La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Vedova di 82 anni uccisa con undici coltellate (seconda e ultima parte)

Da questo momento iniziano le domande senza risposta. Si tratta di una rapina o è opera di un maniaco? La furia tremenda dimostrata dall’omicida si addice più al raptus di un maniaco che alla violenza di un rapinatore.

Si tratta davvero di una rapina?  Una parte del denaro custodito nell’alloggio e un orologio d’oro non sono stati toccati. Secondo le prime indicazioni dei familiari sarebbero spariti 400 mila lire e due oggetti d’oro di scarso valore. Ma sono gli stessi familiari a mettere in dubbio questa loro informazione: Maddalena non era solita confidarsi e nascondeva gelosamente i suoi averi. «Era abituata a nascondere i soldi e gli oggetti più cari nei luoghi più impensati. Nascondigli dei quali non parlava mai, neanche con noi. Potrebbe darsi che il bandito non li abbia trovati. Guardando meglio, forse li troveremo noi», asserisce la nuora.

Non sappiamo se questa affermazione abbia poi avuto conferma. Ma, in ogni caso, abbiamo esposto tutto quanto accertato dalle indagini e riportato dai giornali nei giorni immediatamente successivi al delitto.  

Va detto infatti che dal 13 novembre la notizia scompare dai giornali cittadini.

Parallelamente alle informazioni sull’omicidio, i cronisti de La Stampa e Stampa Sera espongono considerazioni, in particolare evidenziano le analogie con altre orribili uccisioni di anziane sole, quella della pensionata Lidia Donno col suo cane volpino, avvenuto ai primi di aprile in lungodora Savona, e quello della maestra in pensione di 75 anni, Luisa Guiguet. Quest’ultima è stata uccisa nel settembre del 1976 nella sua soffitta di via Camerana 8 dove saltuariamente passava la notte. Dopo averla uccisa, il killer l’ha straziata a colpi di accetta, poi ha cercato addirittura di bruciarla: ha messo sottosopra la stanzetta, ma non ha toccato le banconote che la donna custodiva in una valigia.  

Queste considerazioni portano al titolo «C’è un maniaco che uccide a Torino?» su Stampa Sera dell’11 novembre 1977. Dopo aver definito il caso come «un delitto difficile», con tenui possibilità di identificarne il responsabile che ha ucciso senza un chiaro movente e senza lasciare la minima traccia, viene esaminata l’ipotesi del maniaco, del folle omicida che si accanisce su poveri esseri indifesi. A questa è contrapposta quella del rapinatore scoperto, magari addirittura conosciuto da Maddalena Bocco. Giocano a favore dell’ipotesi del maniaco anche le affermazioni del dottor Alessandro Fersini, capo della Squadra Mobile e del dottor Aldo Faraoni, i quali sottolineano come il disordine dell’alloggio di via Pordenone non pare quello provocato da un vero ladro alla ricerca di denaro e gioielli.

Si tratterebbe quindi di un furto inscenato per sviare le indagini. Certo ha agito un pazzo sanguinario, che ha infierito sulla sua vittima, ma anche dotato di grande lucidità e freddezza visto che si è allontanato senza lasciare tracce dopo aver massacrato una donna a coltellate. Una lucidità non compatibile con la figura del rapinatore che perde la testa e uccide.

Analoghe considerazioni emergono da un articolo de La Stampa del giorno successivo: «Tre donne anziane e sole uccise a sette mesi esatti una dall’altra».

Un maniaco omicida colpisce a scadenza fissa? Se lo chiede il cronista dopo aver riassunto tutte le strane analogie dei tre casi di uccisione di donne anziane e sole, a distanza di esattamente sette mesi l’una dall’altra. Le ha trucidate in casa un criminale che non le ha risparmiate neppure da morte. I delitti sono stati perpetrati con la violenza cieca, di un individuo ottenebrato dalla pazzia.

«Certo - osserva il capo della Squadra Mobile, dottor Fersini - i delitti presentano molte analogie. Ma parlare d’un “killer delle vecchiette” comunque al momento attuale è forse un po’ troppo azzardato. Tutto è possibile, purtroppo le indagini non hanno il conforto di un solo elemento concreto. Le tre signore potrebbero essere state soppresse anche da un rapinatore deluso, da un rapinatore che temeva d’essere riconosciuto».

L’ipotesi di un unico autore è stata subito avanzata dai cronisti. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno esposto queste considerazioni: «Gli omicidi sono abbastanza simili per la ferocia e la spietata freddezza con cui sono stati perpetrati, ma è azzardato sostenere che sono stati commessi dalla stessa mano. In genere il pazzo assetato di sangue agisce con una certa frequenza, dal settembre dell’anno scorso ad oggi avrebbe ucciso più volte».

I tre casi sono rimasti insoluti.

E a questi, sempre a novembre, si sarebbe aggiunta l’uccisione a coltellate di Gilda Cervo, prostituta di 49 anni, in via Monte Pasubio, anche questa rimasta senza colpevole.

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Articolo pubblicato il 22/07/2021