Così diversi e così uguali

Italia e Polonia, due nazioni con comuni sentimenti (di Alessandro Mella)

«Per la nostra e la vostra libertà noi soldati polacchi demmo l’anima a Dio,

i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori»

(Iscrizione al cimitero polacco di Montecassino)

 

La Polonia è una delle più antiche nazioni d’Europa eppure, negli ultimi secoli, essa ha dovuto lottare con energia contro i numerosi dominatori stranieri che ne hanno soffocato la libertà e l’indipendenza.

La storia del popolo polacco è una lunga serie di difficoltà, sofferenze, sacrifici e patimenti ai lati dei quali non sono mancate numerose prove di coraggio e di impegno civile.

Le sue vicende, almeno ai miei occhi, presentano numerose similitudini con quelle italiane. Due nazioni millenarie alla ricerca di un’unità politica malgrado gli ostacoli posti dalle grandi potenze del tempo.

Già sul finire del Settecento la Polonia si trovò ad essere spartita tra Austria, Prussia e Russia. Vicini di casa non sempre amichevoli, spesso ingombranti, talvolta inclini ad una fastidiosa protervia. Nel 1794 vi furono delle insurrezioni contro gli occupanti prussiani e russi ma il paese sparì comunque dalle carte d’Europa.

Una nuova speranza venne con l’arrivo di Napoleone I che, affascinato da quella terra e dalle grazie della dolce contessa Maria Walewska, prese a cuore la causa polacca al punto di creare il Ducato di Varsavia. Stato satellite dell’Impero francese ma, comunque, con una parvenza di indipendenza. I soldati polacchi che lo seguirono in Russia ed in Europa si fecero grande onore e non mancarono di mostrargli la loro riconoscenza attraverso un eroismo sconfinato.

Il generale Poniatowsky raggiunse il grado di Maresciallo dell’Impero per poi morire a Lipsia nel 1813 consegnando il suo mito ed il suo esempio alla storia. Non a caso la sua figura è ancora molto cara ai patrioti polacchi.

Con la Restaurazione anche lo zar Alessandro I finse di proclamare un regno polacco ma con tali ingerenze da portare alle insurrezioni del 1830 e 1831. Anni in cui mezza Europa fu percorsa da moti liberali e libertari. Ed è interessante notare come diversi patrioti italiani, mi vengono in mente Giacomo Antonini ed il controverso Girolamo Ramorino, abbiano partecipato a questo Risorgimento polacco come a quello greco. A riprova che gli ideali di quel momento avevano una vocazione di ampio respiro. Fu un Risorgimento europeo poiché le nazioni, nel cercare la propria individualità ed indipendenza, ragionavano nel quadro di un’armonia europea. Indipendenti, liberi, stato, ma in concordia con gli altri popoli.

Tutto l’Ottocento, comunque, fu costellato di moti, insorgenze, agitazioni polacche contro gli occupanti e le oppressioni imposte da Austria e Russia. Solo nel 1918, con la dissoluzione dei grandi imperi dopo la Grande Guerra, la Polonia tornò a trovare una sua forma statuale ed una sua indipendenza. Tuttavia, i suoi confini restarono oggetto di scaramucce con i vicini, di combattimenti, di problemi diplomatici.

Ma anche la Repubblica Polacca ebbe vita breve poiché, com’è noto, nel settembre del 1939 essa fu travolta dai panzer tedeschi e poi spartita tra Terzo Reich ed Unione Sovietica.

Fu questo, forse, uno dei momenti più duri della storia polacca. I nazisti furono spietati con la Polonia e deportarono e uccisero migliaia di ebrei e cittadini comuni.

Come se non bastasse, i russi, cui gli accordi con i tedeschi avevano permesso di incamerare come prigionieri di guerra tutti gli ufficiali, si resero responsabili della strage di Katyn attraverso la quale essi vennero tutti brutalmente assassinati.

