Un'escursione tra gli sprechi del "commissario" Domenico Arcuri

Ripercorrendo l'operato del Commissario per l’emergenza Covid, mentre l'emergenza cala e l'Italia si rilassa

Ora che è tornata un po’ di normalità in questa nostra vita messa alle strette dalle pretese della pandemia, alla luce delle più ridenti giornate d’estate e della libertà, è il momento di cogliere l’attimo e soffermarci a far di conto su personaggi che hanno scandito i ritmi delle nostre esistenze. Elementi che hanno riempito i Tg con autoproclami, mentre davano libero sfogo al loro talento nel realizzarsi in scelte contorte e costose fantasie.

Domenico Arcuri: incarichi e stipendi

Un personaggio su tutti: Domenico Arcuri, classe 1963, nato in provincia di Reggio Calabria, laureato in Economia & Commercio, Commissario Straordinario per la Emergenza Covid nominato dal 1º governo Conte il 16 marzo 2020, già funzionario dello Stato e Amministratore Delegato di Invitalia dal 2007, azienda responsabile della bonifica di aree industriali dismesse, quali Termini Imerese o Bagnoli. Durante questo incarico Arcuri percepiva uno stipendio di € 900.000 l’anno.

A oggi, Arcuri vanta all’Italia un passivo mal contato di 1,4 miliardi di €, spesi durante il suo commissariato con la lucidità di un ragazzino in un negozio di giocattoli. Nel tempo dell'incarico straordinario, in seguito alla norma che fissa un tetto allo stipendio dei funzionari pubblici, Arcuri ha percepito uno stipendio di “soli” € 300.000 annui.

Mentre prima della pandemia la spesa ospedaliera nazionale, pari a 28 miliardi annui veniva aggiudicata da bandi di gara da parte:

1 - delle regioni per il 60%;

2 - degli ospedali per il 30%;

3 - della Consip per il 10%,

per snellire le procedure della emergenza Covid, la nomina del Commissario si è resa necessaria per acquistare con snellezza ogni bene indispensabile. L’esperienza da manager di Arcuri sembrava una garanzia, ma il nuovo commissario non aveva competenze nel settore sanitario. Un primo errore è stato quello di non adoperare le centrali d’acquisto regionali, attraverso le quali sarebbe stato più agevole coordinare l’acquisto di tamponi, respiratori, camici, guanti e innumerevoli altri prodotti necessari all’emergenza. Ma il commissario si è anche disperso in altro.

Durante il suo mandato, Arcuri ha comprato di tutto, investendo con la testa a fantasia. L’ultima bravata contestata ha riguardato: “81 milioni di €” destinati al finanziamento di quel pur promettente vaccino italiano ReiThera, quand’era alla prima fase di sperimentazione. Stanziamento poi bloccato dalla Corte dei Conti in quanto giudicato né valido, né sufficiente.

Ma non è questa la macchia più nera sull’operato di Arcuri, funzionario risultato inadatto al suo ruolo, ma di nuovo incaricato dal 2º governo Conte (!?) Infine rimosso in un raro momento di forzata lucidità, dall’attuale esecutivo che, il 1º marzo 2021, lo ha rimpiazzato con il generale Francesco Paolo Figliuolo, in seguito ai fallimenti del piano vaccinale, a strascichi giudiziari in cui era coinvolto e ad altri fenomeni di inadeguatezza.

Molti si sono dimenticati della “app immuni” partorita da uno staff di 74 esperti. Domenico Arcuri, spalleggiato dalla stampa al servizio delle "geniali trovate" del governo, collocava nel girone degli ignavi coloro che non la installavano.

A proposito dei banchi  a rotelle by Azzolina & Arcuri, per lo più inutilizzati per scomodità e per tardivo arrivo, ma costati 95 mii di €, si sono versati fiumi di inchiostro anche su queste stesse pagine. Lo spreco è da considerarsi quasi totale poiché inferiori come utilità di servizio rispetto ai banchi classici, eliminati per far posto a quelli nuovi.

21 aprile ‘21: A proposito del vergognoso scandalo dei banchi a rotelle

Link:  https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=41154

Riguardo alla fornitura di 5.000.000 di mascherine Ffp2 e 450.000 camici destinati alla regione Lazio, da una investigazione del 5 ottobre scorso, sono emersi presunti contatti tra l'imprenditore Vittorio Farina; personaggi pubblici quali Roberto De Santis & l'ex senatore Saverio Romano, laddove emergeva una "promessa"  da parte di Arcuri per l'ingente approvvigionamento  destinato alle scuole. Nell'aprile 2021 Arcuri è stato indagato per peculato dalla Procura della Repubblica di Roma, nel contesto di una più ampia inchiesta sulla fornitura di mascherine cinesi.

