Torino. C’è una questione di democrazia al TGR RAI Piemonte?

Sconcertante risposta dell’assessore Sacco all’interpellanza di Eleonora Artesio

Non possumus. Con una risposta dal sapore curiale,  l'assessore Sacco, uno dei più in vista dall'amministrazione Appendino, ha nella sostanza archiviato l'interpellanza della consigliere Eleonora Artesio avanzata in Sala Rossa lunedì scorso sulle vicende che da mesi attraversano la sede Rai di via Verdi a Torino, di cui ci siamo occupati il 24 maggio e il 6 giugno scorsi.

Nella sua interpellanza, Eleonora Artesio ha affrontato il nodo centrale della questione, cioè i pessimi rapporti tra la maggioranza dei giornalisti e il caporedattore Tarcisio Mazzeo. Tensioni che hanno avuto modo di palesarsi sia con la sfiducia votata al piano editoriale presentato dal caporedattore, sia con lo sciopero delle firme attuato dal Tgr Piemonte e, in ultimo con le ripetute lamentele e denunce di gravi episodi riportati ai vertici della Tgr, al direttore Casarin e al condirettore Pacchetti.

Ma Eleonora Artesio ha puntato il dito non soltanto sui pessimi rapporti che "si riverberano sulla comunicazione del servizio" e dunque sulla qualità dell'informazione che chiama in causa responsabilità in alto loco, di chi ha  finora avallato l'operato di Mazzeo. Una criticità rilevata da Eleonora Artesio a margine della seduta, ma soprattutto denunciata da chi guarda il telegiornale del Piemonte, oltre che dagli addetti ai lavori, disabituati ad un'informazione a dir poco "addomesticata" politicamente e deprivata di quella funzione essenziale di riflessione e di indagine che compete all'intermediazione giornalistica.  Al contrario, l'assessore Sacco si è limitato a un resoconto agnostico, burocratico, richiamandosi ai criteri formali stabiliti dall’osservatorio di Pavia.

Criteri che passano, com'è noto,  dai dati dei rispettivi spazi di informazione concessi al presidente della Regione, ad assessori e consiglieri, alla sindaca di Torino e ad altri sindaci del territorio, ma che nulla dicono dei metodi per arrivare a "far quadrare" i tempi, su come si può concedere spazio a un partito anziché un altro, e soprattutto sugli argomenti prescelti per offrire una reale informazione pluralista.

Uno dei nodi, se non il nodo, affrontato dal Comitato di Redazione nel confronto con Tarcisio Mazzeo costretto, secondo le notizie che giungono da via Verdi, ad una vera e propria ritirata. Il caporedattore, infatti, che sarebbe dovuto rientrare il 29 giugno scorso, avrebbe prolungato il suo periodo di malattia, esattamente come avevamo previsto nell'articolo del 6 giugno.

Alla base del suo malessere, vi sarebbe la mancata riconferma alla guida della Redazione piemontese. Per Mazzeo, al momento, non vi sarebbe dunque neppure la soddisfazione di un promoveatur ut amoveatur, ma soltanto il più classico dei benserviti. In qualunque caso, si tratta di metodi che gettano una pesante ombra sulla gestione del personale dei vertici Rai di viale Mazzini, sul clima tollerato, se non favorito per creare divisioni e lacerazioni interne. 

Interrogativi che Eleonora Artesio, da politica illuminata, ha cercato di sollecitare ad una amministrazione cui dovrebbe stare a cuore il livello dell'informazione.

Ma, evidentemente, quella di cercare di capire, di analizzare, di grattare sotto la superficie, è una stagione definitivamente al tramonto per  chi è al governo della città.

Ammesso che, anche soltanto per un istante, abbia avuto diritto di cittadinanza nella giunta Appendino. 

 

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Articolo pubblicato il 03/07/2021