette metri d’altezza percorrendo un centinaio di metri. A causa della rottura di un comando dei freni di governo, si impenna, gira su stesso e precipita a terra. Mario rimane illeso, protetto dall’intelaiatura dell’essenziale abitacolo ma soprattutto dalla buona sorte.  

A Venaria Reale, dove l’autorità militare ha concesso l’uso della locale piazza d’armi, nel febbraio dell’anno successivo, un secondo velivolo sempre progettato da Faccioli padre e pilotato dal figlio vola a più riprese e senza incidenti. Assistono insigni personaggi anche di Casa Savoia e l’impresa viene enfatizzata da Gabriele d’Annunzio.

Forse è questo il motivo che ha indotto l’errore della targa commemorativa.

Al successo di Venaria Reale ne seguiranno altri, nazionali e internazionali, che non saranno però coronati dalla serenità familiare. Infatti, il 24 marzo 1915, Mario muore appena trentenne, forse in seguito a un incidente aereo.

Suo padre, che dal 1913 pare essere attratto dal movimento Futurista, pubblicando il libro dal titolo criptico Iddio! Saggio di una psicologia futurista, consumato dal dolore, muore suicida a Torino il 28 gennaio 1920.

Torino lo ha ricordato con una via nel vasto quartiere di Mirafiori Sud: nelle eleganti targhe viarie è definito «Pioniere dell’Automobilismo e dell’Aviazione». Via Faccioli ha dato anche il nome ai due giardini che vi sorgono, vero polmone verde per gli adiacenti insediamenti abitativi.

A chiarire definitivamente la sede del primo volo italiano sono state proprio le ricerche che ho condotto sul titolare di questi giardini, effettuate per collaborare alla redazione della recente monografia Giardini di Torino. Storia, Incontri & Leggende nei Parchi della Città, pubblicata in self-publishing e in tiratura limitata a cura dell’Associazione Monginevro Cultura e dell’ANSMI.

Quella riguardante il volo dell’ingegner Faccioli è una delle tante curiosità torinesi che emergono da questo volume, nato dalle ricerche di un’équipe di nove scrittori e giornalisti del territorio formata, oltre da chi scrive, da Sergio Donna, Piero Abrate, Francesco Albano, Luigia Casati, Massimo Centini, Stefano Garzaro, Achille Maria Giachino, Anna Perrini.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 08/06/2021