Camicie rosse, roventi sabbie africane e laticlavio

La parabola militare e politica del generale Ettore Viganò (di Alessandro Mella)

Tra i molti personaggi che la Storia incontra sul suo cammino ve ne sono alcuni cui consente, con rara benevolenza, d’influenzarne il corso.

Molti se ne potrebbero elencare ma, in questo articolo, ci concentreremo sulla figura di Ettore Viganò. Egli nacque a Tradate, a quel tempo in provincia di Como oggi di Varese, il 27 aprile 1843 figlio di Francesco e di Rachele Pancera; allora regnicoli del Regno Lombardo Veneto. Nondimeno, pur trovandosi nel cuore pulsante del potere austroungarico, egli maturò sentimenti irredentisti e patriottici ed a soli diciassette anni d’età si arruolò nelle camicie rosse garibaldine combattendo la campagna del 1860 con il grado di caporale dell’Esercito Meridionale.

Subito dopo ebbe modo di accedere all’Accademia Militare che frequentò a partire dal 1861 per poi andare a combattere nella Terza Guerra d’Indipendenza nel 1866.

Al termine di questa campagna risorgimentale frequentò la Scuola di Guerra, nel 1871, per poi darsi alla carriera militare in servizio permanente effettivo così da partecipare anche alle campagne coloniali del 1887, 1888 ed a quella del 1897.

La sua ascesa fu, tutto sommato, abbastanza rapida poiché raggiunse il grado di colonnello già nel 1888 per essere promosso maggiore generale nel 1895 e tenente generale nel 1901.

Nel frattempo, il nostro, si era sposato una prima volta, con Carla Annunziata Operti, ed una seconda con Ernestina Del Co. Un matrimonio, quest’ultimo, che gli diede qualche pensiero:

 

Il ministro Viganò smentisce un «indegna falsità» dei giornali clericali — Il ministro della guerra, generale Viganò ha smentito recisamente l’asserzione della «Verona fedele» e di altri giornali clericali, secondo cui il matrimonio religioso Viganò-Dal Cò risaliva a molti e molti anni. Il generale Viganò dice che l’asserzione della «Verona fedele» è una «indegna falsità». I giornali clericali avevano gridato allo scandalo perché il Ministro si era sposato col solo rito civile. (1)

In ogni caso il suo valore come ufficiale e come uomo delle istituzioni gli permise di ottenere una lunga serie di prestigiosi incarichi e comandi: Vicegovernatore della Colonia Eritrea (28 agosto 1896), Governatore della Colonia Eritrea (18 aprile-30 novembre 1897), Capo di Stato maggiore del comando in capo delle truppe in Africa (6 novembre 1887-23 maggio 1888), Direttore in seconda dell’Istituto Geografico Militare (2 aprile 1891-24 dicembre 1893, Direttore dell’Istituto Geografico Militare (9 dicembre 1897-26 gennaio 1902), Comandante in seconda della Scuola dei sottoufficiali (24 dicembre 1893-2 ottobre 1895), Rappresentante il Ministero della Guerra presso il Consiglio Superiore pei Lavori Geodetici (14 maggio 1891-27 maggio 1894), Membro della Commissione Geodetica Italiana (23 aprile 1898-febbraio 1902) e Socio della Società Geografica Italiana (1904). (2)

Questa carriera, brillante e piena di ardimentoso spirito, gli valse una lunga serie di decorazioni ed onorificenze: Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia, Gran cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia, Medaglia per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia, Medaglia "Unità d’Italia 1848-1870", Medaglia a ricordo delle campagne d’Africa, Croce d’oro per anzianità di servizio e la Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri. A queste, nel 1907, si aggiunse un generoso riconoscimento dal Re del Portogallo che lo volle Commendatore del Real Ordine di Nostra Signora di Vila Vicosa. (3)

Onorificenza ancor oggi patrimonio dinastico della Real Casa del Portogallo con gran maestro il Capo della Real Casa del Portogallo, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè e per cancelliere Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo. Ordine che molte volte ha ornato ed orna il petto di numerosi italiani. Quest’importante concessione, tra l’altro, ebbe funzione nobilitante così che la genealogia del generale Viganò comparirà nell’ormai prossima XXXIII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (Parte III - Cavalleresca) diretto da Andrea Borella. (4)

Fu proprio poco prima, nel 1906, che Giovanni Giolitti, riconoscendone i meriti militari e la lunga e valorosa carriera, volle averlo al suo fianco nel governo da lui presieduto. Gli propose, quindi, la nomina a Ministro della Guerra la quale, tra l’altro, comportò per il Viganò l’ambita nomina a Senatore del Regno. (5)

Ma un generale abituato ai cannoni delle guerre risorgimentali ottocentesche, alle lance dei combattenti indigeni in terra d’Africa, alle sventure delle campagne militari d’allora, se aveva dimostrato polso e capacità straordinarie con i militari, certo fece più fatica a districarsi nelle nebbie della politica, nei serragli di vipere dei palazzi.

