In Francia si scatenano le proteste contro il green pass obbligatorio; manifestazioni e scontri con la polizia

La via italiana al Green Pass obbligatorio, potrà essere indicata dal Cts. Il parere del Costituzionalista Clementi: “Per l’obbligo serve una legge basata sui dati scientifici”

Migliaia di persone in Francia hanno partecipato a proteste e manifestazioni contro le nuove misure sul green pass introdotte dal governo. Nel giorno della festa nazionale in cui si commemora la Presa della Bastiglia (il 14 luglio 1789), gruppi di manifestanti novax si sono ritrovati in piazza per opporsi a quella che definiscono una “dittatura sanitaria” imposta dal governo e un obbligo di vaccino mascherato.

Le manifestazioni si sono susseguite tanto a Parigi quanto nelle altre grandi città come Lione, Tolosa, Montpellier e Marsiglia. Nessuna delle iniziative, 53 in totale, sembra abbia avuto l’adesione di partiti politici ma in molte piazze si sono nuovamente visti gruppi molto eterogenei tutti accomunati dall’opposizione alle politiche governative

Non sono mancati nel corso delle proteste scontri e tensioni con le forze dell’ordine, anche perché quasi tutte non erano autorizzate. Gli animi più agitati sono stati quelli dei manifestanti a Parigi, Lione e Annecy. Nella capitale gli agenti di Polizia sono anche ricorsi a gas lacrimogeni per disperdere la folla che da Place de la République ha risalito Boulevard Saint-Martin.

Slogan ripetuto durante tutto il corteo è stato la parola “libertà” insieme a “dittatura sanitaria”.

Alcuni manifestanti hanno anche eretto barricate in strada e incendiato cassonetti. Anche a Lione la Polizia ha sparato lacrimogeni per contenere la manifestazione composta per lo più da giovani, circa 1.400 secondo la prefettura, e impedito l’accesso alle vie dello shopping.

Ad Annecy invece un gruppo di cittadini ha forzato il portone della prefettura protestando nel cortile.

Anche la politica italiana, con diverse reazioni, sta guardando alla scelta di Macron. Gli  occhi sono puntati sulla curva dei contagi, ma è difficile ipotizzare un obbligo 'alla francese'.

Nella grande alleanza che sostiene il governo Draghi le posizioni sono diverse, per non dire antitetiche. Per questo motivo servirà una mediazione che porterà alla “via italiana”.

A tracciare la linea è Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari Regionali. Si valuterà un “estensione” ad altri servizi “nella logica chiave di incentivare il più possibile le vaccinazioni” ma senza “inseguire modelli stranieri”.

Gli occhi sono puntati sulla curva dei contagi, ma è difficile ipotizzare un obbligo ‘alla francese’ ovvero esteso anche a bar e ristoranti, non solo ai grandi eventi. Matteo Salvini, fra gli azionisti di maggioranza del governo, non ne vuole proprio sentire parlare. “Non devi tirare fuori siringa o tampone per andare a bere un cappuccino o mangiare una pizza. Se ci sono eventi particolarmente affollati, come può essere allo stadio, ci può essere una richiesta di controlli sacrosanta ma il vaccino deve essere una scelta consapevole non un obbligo”, spiega dopo aver incontrato il premier Draghi. Il leader del Carroccio non si spinge ad interpretare il pensiero del capo del governo, ma lascia intendere come pure lui non ami “le scelte estreme”.

La linea Macron piace invece a Pd, e Italia Viva mentre a chiedere chiarezza sono in primis i governatori. “Serve equilibrio, il nostro scopo è salvaguardare la salute dei cittadini e le attività economiche”, argomenta il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.

Allo stesso tempo, sempre dai territori, si rinnova la richiesta di cambiare i parametri delle zone basandosi non sui contagi ma sulle ospedalizzazioni. Con l’attuale situazione pandemica infatti, salvo cambi in corsa, molte Regioni diventerebbero in breve tempo a rischio zona gialla in piena estate. Due questioni legate che, a quanto filtra, Palazzo Chigi intende affrontare in maniera sistemica, con le orecchie attente ai consigli del Cts.

La prossima settimana dovrebbe tenersi una cabina di regia per fare un quadro della situazione.

Ma sul catenaccio alla francese, anche all’interno dello stesso ministero della Salute le posizioni non sono convergenti. Il sottosegretario Pierpaolo Sileri parla di “scelta giusta” effettuata dalla Francia che dovrebbe essere riproposta pure in Italia.

La pensa in maniera opposta il collega Andrea Costa secondo cui “con i dati attuali” prevederlo per un caffé al bar o una pizza al ristorante è “eccessivo” perché i dati su ospedalizzazioni e terapie intensive restano “confortanti”.

Intanto, come comunicato dal ministro Roberto Speranza, in Italia ne sono già stati scaricati 28,4 milioni. Una fetta “significativa” di italiani che attende di conoscerne le modalità di utilizzo nella vita di tutti i giorni.

Interviene anche un quotato costituzionalista per ricordarci che: “Per l’obbligo serve una legge basata sui dati scientifici”

Così si esprime Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato all'università di Perugia: “ Imporre l’obbligo dei vaccini non è incostituzionale, a patto che vi sia una legge – o un atto avente valore di legge – che lo esiga. Se farlo o meno, è una decisione che appartiene alla sfera politica che, però, deve basarsi sulle evidenze scientifiche del Cts, consulente del governo in materia di salute in relazione alla pandemia da Covid”. 

“Una decisione di questo tipo deve avere una giustificazione importante dal punto di vista socio-sanitario”, spiega Clementi. “Il parametro per capire se una misura così sia coercitiva o garantista dipende dalla considerazione che determini o meno la fine della pandemia. E a questo può rispondere solo il Comitato tecnico scientifico”, continua Clementi. Che sintetizza: “il fondamento scientifico consente al governo di prendere una decisione politica“.

Al contrario, se il Cts “non offre al governo argomentazioni scientifiche plausibili, allora è chiaro che la decisione di fare una legge che obblighi a vaccinarsi rischia di prestare il fianco ad accuse di arbitrarietà”. E sulla riluttanza di alcune categorie o fasce di età a vaccinarsi, Clementi è categorico: “Chi non si vaccina perché confida nell’immunità di gregge, scommette sul fatto che lo facciano gli altri. E questo non solo è irresponsabile, ma incoerente e immorale. Una posizione intollerabile”.

Per  completezza d’informazione i dati diffusi ieri pomeriggio dalla Regione Piemonte attestano che In Piemonte sono 68 i nuovi casi positivi al Covid comunicati dall'Unità di crisi della Regione. Il tasso è dello 0,5% rispetto ai 13.857 tamponi diagnostici processati (9.075 antigenici), la quota di asintomatici è pari al 45,6%. Nessun decesso.

Il totale delle vittime in Piemonte resta 11.699. Il numero dei ricoverati in terapia intensiva resta 4 (uguale a ieri), negli altri reparti 49 (-1). Le persone in isolamento domiciliare sono 785, i guariti 31 in più rispetto a ieri.

In Italia nelle ultime24 ore si registrano 9 decessi per presunti casi di Covid -19

 

 

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Articolo pubblicato il 16/07/2021