Masino (TO) il Castello e Parco ospiterà una tappa dell’itinerario di concerti dedicati all’eroina del Risorgimento Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Evento organizzato da Le Dimore del Quartetto e la Fondazione Brivio Sforza

Le Dimore del Quartetto e la Fondazione Brivio Sforza, insieme a numerosi partner tra cui il FAI, danno vita a un progetto dedicato ad un’ eroina del Risorgimento e personalità dai mille volti: Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808 – 1871) – patriota, giornalista, editrice, imprenditrice, viaggiatrice – che per tutta la sua esistenza ha sfidato le convenzioni, esercitando la sua libertà in un mondo che riconosceva queste virtù solo al maschile.

Un itinerario di concerti di quartetti d’archi all’aperto da giugno a settembre 2021, in quattro luoghi iconici della sua vita con l’obiettivo di accendere un riflettore - in occasione del 150° anniversario della sua morte - su questa nobildonna vissuta nell’Ottocento che partecipò attivamente al Risorgimento italiano, fu editrice di giornali rivoluzionari e creò asili e scuole, nonché forme di previdenza per i contadini.

Domenica 11 luglio 2021  alle ore 18,30il Bene FAI Castello di Masino a Caravino (TO) ospiterà il terzo concerto dedicato a Cristina. (Concerto gratuito su prenotazione posti, direttamente dal sito FAI).

Ma quale correlazione c’è tra la sontuosa dimora di una delle più illustri casate piemontesi, i Valperga, e questa importante figura femminile del XIX secolo?

L’elenco di più di cento oggetti, compilato da Luigi Valperga, conte di Masino, riguardante i beni provenienti per eredità dalla sua sposa Cristina Trotti Bentivoglio, testimonia la presenza nel Bene FAI di un cospicuo numero di oggetti di arredo, miniature, disegni, fotografie, strettamente legati a Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Cristina Trotti, spostata Valperga, era infatti la nipote, figlia dell’unica figlia della principessa, Maria. Gli oggetti riferibili con certezza a Cristina e Maria segnano un percorso collegato alle vicende appassionanti della vita della principessa, dalle origini familiari, alla formazione nell’ambito delle arti del disegno, all’impegno civile e politico, alle amicizie intellettuali, a viaggi in Oriente, agli affetti e alle intense letture.

Nella preziosa biblioteca del Castello, che conserva più di venticinque mila volumi antichi, sono presenti proprio alcune pagine del diario di viaggio di Cristina Trivulzio di Belgiojoso in medio oriente, in particolare il passaggio in Palestina nel 1852 con la figlia Maria.

Per celebrare una figura così importante nella storia dell’unità d’Italia il FAI ha dedicato una stanza del Castello proprio alla principessa dove sono custoditi alcuni oggetti dell’eredità della nipote e il ritratto di Cristina da giovane.

Il tour dei quattro concerti terminerà mercoledì 15 settembre in Piazza Belgioioso a Milano. In quell’occasione sarà inaugurata la statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso: Milano avrà il primo monumento statuario dedicato a una donna, un personaggio storico femminile emblematico della storia della città.

Ogni concerto sarà occasione di incontro per raccontare Cristina Trivulzio attraverso una serie di conversazioni condotte da Paola Dubini (professoressa di economia aziendale all'Università Bocconi di Milano) che dialogherà con importanti figure femminili contemporanee, le “Cristine contemporanee”, sulle sfide dell’oggi toccando gli ambiti che hanno visto Cristina Trivulzio protagonista: l’impegno sociale, il giornalismo, l’educazione e l’imprenditoria.

I concerti proposti lungo questo itinerario vogliono essere un’occasione per promuovere e dare spazio al talento giovanile e femminile attraverso la commissione di composizioni originali dedicate al progetto. Oltre a opere originali e inedite di giovani compositrici contemporanee, il programma musicale prevede un repertorio unico scritto o ispirato da donne del periodo storico di Cristina Trivulzio di Belgiojoso per un più ampio riconoscimento collettivo dell’azione femminile nella storia.

 

Alcune note biografiche dell’avvincente figura della nostra eroina

Cristina è stata famosissima in vita e non solo in Italia. Celebrata anche dopo morta per decenni, grazie al suo apporto alla causa dell’Unità d’Italia, è oggi quasi sconosciuta. A Milano, dove il suo nome era noto a tutti, per la sua ricchezza, la bellezza, il coraggio e l’anticonformismo, è oggi ricordata con una via suburbana che porta a Pero, dopo lo svincolo autostradale di Roserio.

Cristina fu una bambina gracile e timida, ma già da giovanissima si dimostrò intrepida. Era nata in una famiglia nobile e ricca; suo padre morì quando lei aveva solo quattro anni e tuttavia la sua fu un’infanzia serena: la madre si risposò con Alessandro Visconti d’Aragona, ebbe altri quattro figli e Cristina ebbe buoni e affettuosi  rapporti sia con il patrigno che con i fratellastri. Come si usava a quel tempo nelle famiglie nobili, non fu mandata a scuola e prese invece lezioni a casa. Determinante per la sua formazione fu il rapporto con l’insegnante di disegno, Ernesta Bisi, che per prima le fece intravedere idee nuove, e l’amicizia con Bianca Milesi: idee che venivano dalla Francia e che non piacevano neppure un po’ al potente nonno materno di Cristina, Gran Ciambellano dell’imperatore d’Austria.

