Il Re sulla montagna
Il busto di Vittorio Emanuele II

Il busto di Vittorio Emanuele II in cima al Rocciamelone (di Alessandro Mella)

Il Rocciamelone è forse una vera icona del Piemonte e dei suoi monti. Come una punta di freccia esso si scaglia verso il cielo dividendo la Valle di Susa dalle Valli di Lanzo e, da secoli, è meta di escursioni e di salite da parte di esperti escursionisti ma anche della popolazione alpestre.

La prima immagine che ne ravviva la memoria è la celeberrima statua alla Madonna omonima eretta in cima al monte, cara a tutti gli alpigiani delle zone a valle. Ma poco distante si trova un altro monumento, meno conosciuto e meno ricordato, di cui oggi vorrei rievocare le vicende.

Questa montagna fu sempre cara ai Savoia ed è noto come vi salirono i duchi Amedeo VIII nel 1418 e Carlo Emanuele II nel 1659 con la consorte Giovanna Battista di Nemours. Dopo di loro, nel 1838, raggiunse la vetta il giovane principe Vittorio Emanuele con il fratello Ferdinando Duca di Genova ed il cugino Eugenio di Savoia Carignano. Nel 1923 vi salì anche Filiberto di Savoia Genova Duca di Pistoia seguito nel 1928 da Umberto Principe di Piemonte. (1)

Con la morte di Vittorio Emanuele II, nel 1878, un clima di sconforto e di profondo dolore s’abbatté su tutta l’Italia e fiorirono numerosissime le manifestazioni di affetto e devozione in ogni angolo d’Italia. Ed anche la sezione del Club Alpino Italiano volle omaggiare il defunto sovrano con una targa posta sul Rocciamelone:

DALLA PROVINCIA. Da Susa. — Ci scrivono: Escursione alpina. Nel mattino del giorno 18 agosto tutti i cannocchiali susini erano rivolti all’insù osservando il magnifico tempo lucido e tranquillo che lasciava nitidi e scoverti i contorni e la cima del Rocciamelone su cui saliva una trentina d’alpinisti, fra i quali quattro signore, ad inaugurarvi una lapide votata dalla sezione di Susa alla memoria di re Vittorio Emanuele II, presidente onorario del Club alpino italiano. Si era partiti quali da Susa e quali da altri luoghi fin dal mattino del giorno 17, ricchi di forze e di volontà, muniti dell’occorrente per riparare i primi attacchi dell’appetito e delle brezze alpine. (…) E là su quella calcata vedetta susina divenuta ormai famigliare, quasi l’amica degli alpinisti, si giungeva alle 8 del mattino seguente, ed al suono della fanfara si scopriva la lastra di rame su cui campeggiava inciso il nome del gran Re, incastrata in una roccia all’ingresso della cappelletta di legno.

Né questo sarà il men degno monumento al gran Re, monumento consacrato dalla solennità del silenzio delle solitudini alpine, encomiato dalla maestà, dell’ampiezza degli spazi dell’aria. (2)

 

Il 6 agosto dell’anno successivo un gruppo di giovani escursionisti torinesi sfidò il maltempo e collocò in vetta un busto del Re realizzato con terracotta bagnata in silicato di potassio e poi tinta di color bronzo. Il loro ardente entusiasmo giovanili li spinse ad inviarne una fotografia al Re Umberto I al Quirinale a Roma.

Non passò, tuttavia, molto tempo perché le intemperie, il clima rigido e il morboso vizio dei turisti di staccarne un pezzetto non finisse per rovinare in modo sempre più grave l’effige del compianto e rimpianto sovrano sabaudo. Tanto che nel 1890 essa andò del tutto persa al punto che il “Corriere delle Alpi” lanciò una sottoscrizione per la realizzazione di un’opera più adatta e duratura. Tale fu l’entusiasmo che nel giro di pochi mesi fu possibile bandire il concorso per la sua realizzazione ed a vincerlo fu l’artista Cesare Biscarra (1866-1943) il quale proposte un busto del Re in tenuta da cacciatore. Quella, per intenderci, che maggiormente ne caratterizzava la figura e l’aspetto umano ed informale. Il bozzetto in terracotta che Biscarra realizzò per l’occasione fu individuato nel 2017 dai volontari del Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti di Usseglio i quali, grazie ad una raccolta fondi cui concorse anche lo scrivente, riuscirono ad acquisirlo per il Museo:

La scultura moderna piemontese è protagonista della mostra ‘Visioni Alpine’, che viene inaugurata oggi al Museo Civico Alpino di Usseglio, nelle valli di Lanzo. (…) “Un progetto articolato e coraggioso - spiega il presidente del museo di Usseglio, Alberto Tazzetti - che mette in luce un contesto storico e artistico perlopiù trascurato, ma che diede frutti di grandissimo pregio e dignità”. (…) Presentata anche la nuova acquisizione del calco del Busto di Vittorio Emanuele II di Cesare Biscarra che dal 1891 è in vetta al Rocciamelone, acquistato grazie a una fortunata campagna di crowdfunding sostenuta da numerosi donatori. (3)

 

Quella sottoscrizione fu molto sentita da tutti noi e ricordo bene che, in accordo con i promotori, richiesi a SAR il Principe Amedeo di Savoia, purtroppo recentemente scomparso, se avesse avuto piacere ad inviare un messaggio per l’occasione ed egli, con la sua naturale empatia e cortesia, lo fece ben volentieri pervenire. Tra l’altro egli scrisse anche:

 

Desidero esprimerLe la mia particolare gratitudine - che naturalmente si estende a tutti coloro che, con il loro aiuto concreto, hanno consentito l’iniziativa - per aver voluto arricchire la raccolta con il bozzetto realizzato dal Biscarra per il busto del Re Vittorio Emanuele II. Coltivare le nostre memorie - come non mi stanco di ripetere - significa coltivare il fondamento del nostro futuro.  

