Cosmogonia di William Blake

William Blake (1757-1827), figura complessa di artista, che abbinò pittura e poesia, con le immagini grandiose della sua produzione letteraria, nutrita di un profondo spirito mistico, aprì la strada al romanticismo in Inghilterra.

«Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinito.» 

Così scriveva William Blake, alle fine del '700, nella sua raccolta di testi in prosa intitolata "Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno". La frase sopracitata ispirerà persino Jim Morrison, che affascinato dalla citazione di Blake sulle "porte della percezione" vorrà denominare il suo famoso gruppo "The Doors".

"Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno" fu senza dubbio una delle opere principali di Blake, dove descrisse con dovizia di particolari tutta la sia visione mistica e mitopoietica del Cosmo e della Natura. 

Blake vi descrisse un Uomo primordiale(in kabbalah avremmo detto l'Adamo), da lui chiamato Albione. Il quale sarà diviso in quattro parti chiamate Zoa. Secondo una chiave di lettura metaforica, gli Zoa sono l'incarnazione delle virtù e dei difetti umani, i principi vitali da cui scaturisce l'essere umano stesso.

L'artista descriverà tutta la sua cosmogonia nei suoi famosi "libri profetici".

I libri profetici del poeta inglese William Blake contengono una ricca mitologia inventata (mitopoiesi) in cui Blake codificò le sue idee politiche e spirituali sottoforma di profezie poetiche preconizzanti di una nuova Era.

Questo desiderio di creare un proprio mito cosmogonico era il suo obbiettivo principale; la sua mitologia spesso raffigurava la lotta, da un lato, tra la ragione e l'amore irrazionale, dall'altro, tra l'educazione e la moralità.

Le principali ispirazioni di William Blake sono state "Paradise Lost" e "Paradise Regained" di John Milton, le visioni mistico-esoteriche di Emanuel Swedenborg e le scritture cabalistiche e preteosofiche di Jacob Boehme.

Ma la visione di Blake andò ben oltre, non solo ampliando la scena della rivelazione biblica, ma anche cercando di trascenderla combinandola con le sue personali interpretazioni del druidismo e del paganesimo.

Il simbolismo massonico fu un'altra grande fonte d'ispirazione per Blake; il quale fu attratto dalle speculazioni latomistiche e neodruidiche del pastore anglicano William Stukeley. 

Nella sua attività poetica, fin da giovane, Blake mostrò gli influssi delle sue letture: Shakespeare, Spenser, Milton, la Bibbia, Ossian e gli scrittori mistici. La sua ispirazione, però, non veniva tanto dai libri quanto da una luce interiore (lui la chiamava "inner light") che ne fece un veggente e un profeta.

Blake sostenne di aver avuto visioni di Dio e degli angeli già da piccolo e, crescendo, si convinse di essere oggetto di visite da parte degli spiriti dei grandi uomini del passato (Omero, Virgilio, Dante, Milton e Voltaire). Per lui, quindi, l'immaginazione era quella percezione sovrasensoriale che, negando l'esperienza dei sensi, metteva il poeta-profeta in contatto diretto con l'Essere Divino facendolo identificare con l'universo. Il poeta o l'artista risultava capace di una visione che univa l'uomo e l'universo, il profeta indicava la verità nascosta e le relazioni mistiche esistenti tra l'uomo, la natura e la divinità.

Ma l'esposizione più estesa del suo ciclo mitologico personale corrisponde con la sua poesia più lunga contenuta nei libri profetici, "I quattro Zoa: la morte e il giudizio di Albione e l'uomo primigenio", lasciato come manoscritto al momento della sua morte. In quest'opera Blake descrive la caduta di Albione, che "originariamente quadruplicava e divideva allo stesso tempo".

Albion, come sopra esposto, è diviso in quattro parti, le quali rispecchiano rispettivamente i quattro Zoa:

Tharmas, che rappresenta l'istinto e la forza; 

Urizen, l'incarnazione del crudele Dio dell'Antico Testamento, il Demiurgo gnostico;

Luvah, rappresenta l'amore, la compassione e la capacità emotiva - una figura simile a Cristo, conosciuta anche come l'Orco, nella sua forma di ribelle luciferino contro il Demiurgo Urizen;

Urthona, noto anche come "Los", incarna l'ispirazione e l'immaginazione;

Il pantheon di Blake incluse anche le rispettive emanazioni femminili, le quali si separarono dal sé maschile originale, proprio come Eva si separò da Adamo:

- La materna Enion è un'emanazione di Tharmas.

