La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Il misterioso assassinio di via Serrano

Siamo a Torino nel 1978, noto come l’anno del rapimento Moro o l’anno dei tre Papi.

Fin dall’inizio dell’anno in Italia si sono registrati gravi episodi di terrorismo. Nella nostra città si sono inoltre pesantemente fatti sentire i problemi legati alla criminalità comune, ai rapimenti, alla nefasta azione del racket che perseguita commercianti, negozianti, piccoli imprenditori e impresari edili.

I torinesi lo hanno appreso già dai primi giorni di gennaio leggendo sui giornali le preoccupate e preoccupanti considerazioni espresse a Roma dal Procuratore generale della Corte di Cassazione, e, a Torino, dal Procuratore Generale della Repubblica: nella popolazione si è diffuso un sentimento di insicurezza, di paura quasi di angoscia…

A questo senso di insicurezza contribuiscono anche gravi scandali, come quello del Centro di cardiochirurgia Blalock delle Molinette, dove la mortalità risulta almeno quattro volte superiore a quella di altri centri italiani, ed è stata aperta un’inchiesta giudiziaria. Preoccupante anche l’inchiesta per l’ACNA di Cengio (Savona), fabbrica di coloranti che con i suoi scarichi inquinanti nel torrente Bormida ha provocato malati e morti di cancro.

E tutto questo soltanto nel mese di gennaio...

La nostra storia inizia all’esordio delle grandi vacanze agostane. Al 1° agosto, dopo tre giorni di esodo, a causa di incidenti stradali si contano già ottanta morti e 2.009 feriti, anche se la strage risulta inferiore a quella dell’anno precedente.

In questa Torino si verifica l’omicidio di via Serrano, una breve via del Borgo San Paolo, parallela a corso Trapani che va da via Monginevro a via Sestriere.

Strangolata dai ladri in casa donna di 68 anni a Torino”, così Stampa Sera dà la notizia nel pomeriggio del 2 agosto. L’omicidio è avvenuto nel piccolo alloggio di due camere e cucina, al secondo piano di via Serrano 2, all’angolo con via Monginevro, dove abitava Maria Carli, pensionata di 68 anni.

Alle 8:15 del mattino del 2 agosto, il marito Giuseppe Amisano, di 70 anni, rientrando dal suo lavoro di guardiano notturno presso un’autorimessa nei pressi di piazza Adriano, ha trovato la porta d’ingresso socchiusa, la luce accesa in tutte le camere e ha scoperto la moglie stesa sul letto in camicia da notte, senza vita, mentre l’alloggio appare in disordine: cassetti rovesciati, armadi aperti, biancheria e soprammobili gettati a terra. Ha subito chiamato la Polizia.

Maria Carli, nata in provincia di Pordenone, è giunta a Torino nel primo dopoguerra, con la madre e quattro sorelle. Dopo un periodo in difficoltà, la famiglia ha raggiunto un discreto benessere economico. Maria si è sposata felicemente, ma è rimasta vedova nel 1951. Dopo aver lavorato alla Fiat, come operaia, a cinquantacinque anni, è andata in pensione e si è trasferita in via Serrano. Secondo i vicini, era ben conosciuta nel quartiere, come persona che si occupava di opere di bene, a favore di poveri e bisognosi. Sempre vestita con gusto, era affabile, cortese, con una parola buona per tutti. Molto religiosa, andava a messa tutti i giorni.

Col passare del tempo, sono iniziati i primi acciacchi. Otto anni fa, ha perso l’uso della gamba e del braccio sinistro per emiparesi conseguente a infarto. Grazie alle cure ha riacquistato in parte l’uso della gamba, mentre il braccio è rimasto paralizzato. In quei difficili mesi è stata assistita dalle quattro sorelle. Ancora molto attiva, ha cercato ulteriore conforto nella fede e nella preghiera. È andata anche in pellegrinaggio a Lourdes.