La sua esperienza come ministro, pare di percepire, non si rivelò particolarmente felice:

 

Noi, fin da qualche mese fa, notammo la difficile posizione del Ministro della guerra generale Viganò. Egli commise una serie di spropositi - gaffes direbbero francesi - così grossi che non riuscì nemmeno difendersi, alla Camera, quando le interpellanze e le interrogazioni dei deputati lo bersagliavano. Molto spesso toccò all’on. Giolitti la fatica di difenderlo. Evidentemente l’on. Viganò è stanco di lottare contro avversari che si vanno facendo sempre più numerosi. Inoltre l’inchiesta che si va compiendo sull’esercito sta per presentare le sue conclusioni intorno all’artiglieria ed allo stato dello spirito militare, e siccome pare che esse non collimino del tutto con le idee del ministro è chiaro che egli dovrebbe sostenere i suoi propositi alla Camera ed egli non è uomo di lotte, mancandogli per soprappiù quell’eloquenza persuasiva ch’è la suprema ausiliaria nei combattimenti politici. Assicurano che il Viganò, mentre presentava le sue dimissioni, abbia consigliato all’on. Giolitti di scegliere un borghese per suo successore. Noi già, su queste e altre colonne, abbiamo dimostrato il vantaggio grande che si avrebbe con un ministro della guerra borghese. Da noi la cosa, essendo nuova, produrrebbe un certo effetto, ciò per quel misoneismo che è insito nella nostra natura (…). (6)

 

Malignità giornalistiche? Cattiverie della politica? Difficile a dirsi ma quel che è certo è che l’auspicio qui invocato trovò, pare, conferma nei pensieri di Giolitti:

 

Con Decreto Reale del 29 dicembre u. s. vennero accettate le dimissioni da Ministro della Guerra del Generale Viganò. A sostituirlo è stato nominato, per la prima volta, un ministro borghese nella persona dell’Ing. Barone Severino Casana, Senatore del Regno, nativo di Torino. A sottosegretario è stato eletto il Magg. Gen. Luigi Segato. (7)

L’episodio, sebbene spiacevole, non scalfì comunque la storia personale del prode generale che proseguì la sua vita militare parallelamente all’impegno in Senato.

Finché, nel 1911, egli fu posto in congedo essendo, tra l’altro, avanti con gli anni. L’episodio toccò molti animi e il nostro Viganò ebbe modo di ricevere una lettera inattesa. Lunga se ci si pensa, affettuosa, generosa e davvero confortante:

 

Caro Generale,

ella lascia l’esercito attivo permanente, dopo quasi 51 anni di servizio non interrotto. L’esercito perde con Lei l’ultimo fra i rappresentanti di quella balda gioventù che nell’anno 1860 arruolavasi, con patriottico slancio, nelle file garibaldine, e che, compiendo atti di abnegazione e di valore recava valido contributo alla costituzione del Regno, di cui ora si solennizza il cinquantesimo anniversario. Abbracciata la carriera delle armi appena diciasettenne, Ella ebbe la ventura di poter raggiungere il sommo della gerarchia, premio all’esemplare zelo e alla attività sempre spiegati, sia in pace, nei molteplici importanti incarichi avuti, sia in guerra, ove seppe meritarsi la più ambita fra le ricompense militari. La coscienza del dovere compiuto Le sia conforto, nel doloroso distacco da quella che fu la sua famiglia.

Con i miei cordiali ringraziamenti, Le porgo, caro Generale, un affettuoso saluto.

Roma, 22 aprile 1911 Aff:mo firm:to Vittorio Emanuele (8)

 

Appare fin troppo chiaro come il Re d’Italia si fosse mostrato particolarmente affettuoso nelle righe che volle fargli pervenire. Un omaggio alla storia di un uomo che i tempi avevano trasformato in qualche modo in un’icona, un testimone vivente della Grande Storia.

Il tempo che seguì fu dedicato dal Viganò agli studi, alla storia, alla lettura e scrittura ed al pendolarismo, finché vi riuscì, tra la sua casa di Firenze ed il Senato del Regno a Roma.

