Torino. Quando la Politica uscirà dai manifesti per affrontare i problemi reali?

Il PD terrà le primarie il 12 e 13 giugno

La sindaca Appendino, causa il rinvio dovuto alle misure anti Covid, prolunga di circa sei mesi la sua amministrazione prima del redde rationem previsto per il 10 ottobre.

E’ un fine corsa inglorioso il suo, contrassegnato da scelte inutili come i tracciati omicidi di piste ciclabili improponibili che rendono pericolosa la vita dei ciclisti e problematica quella degli automobilisti. Emergono poi le gravi pecche della sua amministrazione.

Dalla scelta del plurindagato William Graziosi sovraintendente del teatro Regio, con ripercussioni nefaste sulle finanze della città, la fama e la sopravvivenza  della nostra centenaria istituzione culturale, sino alle impostazioni strategiche sbagliate nei confronti dell’Iren con l’uscita dal board, che hanno comportato l’emarginazione di Torino, rispetto a Genova e Reggio Emilia, con perdite da capogiro a causa delle operazioni azzardate della sindaca.

Si aggiungano le conseguenze, anche per Torino ed il suo tessuto produttivo a causa delle limitazioni dovute al Covid ed il quadro è tutt’altro che roseo.  Situazione che avrebbe dovuto stimolare i competitors con proposte e argomentazioni calzanti da far circolare verso un elettorato sempre più sfiduciato, deluso ed in attesa non più di voli pindarici, ma di proposte certe ed attuabili.

Sul candidato sindaco del centrodestra, peraltro non ancora ufficializzato, abbiamo già parlato. Paolo Damilano sta pavesando la città di manifesti con slogans volti all’operatività. Si muove di suo, in attesa che anche i partiti a supporto facciamo altrettanto.

Il PD da mesi ci presenta il quadro di impostazioni diametralmente contrapposte. Dalla logica e conseguente alternativa al grillismo, sino alle scelte deleterie in continuità con la giunta Appendino, favorite anche dalle moral suasion di Enrico Letta.

Il 12 e 13 giugno, iscritti e cittadini, tramite le primarie, potranno pronunciarsi tra quattro candidati di area:

  • Igor Boni
  • Enzo Lavolta
  • Stefano Lo Russo
  • Francesco Tresso

 

Si spazia dalla contesa tutta interna al PD, tra Stefano Lo Russo ed Enzo Lavolta, sostenuto dai Verdi e Articolo1, alla candidatura del radicale Igor Boni, sostenuto da + Europa e la Lista civica Esageruma, sino al connubio, pilotato dal Leu Marco Grimaldi che si fa scudo del consigliere comunale in carica Francesco Tresso, per ottenere seggi sicuri nelle Circoscrizioni.

I programmi di Tresso e Lavolta, almeno sino ad oggi, non focalizzano i problemi effettivi dei torinesi. Non parlano di lavoro vero, ma di forme effimere, tanto care a grillini e sognatori, ma poco consone a creare occasioni di lavoro stabile e riscontrabile. L’ascensore sociale rappresenterà un pallido ricordo.

Chi potrà divenire il candidato sindaco? Vincerà quello che meglio riuscirà a superare diffidenza ed altre reti  che, come in precedenti occasioni, qualcuno saprà abilmente tessere. Inevitabilmente se la dialettica democratica avrà ancora un significato, si terranno confronti tra le diverse proposte elettorali. Per completare il quadro, l’ultra sinistra, se dagli enunciati passerà all’azione, dovrebbe presentare  un cartello di sette movimenti con candidato sindaco il professor Angelo D’orsi, mentre Marco Rizzo, la testa più lucida della sinistra, correrà da solo.

Il candidato sindaco della prima ora è invece Mino Giachino, con il suo movimento “Si Lavoro, Si Tav”, anche lui sui muri di Torino ed attivo in diuturni contatti. Ma quando dai muri si scenderà nell’arengo politico, quali saranno le risposte alle tematiche che affliggono i torinesi?

La grande industria, anche per l’ignavia degli ultimi sindaci sta abbandonando Torino, perché prevalgono le logiche delle multinazionali e la città, da tempo  non ha più difeso le sue eccellenze. La grande industria si trascinava  un indotto qualificato e variegato che negli anni si è depauperato, anche a livello occupazionale. A prescindere dalla Tav, Torino è isolata e per la miopia e l’incapacità della GTT è difficile persino recarsi nelle valli di Lanzo.

L’aeroporto presenta in massima parte voli non strategici, volti a un turismo in uscita verso isole e villaggi turistici. L’offerta ferroviaria segna il passo ed il poco accorto assessore regionale Gabusi non è neppure stato in grado di sostenere un collegamento con Nizza  e il ripristino dei treni per Venezia e le aree forti del Nord est. Sulle autostrade da potenziare e la mancata realizzazione della tangenziale Est è meglio stendere  un velo pietoso.

E’ difficile arrivare e partire da Torino! Trasporti non è solo comodità, ma significa business, Turismo e tante altre occasioni di sviluppo economico e incremento occupazionale. Cosa risponderanno i vari Tresso, Grimaldi o Lavolta dinanzi alle argomentazioni calzanti che Giachino, Damilano, Boni o altri presenteranno in vista della scelta del sindaco e della nuova amministrazione? Su quali tematiche si giocherà il destino dell’attuale e delle prossime generazioni? Non di certo sulle piste ciclabili o sulla “cultura del movimento” o sull’implementazioni delle burocrazia comunale parassitaria.

Tra 20 giorni quando anche la sinistra che conta entrerà nel vivo delle sue espressività, questi confronti saranno inevitabili ed i cittadini potranno capire sotto quali spoglie continua la presa per il naso stile Appendino o chi avrà la tenacia per sostenere l’impegno verso quel cambiamento che tra il 1946 e il 1970 ha fatto grande Torino.

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Articolo pubblicato il 01/06/2021