Ddl Zan. Legge di tutela o tagliola di censura?

Sempre più persone vengono insultate e minacciate per il solo fatto di non essere favorevoli al Ddl Zan.

I giorni di questa calda estate corrono veloci ed inesorabili ed assieme a loro galoppano anche le stranezze che il mondo LGBT cerca di inculcare ed imporre al mondo.

In questi giorni ho appreso dai pochi organi di stampa non allineati al pensiero unico che, a breve, sui nostri telefonini sarà disponibile l’emoticon dell’uomo incinto. In Italia non è ancora stato approvato il Ddl Zan e già si inizia a fare indottrinamento con ogni mezzo possibile.

Unicode Consortium”, ente statunitense che codifica e cataloga le “emoji”, ha annunciato che da settembre prossimo ci sarà una nuova faccina inseribile nei messaggi di testo: l’uomo con il pancione.

Al di là dell’aberrazione biologica c’è da chiedersi cosa spinga le persone a voler usare questa comunicazione aggressiva e onnipresente per far passare concetti e teorie legate al gender.

Jeremy Burge, membro dell’archivio Emojipedia, interpellato sulla questione ha detto che “quasi tutte le emoji prevedono un’opzione per il genere neutro, con la possibilità di usare una donna o un uomo dove è pertinente”.

In effetti questo è facilmente verificabile se si apre WhatsApp e si cerca di inserire in un messaggio, ad esempio, la figura del poliziotto. Troveremo sia il poliziotto che la poliziotta e così per molte altre emoji. Ma l’uomo incinto proprio non ha alcun senso se non quello di inculcare nei bambini e nei giovani un messaggio - neanche poi tanto subliminale - come quello della maternità oltre la biologia.

La domanda che sorge spontanea in chi ha un po’ di buon senso è: potremo ancora criticare iniziative assurde ed ideologiche come questa se il Senato approverà il Ddl Zan?

Sempre nei giorni scorsi Luigi Carollo, Pastore protestante, è stato vittima di frasi d’odio da parte della comunità LGBT per aver espresso un’idea in modo pacato, educato e pacifico. Sui suoi social network ha osato pubblicare una foto in cui sulla sua mano vi era scritto “papà”, su quella di sua moglie “mamma” e sul pannolino della bimba “No Ddl Zan”. L’ira degli LGBT non si è fatta attendere.

A commento della foto frasi come “Ridicoli” e “spero vi tolgano la bambina”. Facebook, con il suo solito fare dittatoriale e liberticida, ha rimosso la foto del pastore Carollo bollandola come non aderente agli standard della community.

In una foto di una famiglia abbracciata e sorridente in cui vi sono tre scritte come “mamma”, “papà” e “No Ddl Zan” che cosa viola le regole della community di Facebook? E’ forse vietato dire “mamma”? E’ forse ingiurioso dire “papà”? Oppure la tagliola ha decapitato il post del pastore Carollo perché ha avuto il coraggio e l’ardire di esprimere democraticamente la sua contrarietà ad un disegno di legge che è assolutamente discutibile?

Facebook, nella spiegazione del provvedimento, ha scritto: “Offensiva per le minoranze”.

Il Ddl Zan non è ancora passato ma la macchina della censura e della caccia agli omofobi è già bella oliata e funzionante.

Ad oggi l’omofobia non è ancora punibile per legge in quanto l’aggravante alla Legge Mancino voluta dall’On. Alessandro Zan, PD, è da mesi bloccata in Senato. Come mai allora sempre più spesso chi non la pensa come gli LGBT viene bollato come omofobo?

E’ lo stesso Alessandro Zan ad accusare, un giorno sì e l’altro pure, questo o quel politico di essere omofobo. Il 15 luglio scorso, ad esempio, l’agenzia giornalistica ANSA riportava un tweet pubblicato da Zan in cui egli – con il suo solito livore - scriveva: “Dispiace che Matteo Renzi parli di ‘teoria gender’ a scuola, una fake creata da Salvini e Meloni. Inaccettabile togliere l’identità di genere, che la Consulta sancisce come diritto fondamentale. Segua Biden che difende il diritto all’identità di genere e non l’omofobo Orban”.

A parte che Alessandro Zan dovrebbe sapere che in democrazia ognuno segue l’ideologia e la posizione politica di chi vuole e poi dove sta scritto che Orban è omofobo? Vi è qualche sentenza passata in giudicato in cui il leader Ungherese è stato condannato per omofobia?

Zan e tutti i signori del movimento LGBT dovrebbero imparare a rispettare chi non la pensa come loro e, soprattutto, a non tacciare di reato chi il reato non lo ha commesso. Da mesi, invece, assistiamo a teatrini ridicoli ed imbarazzanti messi in scena da paladini del mondo LGBT in cui si epiteta, accusa e vilipende chiunque si oppone al Ddl Zan e leggi affini.

Se lo stesso atteggiamento lo adottassimo noi nei loro confronti passerebbe tutto sotto traccia o verremmo trascinati in tribunale per il solo fatto di averli epitetati?

Allo stato attuale delle cose sembra che gli LGBT possano dire tutto contro chiunque ma i non allineati con il mondo LGBT se parlano vengono querelati e portati nelle aule di giudizio.

Questo, a mio avviso, viola non solo il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge ma anche la Convenzione Universale dei Diritti dell’Uomo che garantisce a ciascun individuo la possibilità di esprimere la propria idea ed il proprio pensiero senza subire ritorsioni e/o persecuzioni.

Ha ragione Jacopo Coghe, portavoce del movimento “Pro Vita”, quando dice che lo Zan è un “Ddl inutile, divisivo e ideologico”. Al suo interno, infatti, come vi dico da settimane, ci sono degli articoli (1, 4, 7) che sono pericolosi per la libertà di espressione e di educazione da parte dei genitori verso i loro figli e di censura per le Chiese che non possono accettare le teorie del gender.

Già solo il fatto che Monica Cirinnà, PD, abbia fatto un video in cui dice “chi blocca la legge e non la fa approvare se ne assumerà tutte le responsabilità” la dice lunga sul clima di minaccia che serpeggia nelle Camere del Parlamento.

Se il Ddl Zan passerà al Senato entreremo in una spirale di censura, caccia alle streghe e violazione dei diritti fondamentali senza fine.

L’unica cosa che mi sento di dire è che i Senatori della Repubblica possano esprimere la loro idea durante il dibattimento in aula senza aver timore di subire ripercussioni politiche – o peggio – personali per il solo fatto di non aver voluto votare un disegno di legge che farà più danni che altro.

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Articolo pubblicato il 19/07/2021