Balme Barmet Balmit

L’abbandono della montagna e il disinteresse hanno prodotto l’oblio delle balme

Non si può non essere grati a Daniela Ghirardo per il suo libro Balme Barmet Balmit – Passeggiate per tutte le stagioni (Edizioni Pedrini): un’opera di schedatura – tra Canavese e valle d’Aosta – che costituisce sì un’occasione di conoscenza attraverso proposte che possiamo definire turistiche, ma il suo è soprattutto un apporto rilevante per gli studiosi.

Le balme, tecnicamente definite ripari sottoroccia, sono una tra le testimonianze più singolari della cultura montana, sulle quali sono stati condotti alcuni studi etnografici e archeologici, ma che in genere sono ancora da analizzare sistematicamente e un censimento oggi si impone.

 

Gli interventi di antropizzazione risultano, salvo pochi casi, ristretti a strutturazioni di immediato ordine pratico (per esempio l’esecuzione di piccoli muretti a secco, o l’ampliamento del piano di calpestio), il che suggerisce un uso episodico delle balme, quasi sempre limitato a brevi soste, spesso come rifugio notturno e quindi quasi mai come soluzione stanziale fissa per lungo tempo.

 

In alcuni casi, di media quota, la balma è stata utilizzata come, riparo per pecore e capre, o come deposito per fieno e attrezzi; sono conosciuti anche esempi, molto limitati, di ripari sottoroccia trasformati in sede per la spremitura delle uve.

 

L’abbandono della montagna e il disinteresse, hanno prodotto l’oblio delle balme che oggi, nella quasi totalità, hanno lasciato tracce concrete solo nella tradizione locale, con virate in direzione dell’universo delle leggende e dei miti autoctoni.

 

Il termine balma è considerato di origine pre-indoeuropea e da riallacciare al corrispondente termine ligure moderno arma, di eguale valore semantico.

Il suo significato indica un riparo, in particolare qualsiasi tipo di sporgenza rocciosa in grado di offrire rifugio; in alcuni casi dietro alla balma può anche aprirsi una cavità atta a ospitare uomini e animali.

 

Nelle Alpi occidentali al termine balma si affianca gias, che indica un fondo di paglia che si prepara nella stalla per il bestiame. Rivela analogie con la parola giaciglio e probabilmente deriva dal latino iacere; spesso il suo significato si amplia e in alcune valli designa addirittura l’intero alpeggio estivo.

 

Alcuni fanno derivare questo termine dal celtico glas (erba); come detto in genere corrisponde a un giaciglio per il bestiame, mentre nel Cuneese e in pochi altri luoghi del Piemonte viene impiegato più genericamente per identificare l’alpeggio a quota elevata con un significato che va, nei diversi casi, dalla costruzione all’insieme di pascoli limitrofi.

 

Accanto al gias, troviamo, con un simile valore semantico, ubac e muanda: tutti e tre questi termini si differenziano però da balma per il fatto che non hanno connessioni dirette con luoghi sotterranei.

 

Chiariamo che esiste una notevole casistica relativa ai ripari sottoroccia e che molti furono già diversamente utilizzati durante la preistoria, trovando in seguito notevole diffusione nella cultura agro-pastorale alpina.

 

In genere la balma è costituita da un terrazzamento naturale (più raramente artificiale), alla base di una rupe o di un’ampia parete rocciosa, diversamente antropoizzata; di norma, la perpendicolarità della parete rispetto al piano di calpestio, permetteva di completare il complesso, con la costruzione di tettoie realizzate in legno e pelli animali; in alcuni casi era eretto un muretto protettivo lungo il perimetro esterno.

 

Globalmente, i ripari sottoroccia costituiscono un esempio indicativo della capacità dell’uomo nell’utilizzare le peculiarità dell’ambiente adattandosi alla geomorfologia, al fine di creare un proprio habitat rispondente alle minime necessità della vita alpina, rispondente alle caratteristiche forme di nomadismo stagionale (transumanza, monticazione).

 

Dopo la parentesi preistorica, in epoca storica il fenomeno del troglodismo ha assunto via via dimensioni sempre più modeste, trovando affermazione sostanzialmente lungo gli itinerari alpini maggiormente frequentati, soprattutto in relazione all’attività agro-pastorale.

 

Daniela Ghirardo, Balme Barmet Balmit – Passeggiate per tutte le stagioni, Edizioni Pedrini, pag. 258, € 18,00.

 

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Articolo pubblicato il 13/06/2021