 

Nel 1891, quindi, si iniziò a parlare seriamente dell’opera che ormai era prossima al suo collocamento in cima all’amatissima montagna:

 

A Vittorio Emanuele. Non solo gli alpinisti, ma quanti hanno cognizioni geografiche delle nostre Alpi, conoscono la storica punta del Rocciamelone, che domina la valle di Susa, e che il Manzoni nell’Adelchi descrive con due versi stupendi: “Sembra di qui lunga ed acuta cima. Fendere il ciel quasi affilata, scure”. Sulla vetta di questa montagna (metri 3536) accanto ad una novera cappella, a cui ogni anno accorrono migliaia di turisti e d’alpigiani, veniva collocato dodici anni fa un busto del gran re Vittorio Emanuele II, omaggio di alpinisti ad un Re amante delle montagne. Il gelo, i venti, gli anni hanno sciupato quel monumento. Gli alpinisti però non vogliono che scomparisca quel ricordo della loro devozione al Re cacciatore e guerriero, ed hanno aperto una sottoscrizione per collocare colassù un nuovo busto in bronzo, che fra poco sarà allestito. L’inaugurazione di questo monumento, il più alto forse del mondo, il più alto certo d’Europa, sarà accompagnata da una festa alpinistica, di cui non vennero ancora fissati i particolari, ma che si ha in animo di rendere brillante e numerosa. (4)

Un busto in bronzo a Vittorio Emanuele verrà pure collocato sulla storica punta del Rocciamelone (metri 3536), per surrogare il busto in gesso che vi era stato collocalo dodici anni fa, e che ora è guasto dal gelo, dai venti e dagli anni. L’inaugurazione di questo monumento, il più alto forse del mondo, sarà accompagnato da una festa alpinistica. (5)

 

In una calda giornata di luglio, il giorno 31, dopo un’ascesa assai difficile e faticosa, il busto realizzato dal Biscarra fu portato in vetta e qui collocato. Impresa davvero notevole per l’epoca se ci si pensa. I membri del comitato promotore ed i giornalisti erano così preoccupati per la riuscita che da Villa Granier seguirono le operazioni con un telescopio. Grande fu il fermento attorno alla cerimonia inaugurale:

 

La mattina del 4 agosto prossimo, alle ore 8, sarà inaugurato il busto in bronzo del gran Re Vittorio Emanuele II, che per oblazioni d’alpinisti e di cittadini della Valsusa viene collocato sulla vetta del Rocciamelone, a 3545 metri d’altezza. É il più alto monumento che esiste in Europa, e forse, come monumento commemorativo, il più alto del mondo. Gli alpinisti e i Valsusini, orgogliosi dell’onore sempre fatto alle loro montagne dal Re glorioso e forte, hanno voluto attestare alla sua memoria la riverenza e l’affetto del cuore, erigendo colassù - tra le nevi eterne - al bacio rovinoso dei venti ghiacciati - un busto che ne ricordi le maschie sembianze. La punta del Rocciamelone è una delle più classiche, e, per memorie storiche, delle più importanti della catena alpina. La sua cappella della Madonna delle Neve è meta di un pellegrinaggio annuale di migliaia di montanari che vi accorrono da tutti i punti del Piemonte, della Savoia, del Delfinato e perfino della Svizzera. (6)

La cerimonia fu davvero notevole, con pranzo e convegni, ascesa e festeggiamenti arricchiti dalla presenza di numerose autorità.

Da allora il “Re galantuomo” veglia sulle montagne che amò nella giovinezza e da quel lontano giorno egli offre il suo silente saluto agli alpinisti, turisti ed escursionisti che si recano in cima ad una delle più suggestive punte delle nostre magnifiche Alpi Graie.

 

(L’autore desidera ringraziare Karen Giacobino, Riccardo Giacobino, Giada Peracchiotti ed Alice Dolce)

 

NOTE

1) Visioni Alpine – Cesare Biscarra e la scultura piemontese tra Ottocento e Novecento, Catalogo della mostra allestita al Museo Civico Tazzetti di Usseglio, 2017, p. 38.

2) Gazzetta Piemontese, 233, Anno XII, 24 agosto 1878, p. 2.

3) Agenzia Ansa del 22 luglio 2017.

4) Gazzetta Piemontese, 5, Anno XXV, 5-6 gennaio 1891, p.1.

5) Gazzetta di Pinerolo, 2, Anno XXIV, 10 gennaio 1891, p. 1.

6) L’Eco dell’Industria – Gazzetta Biellese, 29, Anno XXVIII, 2 luglio 1891, p. 1.

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Articolo pubblicato il 17/07/2021