L’Italia agli ultimi posti per istruzione, lavoro e disuguaglianze

La poco lusinghiera deduzione dell’ultimo rapporto Eurostat

In molte trasmissioni televisive ieri sera si è parlato della “notte prima degli esami” con interviste a personaggi che ancora ricordano con trepidazione,  la vigilia dell’’esame di maturità, quando si portavano tutte o in parte le materie dell’ultimo anno di liceo. Pare un mondo lontano, perché nei fatti, a prescindere dall’esame farsa di quest’anno dovuto alla pandemia, le cose stanno andando in modo assai diverso.

L’Italia è penultima in Europa per quanto riguarda il livello d’istruzione superiore. Ci troviamo, infatti, ben al di sotto della media europea, posizionandoci in fondo alla classifica insieme alla Romania. È quanto emerge nell’ultimo rapporto Eurostat sui progressi dei Paesi Ue verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. La relazione che l'Ufficio statistico pubblica annualmente sullo stato del piano stilato dall'Onu per contribuire allo sviluppo globale. promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente.

L'Italia è uno dei pochi Paesi Ue in cui la percentuale di persone a rischio povertà è salita (dal 28% al 30%), con circa 18 milioni di cittadini in bilico. Il nostro Paese è indietro anche nella lotta alle disuguaglianze, sotto questo aspetto, negli ultimi cinque anni, la condizione è peggiorata dell’ 1,4%.

Ancora lunga anche la strada per garantire un lavoro dignitoso a tutti. Secondo Eurostat siamo il Paese con il tasso più alto di Neet, i giovani inattivi che non studiano né lavorano, ma anche quello con il tasso di occupazione più basso insieme alla Grecia. La responsabilità di questa situazione è dovuta anche alla dissennata politica dei sussidi inaugurata dal primo governo Conte e proseguita successivamente.

In molti, giovani e non preferiscono incassare il sussidio ed al limite arrangiarsi con qualche lavoretto in nero e disertare le possibilità serie di impiego. Questa prassi che non prevede correttivi, oltre che amorale, facilità l’immigrazione clandestina. Molti piccoli imprenditori, soprattutto agricoli, se non ricorrono agli immigrati, rischiano di abbandonare i campi per carenza di personale, a causa della latitanza degli italiani.

L’Italia, inoltre, non sembra essere in grado di formare professionisti adatti alle esigenze del mercato del lavoro.  E’ notorio che la maggior parte dei corsi di instradamento professionale, sono gestiti da Enti pubblici e associazioni di patronato, con cospicui contributi da parte del governo e  regioni. La professionalità dei docenti è in gran parte inadeguata, come un’inchiesta della magistratura a Torino, negli anni scorsi ha dimostrato.

Così con docenti inadeguati, gli allievi non posso fare miracoli e rimangono somari. A tal proposito, gli italiani presentano il minor tasso di alfabetizzazione informatica: solo il 40% degli adulti possiede competenze di base, contro la media Ue che sfiora il 60%.

Il commissario all'Economia dell’Unione europea, Paolo Gentiloni, commentando il rapporto Eurostat, ha sottolineato come la pandemia abbia reso più impegnativo il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg). Ad esempio, tra 2019 e 2020, i giovani inattivi sono aumentati in tutta Europa (dal 12,6% al 13,7%). Gentiloni è un politico e rifiuta di focalizzare i veri problemi.

Continuerà ad erogare contributi e, per non piangersi addosso conclude che “ si può guardare al futuro con rinnovata fiducia, soprattutto grazie al Next Generation EU. Per poi sentenziare “In due-tre anni- ha detto il commissario all’Economia - molti degli indicatori mostreranno progressi significativi rispetto ad oggi”. Amen.

Ma i problemi rimangono. L’abbandono scolastico è in crescita e le famiglie in gran parte rinunciano ad esercitare il primario fine educativo. Le conseguenza di quest’andazzo  le vedremo tragicamente nei prossimi anni.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 16/06/2021