La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Diciannove anni or sono, scoppia lo scandalo dell’eros center «Viva Lain»

Il 30 giugno 2002, diciannove anni or sono, a Torino scoppia lo scandalo dell’eros center «Viva Lain». Così La Stampa di quel giorno dà la notizia:

 

un falso centro di massaggi in via antinori usato come copertura per incontri con donne di tutte le nazionalità

Chiuso alla Crocetta il bordello dei vip

Cinque arresti, tra i clienti calciatori, politici e giornalisti

Trema la Torino bene: in via Antinori 6 la polizia ha scoperto un bordello di lusso. Al primo piano dell’elegante casa, mimetizzato nel salone di massaggi ed estetica «Viva Lain». Funzionava dall’aprile 2000, garantiva agli organizzatori un incasso di un milione e mezzo di euro l’anno. Lo hanno frequentato dieci calciatori di serie A, tra cui un difensore della Juventus e un centrocampista del Torino. Con loro, nei quattro salottini adibiti ad alcova, è passata una folla di uomini, dagli 80 ai 90: industriali, politici, attori impegnati nei tanti film girati sotto la Mole, manager, giornalisti.

Il «Viva Lain» impiegava una trentina di prostitute, tutte giovani e belle: casalinghe e universitarie torinesi, stangone brasiliane, marocchine, bulgare, romene, ucraine. Tenevano per sé il 20 per cento dei soldi. Le tariffe: da 60 euro a 800, ammessi per il pagamento bancomat e carte di credito.

Il centro funzionava dalle 9 alle 21, le ragazze s’alternavano in due squadre di 8-10 in due turni, dalle 9 alle 15 e dalle 15 alle 21. Il problema più grosso per gli organizzatori: disciplinare la congestione di clienti durante la pausa pranzo.

In carcere sono finiti, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione cinque persone.

Una delle arrestate aveva in casa hashish e coca per festini privati. Domani saranno interrogate dal sostituto procuratore Padalino che coordina l’inchiesta che la polizia aveva chiamato «Operazione benessere». È cominciata ad aprile, quando gli agenti del capo della Mobile, Sergio Molino, di notte entrarono nell’appartamento di via Antinori e montarono nei salottini del bordello mini-telecamere. Per più di due mesi hanno filmato migliaia di incontri, i dialoghi, i pagamenti delle ragazze.

Migliaia anche le intercettazioni telefoniche con i clienti che chiedono lumi sulla «merce» e le centraliniste che illustrano il catalogo «Oggi lavora Olga, alta, bruna, occhi azzurri», «Sì, c’è la cavallona brasiliana».

I vicini del centro dicono: «C’era sempre un gran movimento, solo e sempre uomini, eleganti, con auto sportive. Gente molto discreta come le ragazze, tutte attraenti, giovani, mai vistose o volgari». Quasi nessuno sospettava che il «Viva Lain» nascondesse un bordello.

 

Il quotidiano torinese riporta ulteriori servizi in altre due pagine interne, lo diciamo per sottolineare il clamore destato da questa notizia.

La comunicazione giornalistica è stata preceduta, giovedì 27 giugno 2002, dall’arresto di cinque persone, effettuato nel primo pomeriggio da agenti della Squadra Mobile Sezione Criminalità Extracomunitaria e Prostituzione di Torino. Sono Tiziana Maritano, di 32 anni, proprietaria del centro benessere che, come madre di un bimbo di tre mesi, è posta agli arresti domiciliari; il suo compagno Luca C***, padre del figlioletto della Maritano; Lucia Fiorio, di 64 anni, madre della Maritano, residente a Ciriè; Diana Epifani, di 31 anni, e Lorena Berno, di 31 anni, indicate come segretaria e ragazza del centro benessere, dove è nota come «Sophie».

Come è nata l’indagine? Secondo la ricostruzione fornita dalla stessa Tiziana Maritano nel suo libro Massaggi proibiti (Kaos, Milano, 2003), il centro massaggi non forniva “rapporti sessuali completi”: alle sue ragazze, massaggiatrici diplomate, veniva fatto firmare un preciso impegno in questo senso.

Sempre secondo la Maritano, nel luglio 2001 era stata reclutata una nuova massaggiatrice dalla vita personale problematica a causa del convivente manesco e avido di denaro. La massaggiatrice, che altre fonti indicano come Emanuela P., era poi sparita nel dicembre dello stesso anno, dopo uno litigio con una collega. Questa ragazza, il 10 aprile 2002, aveva presentato in Questura una particolareggiata denuncia contro il convivente, dove si parlava anche del «Viva Lain», indicato come centro di prostituzione.

Partita così l’indagine, a metà aprile, la segretaria del «Viva Lain» è stata fermata dalla Polizia sotto casa, un funzionario le ha sequestrato le chiavi, comprese quelle del centro, che più tardi le ha restituito, scusandosi per un errore di persona.

Come spiegato dal giornale, nella notte la polizia, oltre a microspie nei locali, ha collocato una mini-telecamera in una cabina del centro e altre sul portone del palazzo per identificare i clienti e per inquadrare le targhe delle auto parcheggiate. Gli arresti sono stati effettuati dopo tre mesi di questo “spionaggio”.

