D.P.C.M. illegittimi per lesione della libertà personale e non punibilità.

Riportiamo alcuni passaggi dell’articolo apparso in data 15 Marzo 2021, a firma dell’avvocato Buzzoni Alessandro

Con una decisione che farà sicuramente discutere, aprendo nuovi dibattiti e scenari non solo in sede giudiziaria, ma anche nell’ampio panorama degli orientamenti dottrinali già intervenuti sul punto, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia, con estrema fermezza, ha recentemente colto l’occasione per riaffermare il “monolitico” principio costituzionale della inviolabilità della libertà personale (art.13 Cost.), che da oltre un anno, in regime di decretazione d’urgenza per effetto della funesta e pesantissima pandemia Covid ancora in atto, pareva aver ceduto il passo alle istanze emergenziali di ordine e salute pubblica sottese ai vari provvedimenti presidenziali del Consiglio dei Ministri che hanno occupato la recente scena politica e legislativa del nostro paese.

In realtà, l’occasione per sostenere l’inviolabilità del principio costituzionale della libertà personale si è presentata al giudicante in via meramente incidentale, essendo chiamato a decidere sull’ammissibilità di una richiesta di emissione di decreto penale di condanna avanzata dal Pubblico Ministero nei confronti di due individui, per avere questi ultimi attestato falsamente nell’autocertificazione di essersi allontanati dall’abitazione per eseguire esami clinici, in contrasto con l’obbligo imposto dal D.P.C.M. dell’8/3/2020 e successive integrazioni.

Ed inoltre, come evidenziato dal G.I.P. nella sentenza in commento, nel caso di specie deve invece trovare luogo una sentenza di proscioglimento ex art.129 C.p.p. (così come espressamente disposto dall’art.459, co.3, c.p.p.), atteso che la violazione contestata trova quale suo presupposto – al fine di giustificare l’allontanamento dall’abitazione – l’obbligo di compilare l’autocertificazione imposto in via generale dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M. dell’8.3.2020) citato nella stessa autocertificazione e che, in via assorbente, deve ritenersi indiscutibilmente illegittimo, così come tutti quelli successivamente emanati, nella parte in cui prescrive che:

1.Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, le misure di cui all’art.1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020 sono estese a tutto il territorio nazionale”, con riferimento alle misure urgenti adottate per la Regione Lombardia e per tutta una serie di province, finalizzate in particolare (Art.1) ad “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero spostamenti per motivi di salute”.

Non si deve dimenticare infatti, che l’articolo 13 della carta costituzionale stabilisce che:

le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”, per cui il primo corollario che il giudice reggiano ricava dal principio costituzionale, è che un Dpcm non può disporre alcuna limitazione della libertà personale, trattandosi di fonte meramente regolamentare di rango secondario e non già di un atto normativo avente forza di legge.

 

Estratto da: diritto.it

 

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Articolo pubblicato il 18/07/2021