Conte e Grillo ai ferri corti. Il suicidio del M5S?

Salta la presentazione del nuovo statuto e della Carta dei valori prevista per oggi

Mancano pochi mesi alle elezioni amministrative e con la campagna elettorale già virtualmente aperta, non riesce neppure a nascere il nuovo M5s europeista ed ecologista a cui Giuseppe Conte sta lavorando dal febbraio scorso, quando ha lasciato Palazzo Chigi per la crisi della maggioranza giallorossa innescata da Matteo Renzi.

Quattro mesi passati in prevalenza a cercare di risolvere il dissidio con Davide Casaleggio, dissidio peloso, perché quel rapporto era fondato sul contributo pesante che ogni parlamentare doveva versare al clan Casaleggio, poi naufragato con infamia. In queste ore il nuovo stop: l’evento pubblico che oggi, giovedì 24 giugno avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo statuto e del nuovo codice dei valori per poi procedere all'incoronazione di Conte leader sulla nuova piattaforma alternativa a Rousseau, è saltato per l'opposizione di Beppe Grillo.

Il comico che è anche proprietario del simbolo depositato al Mise nel 2012, non gradisce il ridimensionamento del suo ruolo così come emerge dal documento sulle nuove regole vergato da Conte senza per altro averne condiviso la gestazione né con Grillo né con i ministri pentastellati.

Nello schema del foggiano, Grillo resta Garante ma non avrà più possibilità di incidere sulla linea politica, la cui responsabilità è tutta in capo al presidente e alla sua squadra (una sorta di “segreteria” mista, composta cioè da fedelissimi di Conte e da alcuni dirigenti storici). E non è un cambiamento di poco conto, se si pensa che Grillo è stato determinate per spingere il M5s, anche contro la volontà di Casaleggio, prima verso il Conte 2 con il Pd e poi verso l’appoggio al governo Draghi.

Conte e Grillo sarebbero dunque a un passo dalla rottura, e ormai l’ipotesi di un divorzio, con il parto di un movimento del tutto nuovo guidato dall’ex premier non è più peregrina. Lo stesso Conte ha detto nelle scorse ore che «senza l’ok di Grillo al nuovo progetto non si può andare avanti». Parole che sono di fatto un aut aut, perché dal punto di vista di Conte margini per cambiamenti sostanziali allo statuto non ce ne sono: «Non sono disposto a guidare il M5s se non ho il potere di decidere la linea», dice ai suoi collaboratori facendosi forza dei sondaggi.

Ad ogni modo solo un faccia a faccia potrà allontanare le nubi, e i parlamentari a lui vicini danno Grillo in marcia solitaria per Roma in queste ore. Sullo sfondo il rischio concreto che la vicenda del divorzio con Casaleggio si trascini ancora a lungo nelle aule dei tribunali. Alcuni iscritti grillini, delusi dalla rottura da Casaleggio sarebbero pronti alle carta bollate per chiedere che la votazione sul nuovo statuto del M5s si celebri sulla piattaforma Rousseau come prevede il vecchio statuto tuttora in vigore.

Dall’ex premier ieri non è arrivato alcun commento sul braccio di ferro con Grillo. Ma i ministri pentastellati hanno notato con una certa preoccupazione, il post su un social sul via libera della Ue al Pnrr: «Questo non è il Piano del governo di turno. Non era allora il Piano del governo Conte, non lo è oggi del governo Draghi». Gli stessi ministri notano che Conte, a differenza di tutti gli altri leader politici, non è ancora mai andato a Palazzo Chigi per incontrare Draghi. Forse si vergogna, perché, considerati i risultati conseguiti da Draghi in Europa, appare evidente la mancanza di progettualità del suo governo.

In queste ore si sta diffondendo il durissimo  giudizio dei funzionari di Palazzo Berlaymont sul piano di Conte, che sembrava essere «quasi una presa in giro» per la scarsa accuratezza e in particolar modo per il fatto che avesse omesso pressoché completamente la parte sulle riforme, ridotta a una sola pagina. Bruxelles ha in particolar modo criticato il fatto che il Conte-bis, dopo aver rivendicato per mesi il Recovery come un suo personale successo, non ha fatto nulla per dargli reale attuazione. Mettendo in questo modo a rischio il successo di un progetto di cui Roma è stata e sarà la maggiore beneficiaria.

 Negli ambienti vicini alle Cancellerie europee  ieri circolava questa considerazione: «Gli italiani non hanno bene chiaro in che condizioni fossero messi a gennaio/febbraio». Che fossimo in balia degli isterismi di un omuncolo ce ne eravamo accorti e da tempo.

Per tornare alle conventicole romane, negli ultimi giorni il segretario del Pd Enrico Letta ha intensificato i contatti con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: venerdì un faccia a faccia a Barcellona per affrontare il tema del coordinamento di M5s e Pd in Parlamento, martedì una telefonata per concordare la linea sul Ddl Zan dopo l'intervento del Vaticano.

Anche Chiara Appendino, per nulla turbata dello sfacelo della sua sindacatura a danno di Torino, sta cinguettando per ritagliarsi una posizione di prestigio accanto a Conte, ma ecumenicamente dichiara:  “Sono mesi che Conte lavora in modo duro per cercare di rilanciare il Movimento e questo è il suo obiettivo. Ci sono alcune tensioni, che credo siano anche abbastanza normali in un percorso che vede un grande rinnovamento” afferma. “Quindi, il mio auspicio – è la conclusione della prima cittadina – è ovviamente che si possa chiarire e possa essere lanciato al più presto possibile il nuovo Movimento con Conte alla sua guida”.

Il balletto delle pochezze e delle meschinità!

 

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Articolo pubblicato il 24/06/2021