Dopo aver riacquistato l’uso della gamba, ha ripreso ad uscire, mostrandosi sempre elegante, allegra, fiduciosa nella vita. A detta dei commercianti della zona, era solita dire di essere ricca, di non avere problemi finanziari, talvolta alludeva a grossi affari che aveva concluso.

In realtà, possedeva soltanto la pensione.

Nell’agosto 1976 l’Ufficio Assistenza del Comune l’ha mandata per un mese in vacanza a Loano, con altri pensionati. Ha così conosciuto Giuseppe Amisano, originario di Altavilla Monferrato (Alessandria), vedovo con due figli già sposati, in pratica senza casa e senza pensione. Due mesi dopo, il 30 ottobre si sono sposati, con rito religioso. Per non perdere la pensione del primo marito, lei ha tenuto segreto questo secondo matrimonio. Si è risposata all’insaputa delle sorelle, che lo hanno appreso due o tre mesi dopo, con grande sorpresa. Dicono: «... ci siamo rassegnate. In fondo lui l’aiutava, le era sempre accanto, giorno e notte».

Maria ha continuato a recitare la parte di persona benestante. Descriveva il secondo marito come un possidente terriero monferrino. Vivevano nell’alloggio pieno di ricordi: le pareti sono tappezzate di quadri, quadretti, fotografie, e vi sono molti soprammobili e immagini sacre. Tutto in grande ordine perché Maria era ossessionata dalla pulizia, come ricorda il marito.

Gli inquirenti (*) accertano che Giuseppe Amisano e Maria hanno cenato assieme verso le 18:00. Lui esce di casa alle 18:30. Maria riordina la cucina, poi, alle 19:10, chiama al telefono la sorella Irma, ma questa è indaffarata e taglia corto. Maria mezz’ora dopo telefona all’altra sorella, Clelia, forse si sente sola e la telefonata si prolunga fin verso le 20:10.

Pochi minuti dopo i vicini notano Maria che, sul balcone, sta annaffiando i fiori. È ancora lì verso le 20:40. Da questo momento, più nessuno l’ha vista viva.

Forse ha acceso il televisore e, come ogni sera, verso le 21:00 è andata a letto dove pregava poi spegneva la luce.

Nella notte qualcuno è entrato nell’appartamento. Come? Ha suonato e l’anziana donna è andata ad aprire? Oppure lo sconosciuto aveva le chiavi, false o autentiche?

Maria non avrebbe aperto ad uno sconosciuto senza indossare almeno una vestaglia sulla leggera camicia da notte verde e azzurro con cui è stata trovata morta. Oppure lo sconosciuto le ha fatto fretta, magari col pretesto di una cattiva notizia, spingendola così ad aprire frettolosamente?

O è più verosimile la seconda ipotesi?

Da notare che le due coinquiline del pianerottolo, anche se a lungo sveglie durante la notte, non hanno udito suonare alla porta, neppure rumori sospetti o grida. Anche gli altri inquilini dello stabile parlano di una notte tranquilla.

Maria è stata uccisa nel suo letto. Ci voleva poco per immobilizzarla. È stata soffocata con il suo cuscino premuto sul viso. Per rapina?

Certo, tutto l’alloggio è a soqquadro. Ma ci sono anche cassetti, scaffali e ripostigli che non sono stati toccati. Il ladro ha iniziato a rovistare, ma ha dovuto smettere per un imprevisto e fuggire, oppure è tutta una macabra messinscena, per nascondere il vero movente del delitto?

Domande che resteranno senza risposta, anche se il primo titolo del giornale parrebbe dare per certo il delitto compiuto da un ladro che, rovistando nell’alloggio, avrebbe trovato forse diecimila lire, magari 14 mila, custodite in un cassetto. Pensava di trovare una somma maggiore, dopo aver ascoltato le vanterie di Maria?

