Torino. Palazzo Civico. Le ambiguità degli incompetenti

Oltre 1.000 torinesi protestano contro lo spostamento del capolinea del 15 in borgata Lesna

Tra le ambiguità e le incompetenze che caratterizzano la ormai al tramonto   giunta Appendino, si evidenza la miopia e la superficialità della politica dei trasporti e della viabilità.  L’innominabile assessore Lapietra, spalleggiata dalla sindaca, in questi anni ha demonizzato l’auto sotto ogni aspetto.

Hanno istituito isole pedonali in luoghi ove invece di bonificare l’ambiente si creano ingorghi ancor più deleteri, creato pericolose corsie per le biciclette, ma non hanno disciplinato la circolazione dei monopattini, con gravi incidenti che si susseguono quasi ogni giorno, principalmente per colpa degli sprovveduti velocisti.

Hanno fatto infuriare i commercianti che in moltissime circostanze , in seguito alle pensate dei duetto, vedono vanificare incassi ed affari. Hanno irritato i cittadini.

La limitazione al traffico privato è solamente la foglia di fico per coprire le indecenze  del riordino dei trasporti pubblici basati sul nulla e segnati dalla superficialità.

Incongruenze denunciate in consiglio comunale dal capogruppo di FI, Raffaele Petrarulo, in quanto , soprattutto nelle periferie, ci sono linee automobilistiche che non corrono nei festivi, con arbitrarie modifiche del percorso, come sta accadendo per il 57. Torneremo quanto prima in argomento.

Ma la perla del giorno si è concretizzata nella protesta di oltre 1000 cittadini di borgata Lesna, approdata  in consiglio comunale, ove è stata presentata una petizione di iniziativa popolare, sottoscritta da 1034 torinesi avente per oggetto: "Non modificare percorso linea tramviaria “15” e non spostare il capolinea di Borgata Lesna". L’esito dell’audizione dei sottoscrittori è stato sconcertante. Porta sbattuta in faccia ai cittadini, senza neppure ascoltare le loro sacrosante ragioni.

In via Brissogne si trova il capolinea della linea tramviaria 15 che da Sassi, si snoda in un lungo percorso sino a raggiungere borgata Lesna. La fermata del tram è già di per sé irregolare, in quanto le vetture tramviarie che seguono quella ferma al capolinea debbono arretrare la corsa circa 150 metri prima del capolinea, per poter far scendere i passeggeri. Nel 2022, forse, dovrebbero essere assegnate alla città di Torino, vetture maggiormente capienti e di conseguenza più lunghe, per cui la sosta a quel capolinea risulterebbe difficoltosa. Negli anni precedenti ogni qual volta si è presentato un analogo problema, o in Comune erano pervenute richieste di adeguamento del percorso alle esigenze  dei cittadini si è provveduto cercando la situazione ottimale.

Gli ecologisti, per scherzo, della giunta Appendino, invece non ci sentono. Preferiscono  spendere circa un milione di euro che arrivano dall’Europa per arretrare il capolinea del 15 di qualche kilometro, nei pressi dell’Ospedale Martini, zona già servita dal 42.

Ma c’è di più. Sino alla fine degli anni ’90, il capolinea del 15 si trovava nei pressi di via Tofane, e per migliorare il servizio e raggiungere nuovi utenti, era stato allungato sino a via Brissogne. Eppure, anche con il parere degli esperti che ogni giorno manovrano i mezzi, la soluzione sarebbe a portata di mano, rapida, economica ed ecologica.

Il tram che oggi, lasciata via Monginevro, vira a sinistra in via Bionaz per poi attestarsi in via Brissogne, potrebbe proseguire  in via Monginevro per circa 100 metri, virare a sinistra in via Ozieri  e attestarsi in un nuovo capolinea privo di passi carrai.

Proseguire poi in via Brissogne e continuare l’attuale percorso. Con tale economico spostamento, non solo si gratificherebbe la popolazione che ha firmato la petizione , ma si raggiungerebbe  una chiesa ed una scuola, migliorando di fatto il servizio pubblico.

C’è da sperare che tra le more della burocrazia imperante, gli attuali occupanti di Palazzo Civico abbiano modo di sloggiare in ottobre, e  dedicarsi a sport che non danneggino i Torinesi.

Ai nuovi amministratori, evidenziamo i disastri che la giunta Appendino alfiere del green e dell’ecologia, ha compiuto in tema  di trasporti pubblici a danno dei torinesi, con soluzioni alla portata di mano, ma non colte, in modo che mentalmente si attrezzino al cambiamento. Perché la conta non si esaurisce al 15 e c’è di più:

  • La linea tramviaria 3, pe la caratteristica delle vetture in circolazione termina il percorso in corso Regina Margherita e non sale in collina sino al capolinea di corso Gabetti – Piazza Hermada, con disagio per gli utenti.

 

  • La linea tramviaria 10 termina il servizio in piazza Statuto, in quanto l’Appendino, oltre a respingere i finanziamenti europei per  la costruzione di un tunnel sotto piazza Baldissera per fluidificare il traffico automobilistico, non ha trovato la soluzione tecnica per ripristinare qualche centinaio di metri di rotaia per l’attraversamento di piazza Baldissera, così da piazza Statuto al capolinea del 10 in via Massari, l’utente è costretto a cambiare mezzo, con trasbordo su bus inquinanti e disagi per  passeggeri.

Da notare che con la redazione di un piano di facile attuazione si potrebbe ripristinare il traffico nel trincerone ferroviario in disuso da via Cigna a via saint Bon.

 

  • La linea tramviaria 18 è stata inspiegabilmente sostituita con bus inquinanti, con la scusa che il percorso di circa 2 kilometri in via Nizza, si sovrappone alla metropolitana. 

Tra un anno, con i nuovi mezzi in dotazione, se ci fosse volontà ed intelligenza,  queste sconcezza dovrebbero sparire.

 

Per essere obiettivi, non è mai perfettamente individuabile se simili scelte dipendano totalmente dall’assessore Lapietra o dai vertici GTT, anch’essi di nomina Appendino.

Da costoro vorremo anche sapere perché i cinque treni GTT' ETR Y 0530, entrati in servizio nel 2000, stanno marcendo nella stazione ferroviaria di Fossano, senza la ricerca di un acquirente. Gli esperti ci dicono che Germania ed Austria hanno recentemente  venduto o ripristinato treni costruiti oltre 50 anni or sono. Ma per la Gtt, l’attivarsi costituisce troppa fatica. I ben informati sussurrano che i 5 treni sono destinati alla demolizione.

Intanto il contribuente  paga per le carenze di manager inadeguati.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 13/07/2021