In Polonia vigeva una legge per la quale i laureati e diplomati dovevano svolgere il servizio militare come ufficiali e pertanto, con quella tragedia, l’Nkvd sovietico spazzò via l’intera potenziale classe dirigente polacca. Una vile assicurazione, a lungo termine, sul dominio del paese. Tanto è vero che ci vollero anni prima che si formasse una nuova generazione in grado di lottare per riaffermare la libertà polacca.

Nondimeno, malgrado questo limite, nel 1944 Varsavia insorse contro i nazisti. Fu un’impresa eroica, piena di coraggio, di valore e speranza. I patrioti polacchi diedero molto filo da torcere alle soldataglie germaniche ma il mancato soccorso sovietico vanificò gli sforzi e alla fine quella compagine di eroi fu spazzata via dalla reazione tedesca. Viene da chiedersi se i sovietici avessero previsto che i tedeschi avrebbero liquidato, anche per loro, quella minaccia perpetua al loro potere futuro.

Giova ricordare che alcuni piloti polacchi, alla caduta della loro Patria, erano riusciti a raggiungere il Regno Unito nel 1939. Non mancarono, con eroismo indomito, di partecipare alla Battaglia aerea d’Inghilterra contribuendo a difendere, insieme ad esuli di tante altre nazioni dell’Europa occupata, la terra che aveva dato loro asilo ed aiuto.

I pochi soldati di terra scampati agli stermini tedeschi e sovietici si raccolsero, dal 1943, attorno al generale Anders combattendo anche in Italia e contribuendo a liberarla. A Montecassino le loro salme sono raccolte in un commovente cimitero di guerra. Quando, nel 1946, disillusi dalla speranza di tornare in Polonia a causa dell’occupazione sovietica, videro in Italia come stavano andando le cose, offrirono il loro aiuto ad Umberto II di fronte alle incertezze del referendum. Il Re, di animo buono e generoso, respinse con affezione e gratitudine quelle offerte non volendo rendersi responsabile di una guerra civile. Finirono tutti in esilio a Londra, dopo aver tanto combattuto fu loro impossibile rientrare presso le loro case poiché considerati nemici dal governo comunista filosovietico.

Agli “eroi di Montecassino” fu dedicato un bellissimo libro da Luciano Garibaldi qualche anno fa e la cui lettura davvero consiglio.

Con l’elezione a pontefice, nel 1978, di Giovanni Paolo II, il mondo si diede il primo papa polacco e quest’uomo si pose come alfiere della libertà dando un contributo non secondario al crollo dell’ormai claudicante blocco sovietico.

Nel quadro di quell’esperienza il movimento Solidarnosc si impose, da lì a poco, come forma di lotta per la riaffermazione delle libertà civili. Non a caso il suo leader, Lech Walesa, ricevette nel 1983 il premio Nobel per la pace.

Ancora un colpo doloroso colpì la Polonia il 10 aprile 2010 quando il suo presidente e larga parte del governo rimasero uccisi drammaticamente in un incidente aereo in Russia. Si stavano recando proprio a Katyn per una commemorazione pacificatrice che avrebbe unito le autorità polacche e russe nel ricordo, nel perdono, nella pacificazione.

In poche righe, senza pretese di rigore scientifico, ho voluto raccontare perché provo sentimenti di affetto verso la Polonia e la sua gente.

In queste vicende storiche rivedo la sofferenza, le difficoltà, le lotte che abbiamo vissuto anche noi italiani. C’è, in tutto questo, un comune sentire. Due “risorgimenti” comuni.

I polacchi avranno senz’altro difetti come tutti i popoli del mondo ma sono e restano, ai miei occhi almeno, dei maestri di libertà. E l’Europa ha bisogno di libertà, di speranza, di sogni e di avvenire. L’amicizia italo-polacca non può, quindi, che far bene ai nostri cuori. Pensando sempre a quel cimitero di Montecassino di cui ho dato cenno. Lassù, tra quelle lapidi, ci sono tutte le motivazioni che ci legano a quella terra lontana. Così diversi e così uguali, noi italiani, noi polacchi.

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 02/07/2021