Fino a quando, all’età di novant’anni, l’8 agosto 1933 nella sua residenza, si spense tra lo sconforto generale. Nella sua vita non mostrò particolare attaccamento al regime fascista che, frattanto, si era consolidato. Ma il governo non mancò di mostrare la propria affezione al generale:

 

Il telegramma del Capo del Governo alla famiglia del gen. Viganò. Manifestazioni di cordoglio nazionali. Firenze, 9 notte. Il cordoglio suscitato dalla notizia della scomparsa del generale senatore Ettore Viganò è stato unanime. Alla famiglia sono giunti da ogni parte d’Italia telegrammi di condoglianza da personalità e autorità. Il Duce ha così telegrafato: «La scomparsa del senatore generale Ettore Viganò, che nella sua lunga vita ha reso al Paese segnalati servizi, mi rattrista profondamente. Prego accogliere espressione mio cordoglio. - Mussolini ». Hanno telegrafato fra gli altri anche S. E. Federzoni e S. E. Baistrocchi. (9)

 

Qualche mese dopo il Senato del Regno volle rendergli il dovuto omaggio con la commemorazione che per tradizione consolidata veniva offerta ai senatori scomparsi:

 

Atti Parlamentari - Commemorazione

Luigi Federzoni, Presidente

Numerose e gravi perdite hanno dolorosamente colpito il Senato durante l’interruzione delle nostre sedute. Uomini di alto prestigio intellettuale, fra i più eminenti nella vita culturale della nazione, antichi e insigni parlamentari, nei quali l’autorità era eguale alla esperienza, benemeriti servitori dello Stato, patrioti di incorrotta esemplare fedeltà agli ideali, donde l’Italia nuova ha tratto le energie per la propria rigenerazione, hanno lasciato in quest’Aula ricordi e rimpianti che oggi incombono su noi con tanto più accorata mestizia per l’impossibilità di una degna rievocazione.

Da tempo il generale Ettore Viganò aveva cessato di frequentare l’Assemblea, in cui aveva trattato per tanti anni con ammirata competenza dei problemi militari. Egli era nato nel 1843 a Tradate, in Provincia di Como; era stato garibaldino del 1860 e del 1866, combattente di tutte le campagne d’Eritrea, ministro della Guerra in tempi oscuri e difficili; ma l’età e i mali fisici, se l’avevano allontanato da quest’Aula, non avevano fiaccato gli entusiasmi né la mente del vecchio soldato, come egli aveva dimostrato di recente con un suo prezioso libro di memorie tutto avvivato dallo spirito immortale del risorgimento, libro a cui resterà durevolmente e nobilmente raccomandato il nome di Ettore Viganò. [...]

a tutti gli altri colleghi che abbiamo perduto, si rivolgono il nostro pensiero memore e il nostro rimpianto.

MUSSOLINI, capo del Governo, primo ministro. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSOLINI, capo del Governo, primo ministro. Il Governo si associa alle nobili parole del Presidente e al cordoglio dell’Assemblea.

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 11 dicembre 1933.

 

Il generale Viganò, combattente nelle sabbie d’Africa, non fece a tempo a veder l’Italia tornare in Etiopia nel 1935 e 1936. Forse fu meglio così.

Di certo la sua figura, coraggiosa e valorosa, merita memoria in un paese che ha la cattiva abitudine di dimenticare chi lo ha servito dedicandogli la vita. Una lunga, intera, esistenza di passione ed impegno. Come fu quella di Ettore Viganò.

Alessandro Mella

NOTE

1) La Lanterna Pinerolese, 45, Anno XXV, 20 ottobre 1906, p. 1.

2) Archivio Storico del Senato.

3) Concessione indicata in “A Ordem Militar de Nossa Senhora da Conceição de Vila Viçosa” di Francisco Belard da Fonseca, 1955.

4) Annuario della Nobiltà Italiana, A. Borella a cura di, 2020, ed. XXXIII, parte III, tomo II, p. 2346.

5) In Senato egli, tra l’altro, fu componente della Membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle spese di guerra (Archivio del Senato).

6) Il Saviglianese, 1, Anno XXXV, 1° dicembre 1908, p. 3.

7) L’Ancora, 1, Anno VI, 4 dicembre 1908, p. 2.

8) Archivio Storico del Senato.

9) La Stampa, 189, Anno LXVII, 10 agosto 1933, p. 8.

10) Archivio Storico del Senato.

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Articolo pubblicato il 19/07/2021