- La celestiale Ahania è un'emanazione di Urizen.

- La seduttrice Vala è un'emanazione di Luvah.

- La musicale Enitharmon è un'emanazione di Los.

L'argomento sulla caduta di Albione, la sua divisione nei quattro Zoa e le loro rispettiva emanazione, sono il tema centrale del testo "Gerusalemme: l'emanazione del gigante Albione". Nel testo Blake ci descrive gli Zoa come fossero una rosa mistica, i cui quattro petali sono allo stesso tempo simili e contrapposti, e la loro unione costituisce non solo l'uomo in sé, ma tutto l'universo. Da ciò si evince il carattere cosmologico delle opere profetiche di Blake ed una certa tendenza ante litteram all'antropocentrismo. Lo stesso universo può, per Blake, essere raffigurato come "Universal Body", il corpo universale, facendo così coincidere Albione con il cosmo stesso. Se gli Zoa hanno una funzione cosmologica, Albione ne ha quindi una cosmogonica in quanto titantropo primordiale, mortale e divino al tempo stesso che con la sua morte crea la vita, così come Ymir nella cosmogonia norrena.

Per loro stessa natura gli Zoa si identificano dunque non solo con l'essere umano, ma anche con alcune sue parti anatomiche, con la natura stessa e con lo spazio. Ogni Zoa si identifica con una parte del corpo umano e presenta sia associazioni simboliche di carattere naturalistico, sia analogie spaziali (essendo la realtà del mondo inseparabile dall'attività mentale), secondo lo schema che segue:

 

- Tharmas rappresenta il petto, la luna e l'ovest.

- Urizen rappresenta la testa, il sole ed il sud.

- Luvah rappresenta i fianchi, le stelle e l'est.

- Urthona rappresenta gli arti, le montagne ed il nord.

 

 

William Blake ci presenta gli Zoa anche come possibili modi di concepire la vita, analizzandoli in maniera asettica e senza valenze morali. A seconda di quale Zoa si "scelga" avremo diverse visioni del mondo, tanto che ad ogni Zoa Blake identifica un suo universo, Beulah per Tharmas, Eden per Urizen, Generation per Luvah, Ulro per Urthona.

Molto interessante fra le quattro Zoa descritte da Blake è la figura di Urizen, utilizzata dal poeta per la sua visione decisamente anticonvenzionale delle leggi e delle società umane. Urizen, infatti, viene normalmente raffigurato come un uomo vecchio e barbuto; è alle volte accompagnato da strumenti massonici tipici del Grande Architetto dell'Universo, atti a creare e dirigere il Cosmo; oppure da reti, con le quali intrappola le persone nella ragnatela della legge e della cultura convenzionale. 

Molto particolare è anche l'origine stessa del nome del demiurgo scelto dall'artista. Il nome Urizen (pronunciato «iurizen») deriva infatti dall'inglese Your Reason («la tua ragione»), inteso quindi come sapienza acquisita dall'esperienza (principio filosofico che troviamo anche in Hume).

Blake aveva una percezione gnostica della vita e della spiritualità. Questo suo modo di essere lo manifestava spesso in citazioni come queste:

«Gli uomini vengono ammessi in Paradiso non perché abbiano dominato e frenato le proprie passioni o non ne abbiano avute affatto, ma perché hanno coltivato la loro capacità di conoscere. Il Tesoro del Paradiso non è la negazione della passione, ma la realtà dell'Intelletto, da cui tutte le passioni fuoriescono libere nella loro eterna Gloria.» 

Gli studi effettuati sulle opere di William Blake non hanno portato a una visione univoca della sua mitologia, i suoi personaggi sono probabilmente considerati degli stereotipi sociali, attraverso i quali il poeta rappresentava le sue idee politiche e religiose. Fortemente censurato in vita, Blake fu apprezzato post mortem. Le sue opere ancora oggi ci trasmettono infiniti spunti di riflessione, dando la possibilità agli spiriti bramosi di alimentare il proprio Intelletto di attivare quella che l'artista era solito definire la propria "Luce Interiore".

 

 

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Articolo pubblicato il 27/06/2021