Francesco Paula Palumbo, storia di un artista e del suo atelier
Opere del Maestro Francesco Paula Palumbo

In questo periodo primaverile, mite e burrascoso al tempo stesso, ho passato una domenica pomeriggio a Palazzo Samone, sede dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cuneo per visitare la mostra “L’Atelier del Maestro Francesco Paula Palumbo” curata e ideata da suo figlio Claudio.

Appena entrato sono stato accolto da Claudio Palumbo, Professore universitario, ideatore e curatore della mostra su suo padre. Persona affabile, colta e molto raffinata.

Quando gli ho chiesto di parlarmi un po’ del padre mi ha raccontato che Francesco Palumbo è nato a Taranto nel 1917 ma si è sempre considerato torinese visto che ha trascorso lì la maggior parte della sua vita.

Negli anni ’30, in piena adolescenza, Palumbo inizia a dar sfogo all'arte dietro spinta del fratello maggiore Simone che aveva conseguito il Diploma presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ed era collaboratore del celebre artista Umberto Mastroianni.

Da quel momento Francesco Paula Palumbo inizia una carriera brillante e senza sosta. Inizia a dipingere paesaggi, fiori e frutta trovando nella natura una musa ineguagliabile. Balza agli occhi di chi ha la fortuna di ammirare le opere di Palumbo la cura, la precisione e la cromia del colore che l'artista pone sulla tela. Nessun colore sovrasta l'opera ma si fondono ed amalgamano tutti in modo pacifico.

Molta attenzione è data al particolare e, guardando la vastità delle opere in mostra, si nota un amore speciale dell'artista per il fogliame che viene sempre rappresentato in modo tecnicamente ineccepibile. Ogni forma, ogni particolare messo su tela ha un suo significato ben preciso e si vede la certezza nella mano di un artista che mette in colore ciò che ha nell’animo e nella mente.

Una particolarità di Palumbo è che non fa mai tele con spazi bianchi; tutta la tela è colorata, disegnata, ornata. Guardando i suoi quadri ci si sente catapultati in un ambiente incontaminato dove la fantasia la fa da padrona.

Come detto Francesco Paula Palumbo è si un naturalista e paesaggista ma è anche e soprattutto un cultore della prospettiva e del geometrico. Che si tratti di paesaggi, case o frutti non mancano mai l'ordine geometrico e la prospettiva che aiutano l'osservatore ad entrare letteralmente nell’opera.

In ciascuna tela ho percepito un’attenzione al sacro, al trascendente e all'infinito che è propria solo di quelle persone con animo inquieto e ricercatore. Ho visto molte opere di artisti locali ma questa mi ha colpito in modo particolare perché ho percepito una grande passione sì ma seconda comunque allo studio, alla pratica ed alla tecnica.

Di particolare attenzione e pregio per me è il quadro che Francesco Paula Palumbo ha realizzato nel 1973 ed ha intitolato “Il feudo”. Un olio su tela di 80x60 cm. In questa tela si vede una prospettiva molto marcata, una sfumatura cromatica semplice e armonica, un’attenzione – come detto prima – ai diversi tipi di fogliame ed un insieme piacevole, rilassante ma molto concreto. La via principale, quella che dà la direzione alla tela, indica la strada da seguire ma, ad un certo punto, è serrata da un cancelletto in legno. Molti visitatori della mostra vi hanno visto la strada della vita che a volte è sormontata da ostacoli. Anche a me ha trasmesso questo.

Le opere di Palumbo sono tutte così: dietro un apparente paesaggio naturalistico vi è un segreto messaggio utile per la vita e per la riflessione personale. Questa forma di arte non è solo apprezzabile ma sarebbe da portare all'interno di tutte le scuole d'arte, i licei artistici e le accademie di belle arti per far comprendere ai giovani artisti che la pittura non è solo un’arte figurativa ma, soprattutto, un modo diverso per esprimere sentimenti, desideri ed aspirazioni.

Con orgoglio posso dire di aver ammirato l'atelier del maestro Palumbo e di aver avuto per guida d'eccezione il figlio Claudio che me ne ha svelato i segreti e i retroscena.

Chi vorrà avvicinarsi a questo grande artista scomparso il 22 ottobre 2008 potrà visitare la mostra a Cuneo fino all'8 giugno oppure la mostra allestita a Palazzo Salmatoris, Cherasco (Cuneo), fino al 20 giugno.

Andrea Elia Rovera

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Articolo pubblicato il 04/06/2021