L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Carlo Mariano Sartoris: 2021, che fine ha fatto Greta Thunberg?

Dalla dimostrazione davanti al Parlamento Svedese alla copertina del Time e alle minacce di morte

Dopo la grande popolarità che la giovane scandinava si è conquistata nel 2019 con la sua crociata per la salvaguardia del nostro pianeta, da un po' di tempo, su Greta Thunberg e il suo movimento “Fridays for Future” si sono affievolite le luci della ribalta.

È un fatto assodato che l’improvviso insorgere e il replicarsi della pandemia Covid-19, sia il maggior responsabile della caduta di interesse per le iniziative della paladina del clima. Nel frattempo, Greta Thunberg, il 3 gennaio 2021 ha compiuto 18 anni e non ha mai smesso di perorare la salute della Terra, quindi anche la nostra, ma ha spostato l’approccio alla materia e alcune sue priorità.

Facendo combaciare l’impegno ambientalista con lo studio, Greta ha proseguito la sua missione sui social, espandendo la protesta sul Web, raccogliendo ulteriori adesioni al suo movimento e sollecitando un concreto impegno delle politiche ambientali ai padroni del mondo. Capi di Stato che predicano bene sugli obiettivi dell’agenda 2030 per il freno delle emissioni di CO2, ma in realtà non concludono i fatti.

Nel 2020 però, Greta è scomparsa anche dalla rete. La causa è stata un’infezione, forse da Covid 19, di cui non si ha certezza, ma che è stata superata. Nuovamente in forma, la giovane svedese è tornata paladina del clima, “lavorando da casa” come molti di noi, twittando contro il Consiglio Europeo dopo il vertice UE per trovare l’intesa del Recovery Fund, chiamando in causa le istituzioni sull’inquinamento e la sostenibilità.

Testualmente da twitter: “come previsto, il Consiglio Europeo ha presentato, vaghi, incompleti e distanti obiettivi climatici quasi impossibili da tracciare, è una completa negazione dell’emergenza climatica. Fino a quando si continuerà ad agire alle loro condizioni, otterremo soltanto briciole! Possiamo fare quante riunioni si vuole, ma fino a quando l’emergenza climatica non sarà trattata come tale, non vedremo alcuna azione”  

Nel luglio 2020, Greta ha vinto un premio da un milione di euro al Gulbenkian Prize for Humanity, donato a varie associazioni. Una cospicua parte della cifra è stata devoluta alle popolazioni indios dell’Amazzonia brasiliana, prime vittime della deforestazione e duramente colpite dalla pandemia Covid-19; altri € 100.000 sono stati donati alla Stop Ecocide Foundation, che chiede di vedere riconosciuto il reato di ecocidio dalla Corte Penale Internazionale, per avversare la devastazione della natura e proteggere il futuro della vita sul pianeta.

Greta Thunberg non è comunque sparita, opera recente è il documentario prodotto e trasmesso dalla BBC dal titolo “Greta Thunberg: A Year to Change the World“. La serie, andata in onda dal 12 aprile scorso, si articola in varie puntate: nell’ultima l’attivista ha duettato con David Attenborough, il Piero Angela inglese, dialogando sui temi della sostenibilità, raccogliendo molto seguito.

Ugualmente, il volto di Greta e le sue performance con il leader del mondo che nel 2019, le avevano fatto guadagnare il titolo di personaggio dell’anno sul Time e una candidatura all’Oscar, sono quasi scomparsi dagli onori della cronaca. Forse è il momento che il pianeta Terra trovi una nuova eroina?

2021: alcune dichiarazioni della giovane svedese apparse sui social restituiscono l’idea di una persona consapevole della caduta di popolarità, ma non per questo lontana dai suoi principi ispiratori.

Leggendola tra le righe si può intuire un intimo motivo per il quale non si vede in grado di perseverare nella sua esplosiva battaglia in favore del clima: “La mia fama non durerà per sempre, per questo sto cercando di usare l’attenzione che ancora ricevo dai media per ottenere tutto quello che è possibile nel più breve tempo possibile”.

Ugualmente, in un’intervista del 2021 sul Sunday Times, la giovane Greta, riferendosi alla scarsità di risolutezza della comunità internazionale in materia di emissioni nocive, ha sentenziato: “non dico agli altri quello che devono fare, ma se ti batti per una causa e non metti in pratica ciò che dici, le tue parole non saranno prese seriamente. Sarebbe bello che le promesse siano mantenute, non si possono avere vaghi obiettivi per un futuro lontano, occorre agire adesso, speriamo che il 2021 sia l’anno del risveglio!” Richiamando l’attenzione sui moniti degli scienziati che si occupano del clima e di biodiversità.

Scivolando sul piano politico, Greta Thunberg ha giudicato insufficiente il piano di Boris Johnson per la green revolution, mentre ha speso parole di favore verso Joe Biden, che ha dichiarato di far rientrare gli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi.

Infine, quasi a sorpresa, nella medesima intervista, la giovane paladina della grande madre Terra ha svelato uno dei motivi per una scelta meditata di minor popolarità: “sono stata oggetto di un odio rabbioso, di cui non mi spiego ancora oggi il perché, ma mi sono abituata e non gli ho dato più molto peso, ma ho ricevuto delle minacce di morte estese ai miei familiari. Quando certe cose hanno un impatto con le persone che hai attorno, allora diventa qualcos’altro”.

Conclusioni: in poco tempo Greta Thunberg, superando ogni polemica sulla sua affinità con la green economy, certamente ha intrapreso una campagna informativa pacifica e il suo movimento Fridays for Future, pur in maniera scolastica ha sensibilizzato milioni di giovani. Un dato su tutti: dal 2019 l’acquisto di libri dalle tematiche ambientaliste è triplicato. Tutt’ora Greta fa sentire la sua voce ai piloti del mondo e non sono in molti a farlo.

Luglio 2021: il Canada brucia, centinaia di vittime, temperature di 50°, i ghiacciai si sciolgono, fiamme tra le acque del Golfo del Messico, allagamenti e fenomeni estremi in tutto il mondo. Provvedimenti cercasi. Invece è aumentata la richiesta di greggio; l’industria è in ripresa, il business deve continuare. Riguardo le emissioni di biossido di carbonio…si vedrà.

Avremmo bisogno di tante Greta e invece, l’unica che abbiamo, minuta ragazzina bersaglio di inutili e ignoranti giustizialisti da tastiera, è stata minacciata per il suo impegno green e discriminata per la sua forma di autismo. Paradosso fuori moda in quest’epoca di apertura a ogni ipotetica etichetta di diversità.  

La speranza dunque è che non si spenga alcuna voce ambientalista, qualsiasi essa sia, e per i minacciosi inquisitori, inconsapevoli complici manipolati dalle lobby petrolifere, dal cuore del mondo un vecchio adagio consiglia: Solo gli stupidi non cambiano mai idea…

 

 

 

 

 

 

 

 

      Civico20News    

Carlo Mariano Sartoris                               

           Redattore

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Articolo pubblicato il 11/07/2021