Si parla del «Viva Lain» come di un bordello di lusso con clienti Vip (imprenditori, manager, professionisti) dal business miliardario, che include un giro di droga. Per i suoi echi erotico-calcistici è il tormentone dell’estate 2002, tanto da eclissare la notizia della scoperta da parte dei Carabinieri, ai primi di luglio, di un eros center ad Alpignano, chiamato la Chimera, decisamente artigianale e a conduzione familiare.

Il coinvolgimento, vero o presunto, di numerosi calciatori della Juventus, del Toro e di altre squadre di serie A alimenta i pettegolezzi sul «Viva Lain». Si indica come frequentatore del centro anche il designatore arbitrale Pier Luigi P***, in indebita intimità coi giocatori. Un’ulteriore declinazione dello scandalo «Viva Lain» sarà infatti quella dell’immoralità del mondo calcistico, aspetto su cui non mi dilungo: rimando ai libri dell’ex calciatore Carlo Petrini (1948-2012).

Alle molte parole dei giornali corrisponde una progressiva riduzione delle accuse. Non si parla più di droga, il compagno della Maritano viene scagionato mentre il mondo calcistico adotta svariate strategie difensive nei confronti dei mass media.

Una certa visibilità viene acquisita da Lorena Berno, Sophie, posta in libertà dopo un mese e mezzo di carcere, parte alle Vallette - dove è stata messa in isolamento per l’ostilità delle compagne di cella - e parte ai domiciliari. Sophie si descrive come già fidanzata di Paolo Montero, amica di molti calciatori, desiderosa di inserirsi sempre più nell’ambiente del pallone e di divenire giornalista sportiva. È stata Sophie a litigare con Emanuela per il mancato pagamento da parte di un centrocampista del Torino per una prestazione sessuale avvenuta nella sua abitazione, al di fuori quindi del «Viva Lain». Questa inadempienza ha innescato la denuncia presentata alla Questura. Le dichiarazioni di Sophie sembrano confermare le responsabilità di Tiziana Maritano e le due donne polemizzano a distanza.

Col finire dell’estate 2002 il clamore sul «Viva Lain», divenuto l’eros center più celebre d’Italia, inizia a scemare.

Il 1° novembre giunge la notizia che la grande protagonista del «Viva Lain», Sophie, è uscita di scena dopo aver patteggiato una pena a dieci mesi di reclusione con la condizionale.

Il 21 dicembre viene ordinata la chiusura e lo sgombero dei locali di via Antinori.

Il sipario cala definitivamente sul «Viva Lain» il 24 ottobre 2003, davanti al Gup Alessandra Salvadori, dove l’inchiesta penale della Procura si conclude con la definizione dei patteggiamenti e dei processi con rito abbreviato.

Tiziana Maritano ha già versato un’offerta di oltre 50 mila euro alle suore vincenziane e all’Unione genitori e concorda con il Pubblico Ministero la pena di un anno e otto mesi. Lucia Fiorio, madre della Maritano, patteggia un anno e quattro mesi e Diana Epifani, una delle ragazze più richieste del club, se la cava con un anno. Diana ha sostituito Tiziana Maritano nel periodo della maternità - in modo infelice, creando liti fra le ragazze - e per questo è stata indicata come “segretaria” del «Viva Lain». In realtà, la vera segretaria è Angela P., che viene assolta.

Gli imputati sono nove e dei restanti cinque uno è assolto, uno andrà a dibattimento e gli altri sono condannati.

Tiziana Maritano racconta nel libro prima citato la sua versione di fondatrice-titolare: con pseudonimi poco decifrabili (almeno per quanto mi riguarda) parla di massaggiatrici e di numerosi clienti, calciatori compresi, e descrive le varie situazioni che si sono create dentro e fuori del centro. soprattutto intende denunciare gli ambigui risvolti di uno scandalo artificioso, strumentalizzato da giornali e telegiornali sulla base di notizie false e ipocriti moralismi.

Scrive la Maritano: «Solo due persone intelligenti e ironiche, due scrittori come Carlo Fruttero e Franco Lucentini firmano su La Stampa qualcosa di decente».

Si tratta dell’articolo pubblicato nella prima pagina de La Stampa del 30 giugno, a commento delle notizie contenute nelle pagine interne, che già col titolo «estetista» o marciapiede decidiamoci, chiarisce il pensiero degli autori.

È interessante la descrizione che i due scrittori fanno della sede del «Viva Lain»: «Via Antinori, in piena Crocetta, un vecchio palazzo dalle solide mura e tante targhe di ottone ben lustrato, coi nomi di avviati studi professionistici e commerciali, scale in pietra di Luserna, ascensore di mogano con la panchetta. Cosa c’è di più torinese di una simile scenografia?».

Quando mi sono recato in via Antinori per documentarne l’aspetto attuale erano appena terminati i lavori di manutenzione della facciata del palazzo che, a distanza di quasi vent’anni, mantiene le caratteristiche sapientemente colte da Fruttero e Lucentini.

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Articolo pubblicato il 03/07/2021