Roma. La ballata dei pagliacci e degli eunuchi
Abu Dhabi

Oltre alle baruffe tra Grillo e i grillini, il ministro degli Esteri Di Maio ha creato un incidente con Abu Dhabi.

Stiamo assistendo in questi giorni alle piroette tragicomiche del comico Grillo che non fa neppure più ridere. Non accusa il sistema partitocratico, o la mondializzazione, ma si accanisce sul suo scendiletto, cioè quel Giuseppi Conte che, cercando sul dizionario sostantivi per lui difficili,  ha partorito in lunghi mesi una bozza di statuto di quel che resta del movimento, per cercare di rivendicare i diritti della maggiore età, nei confronti del padre padrone.

 

In quest’alterco si inseriscono o tremano i parlamentari che si vedono affacciati al baratro dell’improbabile rielezione e non hanno ancora optato con chi dei due potranno ancora rimanere in sella. Ma, elevando lo sguardo verso argomenti più seri, c’è da rabbrividire, sempre riguardo alle imprese governative dei grillini. L’ultimo disastro della serie ci porta all’ex bibitaro e pseudo ministro degli esteri.

 

Luigi Di Maio ha combinato un disastro diplomatico e causato danni enormi all’Italia. Altro che «il migliore ministro degli Esteri della nostra storia» come aveva decretato, a suo tempo  Beppe Grillo. Abituato a “stare coperto”, adottando sempre la posizione dei colleghi europei, senza prendere mai una iniziativa di politica estera che sia una, a gennaio 2021, Giuseppe Conte regnante, ha finalmente deciso di decidere.

 

E ha fatto un guaio, ben maggiore delle figuracce e delle palesi manifestazioni di ignoranza che gli sono ormai consuete. Ha infatti congelato le licenze (già operative) per la fornitura agli Emirati Arabi Uniti di ventimila bombe per aerei prodotte in Italia. E ha anche bloccato le forniture italiane di pezzi di ricambio per la pattuglia acrobatica emiratina, uno sgarro perché questa pattuglia non fa operazioni belliche ma ha una funzione simbolica, rappresenta la bandiera. Dunque un’offesa all’onore nazionale emiratino.

 

La motivazione della scelta del tutto inusuale è la solita: concretizzare la demenziale strategia estera dei Cinquestelle. Quella ufficiale per l’embargo è boicottare i paesi che fomentano la guerra civile in Yemen.

 

Ma non regge, perché in realtà gli Emirati Arabi Uniti hanno cessato di intervenire militarmente in Yemen da ben due anni e quindi “punirli”, per Di Maio e i Cinquestelle, aveva e ha solo lo scopo di marcare una posizione di forte critica nei confronti dell’Accordo di Abramo, siglato nell’agosto del 2020 tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, che ha rivoluzionato in senso positivo il Medio Oriente.

 

Insomma, Di Maio e i Cinquestelle, con l’assenso dell’allora premier Conte, hanno voluto ribadire la loro tradizionale posizione favorevole all’Iran contro il quale, appunto, è stato siglato l’Accordo di Abramo.

 

Un perfetto esempio della strategia di politica internazionale ispirata da Beppe Grillo che non a caso ora rompe con Conte perché non rinuncia a dettare al governo la sua agenda di politica estera filo iraniana e filo cinese.

 

Di questa unica e solitaria iniziativa di politica estera di Di Maio nessuno si è accorto sino a quando non è deflagrata la durissima reazione del principe Mohammed bin Zayed, capo di Stato degli Emirati, che prima ha negato all’aereo che portava in Afghanistan i giornalisti italiani di fare scalo nel suo paese, costringendo il ministro della Difesa Lorenzo Guerini a condurre una cerimonia senza invitati per la fine della missione italiana a Herat.

 

Poi ha intimato lo sfratto entro il 2 luglio della base aerea italiana di al Minhad. Il disastro è che questa base è fondamentale per i nostri contingenti in Afghanistan, in Kuwait e Iraq.

 

Organizzare il ritiro in atto del nostro contingente militare dall’Afganistan senza fare base negli Emirati è non solo molto costoso, ma anche molto complesso. E questo vale anche per il supporto logistico al nostro contingente in Iraq. Di fatto al Minhad è l’unico e indispensabile baricentro logistico per l’Italia in tutto il Medio Oriente.

 

Ma non basta, Mohammed bin Zayed minaccia ora anche di far saltare tutti i contratti dell’interscambio Italia–Eau che valgono ben 4 miliardi di dollari l’anno. Infine, ma non per ultimo, gli Emirati di fatto rompono, perché stupidamente provocati, le relazioni diplomatiche con l’Italia proprio nel momento in cui svolgono un ruolo fondamentale per la tregua politica in Libia e mentre tutte le cancellerie occidentali guardano ad Abu Dhabi come baricentro di una grande svolta politica in Medio Oriente.

 

Parrebbe che da settimane, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini stia premendo su Di Maio perché rimedi al disastro combinato.

 

Ma il grillino alla Farnesina ha  lasciato che la crisi si incancrenisse, senza coglierne la portata del suo comportamento, perché ci riferiscono i ben informati, non riesce a capire il divario tra strategia e azioni deleterie.

Con l’ennesima figuraccia dell’Italia sulla scena internazionale provocata dai grillini, ora Mario Draghi, dovrà cercare di rimediare ai danni del suo dilettantesco ministro degli Esteri.

 

Nella faida pelosa di questi giorni, quale sarà la nuova patacca con la quale si fregerà Di Maio per rimanere al governo e garantirsi l’elezione nei quartieri spagnoli di Napoli?

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 01/07/2021