Ddl Zan, dittatura del gender e pensiero unico

Quando il politicamente corretto la fa da padrone e la libertà di opinione rischia di esporre all'accusa di omotransfobia.

In queste ultime settimane ci siamo fermati a riflettere sul Ddl Zan e sulla posizione assunta dai politici su tale questione. Alcuni lettori mi hanno chiesto come mai la Chiesa Cattolica non abbia preso una posizione netta ed univoca sulla legge e sinceramente la domanda me la sono posta anche io.

Il magistero della Chiesa, negli ultimi decenni, si è più volte soffermato sul tema della cura pastorale alle persone omosessuali cercando di dare indicazioni chiare e precise ai Vescovi, alle Diocesi e a tutti i battezzati su come comportarsi a livello pastorale per rimanere fedeli all’insegnamento biblico e, al contempo, non discriminare nessuno.

Le Diocesi, di volta in volta, pur tenendo presenti le note pastorali provenienti dalla Santa Sede e dai Dicasteri preposti, hanno attuato soluzioni “ad hoc” per il contesto, il luogo o le situazioni che si venivano a creare. Questo purtroppo ha fatto sì che, anche all’interno di una stessa regione, ciò che è valso in una diocesi non è valso in un’altra. L’opinione, la sensibilità e la discrezionalità dei singoli vescovi ha portato, talvolta, ad attuare prospettive quantomeno discutibili. Il caso più emblematico è sicuramente quello dell’Arcidiocesi di Torino.

Qualche anno fa la diocesi taurinense ha dato vita ad un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali che consiste in una serie di incontri guidati da un sacerdote in cui si legge la Parola di Dio, la si analizza, medita ed interroga soprattutto sulla tematica dell’affettività e della sessualità.

Proprio uno dei sacerdoti torinesi, don Gianluca Carrega, responsabile diocesano per l’accompagnamento delle persone omosessuali, nel 2018, ha organizzato un ritiro spirituale per i gay dal titolo “la fedeltà”. I fedeli della diocesi di Torino, ma non solo, hanno alzato un polverone di critiche e perplessità chiedendosi se tutto ciò sia in linea con il Vangelo e con l’insegnamento del cristianesimo.

Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, vista la grande tensione creatasi, è prontamente intervenuto con una chiara nota: “Ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento”.

Il discernimento e la prudenza peraltro sono d’obbligo visto che da un lato si parla di concetti, teorie e dogmi ma dall’altra si parla di uomini e donne omosessuali che cercano difficilmente di conciliare il loro stile di vita, la loro affettività e sessualità con la fede. La Chiesa è da sempre rispettosa di tutti gli esseri umani anche quando questi non vivono secondo quelli che sono i dettami evangelici. E’ stato Gesù stesso, infatti, a dire: “Voi avete udito che fu detto: “ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano”. (Matteo 5:43-44)

Monsignor Nosiglia, interpellato sul tema, ha voluto scendere nel dettaglio e spiegare perché la diocesi abbia pensato ad un servizio pastorale apposito per le persone omosessuali. “Bisogna evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Le persone omosessuali vanno accompagnate in un cammino che le aiuti a comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita. Questo è il senso del percorso proposto dalla Diocesi. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili”.

Don Gianluca Carrega non pare essere dello stesso avviso visto che, pochi giorni dopo a “Famiglia Cristiana”, ha dichiarato: “Quello dell’omosessualità è un tema che fa esplodere reazioni sproporzionate, figlie di un’emotività instabile. Evidentemente va a toccare ferite aperte. Pare impossibile anche solo parlarne. Mi colpisce la totale mancanza di ascolto”.

Tre anni dopo, in un’altra regione, durante la discussione del Ddl Zan in Commissione Giustizia al Senato, è intervenuto un altro prelato che non ci sta a sottostare alla dittatura del gender e del pensiero unico.

Monsignor Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina, in una lettera pastorale dal titolo “Per amore del mio Popolo” inviata a tutti i battezzati della sua diocesi in occasione della solennità dell’Ascensione del Signore del 16 maggio scorso, ha voluto trattare il tema della famiglia e della libertà di difenderla contrapponendosi senza paura a quello che è ormai il mantra del politicamente corretto.

Nella sua lettera il vescovo analizza il testo legislativo e pone delle questioni etiche, morali e religiose non trascurabili. In primo luogo scrive: “Non si tratta solo di opporsi alla violenza nei confronti delle persone in ragione del loro orientamento sessuale: questo già è previsto dalla Costituzione (vedi art. 3 e Codice penale). Il testo va oltre e induce a ritenere che il solo pensare ed esprimersi diversamente rispetto alle definizioni contenute nel disegno di legge potrebbero apparire come una istigazione e una discriminazione, quindi possono esporre all’accusa di omotransfobia”.

E, sempre entrando nel merito del testo di legge, aggiunge: “L’espressione ‘identità di genere’ mira chiaramente ad annullare la differenza, il dualismo uomo-donna, a vantaggio di un’autopercezione individuale, tesa a cancellare la differenza sessuale, a creare una confusione antropologica che confonde e sicuramente lede il principio di condivisione, reciprocità uomo-donna, su cui si fondano la famiglia e l’educazione”.

Questa tematica l’abbiamo già affrontata qualche settimana fa quando con la Senatrice Paola Binetti, medico psichiatra, abbiamo visto che il concetto di “identità di genere” non è definito dalla comunità scientifica e quindi non è valutabile sotto l’aspetto giuridico.

Ed è per questo che Mons. Regattieri conclude citando il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere e accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare. L’armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto. Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. (CCC, 2333 e 2357)

Proprio con questa ultima citazione del catechismo rispondo ai cari lettori che mi hanno domandato come mai la Chiesa Cattolica non abbia preso una posizione netta ed univoca. La risposta è semplice.

Al di là dei personalismi e delle sensibilità più o meno manifeste dei vescovi, la Chiesa ha un magistero bimillenario granitico ed inscalfibile. I Cattolici sanno bene che non possono approvare il Ddl Zan in quanto contrario alla dottrina che professano e quindi la Chiesa non fa altro che indicar loro la sicura bussola del Magistero che da sempre guida il Popolo di Dio.

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Articolo pubblicato il 26/06/2021