A 16 anni Cristina rifiutò il matrimonio con un cugino triste e piagnucoloso e sposò invece, pur sconsigliata dagli amici, il principe Emilio di Belgioioso: che era bello, giovane, sifilitico e stava dilapidando allegramente il suo patrimonio. Per dare un’idea della ricchezza della famiglia Trivulzio, si pensi che Cristina portò in dote 400.000 lire austriache, calcolate oggi a 4 milioni di euro. Il matrimonio con Belgioioso durò poco, ma si dissolse pacificamente in un rapporto d’amicizia che durò tutta la vita.

Verso la fine degli anni Venti Cristina cominciò a frequentare i patrioti, cosa che ovviamente non sfuggì all’occhiuta polizia di Milano. Sentendosi minacciata, scappa prima in Svizzera, poi in Francia. Qui, ospite di un amico notaio, conosce lo storico francese Augustin Thierry, che le rimane amico per tutta la vita, innamorato della sua testa, della sua vitalità, della sua intraprendenza: non poteva ammirarne la bellezza perché era da poco diventato cieco.

Intanto la polizia austriaca sequestra tutti i suoi beni in Italia: Cristina decide allora di trasferirsi in Francia dove per qualche tempo si guadagna da vivere facendo pizzi e coccarde. Ma per sua fortuna la povertà dura poco: arriva prima l’aiuto materno, poi il dissequestro del suo patrimonio.

Affitta allora un appartamento nel centro di Parigi, apre un salotto, stringe amicizia  con Heinrich Heine, Liszt, de Musset, corrisponde con La Fayette. Scrive articoli, paga di tasca sua giornali patriottici, aiuta numerosi fuorusciti italiani, finanzia addirittura un tentativo di colpo di stato mazziniano in Sardegna, perora la causa italiana nel mondo che conta a Parigi.

È molto ammirata, sicuramente affascinante. Alta, sottile, colorito pallidissimo, capelli nerissimi, molti la corteggiano, tutti l’ammirano. A trent’anni mette al mondo una bambina, Maria. Figlia di chi? Non si saprà mai di sicuro, forse di uno storico che si chiamava François Mignet. Seguono anni di isolamento e di studio. Poi Cristina decide di tornare a Locate, dove possiede una grande proprietà di famiglia.

Prima di lasciare Milano, Cristina chiede di dare un ultimo saluto a Giulia Beccaria , la madre di Alessandro Manzoni, malata gravemente. Ma il “pio” Manzoni non la lascia entrare: troppo scandalosa era stata la sua vita per essere accettata da un cattolico. Lo stesso Manzoni, quando gli fu riferito che Cristina a Locate aveva fondato un asilo per i bambini poveri esclamò: «ma se ora i figli dei contadini vanno a scuola chi coltiverà i nostri campi?»

Asilo che fu invece lodato dal  grande pedagogista Ferrante Aporti e non fu l’unica iniziativa filantropica della Belgioioso, che in Francia aveva apprezzato le idee del socialismo utopistico di Charles Fourier: a Locate crea anche scuole maschili e femminili, nonché forme di previdenza per i contadini.

Seguono anni di studio (tra l’altro traduce in francese le opere di Gian Battista Vico) e  di fervore di idee, dissensi, iniziative: Cristina si orienta per la soluzione unitaria e monarchica. Sono anni caldi che preparano il ‘48. Usa il suo denaro per diffondere idee, fonda la rivista «Ausonio» sul modello della celebre «Revue des Deux Mondes». Incontra Cavour, Cesare Balbo, Tommaseo, Giuseppe Montanelli.

È a Roma quando scoppiano le Cinque Giornate di Milano. Organizza quello che, con un po’ di ironia, venne chiamato l’ “esercito Belgioioso”, 200 volontari portati in piroscafo fino a Genova e di qui a Milano. Poco tempo dopo si unisce ai patrioti della Repubblica Romana, trascorre giorno e notte negli ospedali, si espone a ogni rischio e “inventa” le infermiere, che ancora non esistevano: dame aristocratiche, donne borghesi e anche qualche prostituta. Ciò che, quando si verrà a sapere anni dopo, non mancherà di  scandalizzare i “benpensanti” e lo stesso Papa, al quale Cristina risponderà  rispettosamente, ma per le rime, con una pubblica lettera.

Dopo la sconfitta della Repubblica Romana s’imbarca a Civitavecchia con la figlia, sbarca a  Costantinopoli, finisce in Turchia, dove con soldi a prestito acquista una proprietà, fonda una colonia agricola aperta a profughi italiani, assiste la popolazione locale come a Locate, si guadagna da vivere scrivendo articoli di sorprendente verismo sull’Anatolia, il Libano, la Siria, la Palestina.

Nel 1855 ottiene dalla burocrazia austriaca la restituzione dei suoi beni, torna in Italia, e nel 1860 si sposa la figlia Maria – e sarà un matrimonio felice, che renderà felice anche Cristina. Nel 1861, dopo la proclamazione della tanto sospirata unità d’Italia, la principessa di Belgioioso lascia serenamente ogni attività politica e vive tra Milano, Locate e il lago di Como con l’affezionato servo turco Burdoz e la governante inglese Miss Parker, entrambi compagni di viaggi e d’avventure da vent’anni.
Muore nel 1871, a 63 anni, a Locate: dove si trova ancora la sua tomba:

 

«Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto  il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!» Cristina Trivulzio di Belgiojoso, 1866

 

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Articolo pubblicato il 07/07/2021