A quanto ammontano le spese totali gestite da  Arcuri

Certamente, l’impegno accettato da Domenico Arcuri non è stato dei più leggeri e l'Italia ringrazia per qualche "ipotetica" scelta felice; l’emergenza ha richiesto tempi rapidi e secondo dati del Management acquisti-contratti nella Sanità, per “minuto rifornimento” Arcuri avrebbe impegnato nel 2020:

1 - 64.000.000 di euro per guanti ospedalieri;

2 - 197.000.000 di euro per letti ospedalieri, monitor e respiratori;

3 -338.000.000 di euro per cuffie, camici, visiere, calzari;

4 - 110.000.000 di euro per tamponi e reagenti.

Al 30 dicembre 2020, la spesa complessiva per le attrezzature sanitarie atte a fronteggiare la pandemia era di 5,5 miliardi di euro, di cui 2,8 spesi da Arcuri, 2 dalle regioni, 300 milioni dalla Protezione Civile, 400 dalla Consip.

Per quanto riguarda l’acquisto delle mascherine, durante la prima ondata, il prezzo pur di averle è andato alle stelle, mentre all’insorgere della seconda ondata, il costo si è abbassato tantissimo. Dati altalenanti.

Un guaio contestato ad Arcuri è legato all’acquisto di 100.000.000 pezzi dalla YQT Healt Care BV, filiale olandese della cinese Byd; una Srl costituita il 16 marzo 2020 e gestita da un solo dipendente.

Il prezzo per ogni mascherina in Olanda era di € 1,05, contro gli € 0,30 se acquistate in Cina. Le regioni invece, hanno pagato € 0,37 ogni mascherina, nel confronto Arcuri ha speso 65 milioni in più.

Per quanto riguarda le siringhe, il caso è relativo all’acquisto di 157 milioni di siringhe per vaccino da 6 dosi anziché 5 come necessario. Siringhe più piccole che sarebbero costate di meno. Mancano i dati minuti.

Altro momento degno di analisi è l’acquisto di oltre 7500 ventilatori destinati a terapie intensive e semi intensive per decreto del 19 maggio 2020. Le regioni hanno presentato le loro necessità entro il 31 agosto, ma l’elenco dei fornitori a cui le Asl devono rivolgersi è reso pubblico da Arcuri solo cinque mesi dopo, nel pieno della seconda ondata di pandemia.

In ultimo, un richiamo a quei petalosi gazebo pro vaccinazioni a forma di primula, griffati Boeri, annunciati con lo slogan: “l’Italia rinasce con un fiore”. Eleganti, inutili simboli di una nuova primavera, dovevano abbellire 21 piazze italiane al costo di € 8.400.000. Questo emerge dalla gara aperta per ciascun tendone, il cui costo non doveva superare € 1300 al m quadro + Iva. Poiché il progetto era di circa 315 m quadri, ogni primula poteva lievitare fino a € 400.000.

Sul progetto, è calata la mannaia Figliuolo nel marzo 2021. E per fortuna! Ma non sono stati resi noti i costi morti della fase progettuale.

A sua discolpa e impunità fino a prova contraria, occorre dire che il Commissario Anti-CoViD aveva tra le mani un assegno in bianco. Infatti, il decreto Cura Italia, per consentire rapide risposte alle emergenze, aveva previsto che gli atti dei contratti relativi all’acquisto di beni non passassero per il controllo della Corte dei Conti, fermo restante l’obbligo di rendiconto, laddove la responsabilità gestionale del funzionario è limitata a soli casi accertati di dolo.

La procura di Roma e la Corte dei Conti, ultimamente hanno aperto numerosi fascicoli proprio a proposito di ipotetico dolo. La presunzione d'innocenza è d'obbligo; l’Italia aspetterà, nel frattempo, finalmente torna a sorridere mentre ci si concede un caffè, un aperitivo, un gelato consumato in libera uscita. Chi rammenta ancora i banchi a rotelle, il bonus monopattino, le primule? Quel che poi sarà, sarà.

Fonti: Sole 24 Ore, Ansa, Qui Finanza. Foto Pinterest 

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Articolo pubblicato il 06/06/2021