Col proseguire degli accertamenti, la vicenda si rivela sempre più misteriosa: concorrono a renderla confusa i suoi protagonisti dalle sfumature ambigue. Questo caso ricorda certe trame dei polizieschi del commissario Maigret dove i personaggi che circondano la vittima, col procedere delle indagini, si rivelano ambigui, subdoli, insinceri e quindi sospetti.

Il 4 agosto, il marito Giuseppe Amisano viene fermato perché sospettato come autore del delitto. Uomo dalla personalità forte, che stentava a pagarsi il cibo, ma vestiva sempre con cura, è definito dagli investigatori come un «personaggio che vive di espedienti, con una vita sgangherata alle spalle, che si è sempre “arrangiato” per tirare avanti: assegni a vuoto, una piccola truffa, tanti mestieri». Un po’ mitomane, era solito esibire denaro e diamanti falsi, atteggiandosi a milionario. Si accenna ad una sua amicizia con una infermiera quarantenne.

Con Amisano viene fermato Guerrino “Rino” Cavalieri, elettricista disoccupato di 21 anni, che frequentava la casa della coppia, dove andava a vedere la televisione e a fare conversazione. Questo giovane amico di famiglia, che abita nella parte del caseggiato affacciato su via Monginevro al civico 100, appare succube di Amisano che lo ha raggirato portandogli via 200.000 lire.

Amisano e Cavalieri sono prima interrogati dai poliziotti poi dal magistrato responsabile dell’inchiesta, che nel tardo pomeriggio del 7 agosto dispone il loro rilascio per mancanza di una prova decisiva. Il cronista sottolinea che permane l’alone di sospetto che ha portato al loro fermo. Viene disposta una nuova perquisizione dell’alloggio.

Le indagini sembrano aver imboccato un vicolo cieco. A un mese dall’uccisione di Maria, la Questura invia un rapporto al magistrato che dirige l’inchiesta. Gli investigatori indicano una labile pista: non si sono riscontrate tracce di effrazione, quindi l’omicida si sarebbe introdotto da una finestra che si apre verso il cortile interno, dimostrando notevoli doti acrobatiche. Emerge così l’ipotesi di un ladro acrobata che si sia trovato a faccia a faccia con la donna e, temendo di essere denunciato, l’abbia soffocata. Si parla di un giovane sardo, Giovanni Sodda, di 34 anni, coinquilino dell’uccisa, scomparso dal giorno dell’omicidio. La Questura lo indica come eventuale «testimone utile alle indagini», il giudice dovrà esaminare la sua posizione.

Si attendono anche i risultati completi della perizia necroscopica su Maria per stabilire l’ora del delitto con una certa approssimazione.

Non ha trovato conferme l’ipotesi che l’omicidio di via Serrano possa essere messo in relazione con altre uccisioni di donne anziane sole in casa, compiute in precedenza e anche in seguito, come quella del 10 agosto 1978 di Irma Quaranta, in via Principessa Clotilde.

L’ipotesi del ladro acrobata viene riferita dai giornali cittadini del 9 settembre 1978. Le ricerche di Giovanni Sodda, estese a tutta Italia, non risolvono il caso.

Nuovi sospetti vengono sollevati a fine settembre, in occasione dell’arresto di una coppia di rapinatori che hanno aggredito e sequestrato due anziani coniugi nel loro alloggio. La Squadra Mobile intende chiarire se vi siano legami fra l’attività dei due arrestati e le uccisioni di Maria Carli e Irma Quaranta nei primi giorni d’agosto. Evidentemente anche questa pista si rivela inconsistente. 

Maria Carli, periodicamente citata negli elenchi di casi insoluti di donne uccise a Torino, attende ancora verità e giustizia.

 

(*) L’indagine è stata condotta dal vicequestore Giuseppe Montesano, dirigente della Criminalpol Piemonte e Valle d’Aosta, dal dottor Alessandro Fersini, capo della Squadra Mobile, e dal dottor Sebastiano Vinci, che sarà assassinato dalle Brigate Rosse il 19 giugno 1981 a Roma.

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Articolo pubblicato il 24/06/2021