Nastro tricolore ad armacollo…
Il cav. Alessandro Mella

18 luglio 1851: la sciarpa tricolore contraddistingue i funzionari politici

Queste divagazioni estive sulla sciarpa tricolore portata dai Sindaci nelle cerimonie ufficiali sono scaturite dalla osservazione delle foto a corredo dell’articolo “La ripartenza del Museo Diffuso della Val di Viù (Torino)”, dove nel corso della inaugurazione a Usseglio (Torino) del nuovo allestimento del Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” sono ritratti il Sindaco di Usseglio, Pier Mario Grosso, e il nostro collaboratore cav. Alessandro Mella, consigliere comunale con delega alla cultura del Comune di Viù, qui in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, entrambi ornati di sciarpa tricolore.

L’uso di questa sciarpa è stato in passato oggetto di ricerche da me condotte in relazione all’impiego di questo simbolo da parte delle forze di Polizia, poi confluite nel libro “La polizia di Torino capitale dal 1848”, scritto in collaborazione con Paolo Valer (Daniela Piazza, 2014).

Da questo volume ho ripreso qualche informazione, a partire dall’adozione del tricolore nel Regno di Sardegna nel 1848.   

Il Re Carlo Alberto è detto “il Magnanimo” perché concede lo Statuto nel 1848 trasformando il Regno Sardo in una monarchia costituzionale. Ma il Re non ha intenzione di adottare il tricolore come bandiera del Regno Sardo. Lo scrive lo studioso Enrico Ricchiardi sottolineando che l’articolo 77 dello Statuto recita: «Lo Stato conserva la sua bandiera, e la coccarda azzurra è la sola nazionale» (1).

L’azzurro come colore nazionale è chiaramente indicato ancor prima dello Statuto, nelle nuove disposizioni di Polizia del 29 ottobre 1847 che stabiliscono in quale modo e in quali circostanze si debbano sciogliere gli assembramenti: si deve procedere a un semplice invito e poi, in caso di mancato scioglimento, si devono fare tre intimazioni, ognuna preceduta da un rullo di tamburo o da uno squillo di tromba. Soltanto dopo le tre intimazioni, o anche dopo la prima, se per rivolta od opposizioni non fosse possibile di procedere oltre, è autorizzato l’uso della forza.

L’articolo 14 disponeva come il Commissario di Polizia dovesse procedeva a tali intimazioni: «Quando occorrerà ai Commissarii di Polizia di doversi presentare al pubblico per effettuare intimazioni, dovranno essere rivestiti per distintivo della loro qualità di una sciarpa di colore turchino con frangia d’argento».

Il colore «turchino» è un azzurro scuro, quello del panno delle giacche delle uniformi dell’esercito sardo.

Carlo Alberto modifica presto le sue idee al riguardo della bandiera nazionale.

Il suo proclama del 23 marzo 1848, indirizzato ai Popoli della Lombardia e della Venezia, si conclude con l’adozione del tricolore, con lo stemma sabaudo posto al centro nella banda bianca, come bandiera nazionale.

Questa nuova bandiera compare anche nelle nuove disposizioni sulla Polizia, previste con il Regio Decreto 30 settembre 1848.

Questo Regio Decreto si occupa anche degli assembramenti e stabilisce che i funzionai di Pubblica Sicurezza hanno il dovere di disciogliere i «tumultuosi assembramenti» che turbano l’ordine pubblico. Secondo l’articolo 16, «Gli ufficiali di sicurezza pubblica hanno diritto di intervenire a qualunque pubblica riunione, e di ordinarne lo scioglimento, quando a causa della stessa possa per qualunque motivo essere turbato l’ordine pubblico.

I radunati debbono sciogliersi alla prima intimazione che ne venga loro fatta dall’ufficiale di pubblica sicurezza, salvo il ricorso in via giuridica per abuso di potere.

Il rifiuto di obbedire o la resistenza all’ordine di scioglimento della riunione autorizza l’uso immediato della forza».

Al posto della sciarpa di colore turchino con frangia d’argento della precedente normativa, il funzionario «che dovrà presentarsi al pubblico per esercitare un atto del proprio ministerio dovrà fregiarsi di un nastro tricolore che porterà ad armacollo (2), ed occorrendogli di intimare un ordine qualunque parlerà sempre in nome della legge», secondo l’art. 20.

Il nastro tricolore, per i funzionari di Polizia, viene così a collegarsi strettamente, anche se non esclusivamente, agli interventi di ordine pubblico.

Ma tutto questo come si collega alla sciarpa dei Sindaci?

Nel 1851, il tricolore sotto forma di sciarpa viene messo in relazione ai funzionari politici: il Regio Decreto 18 luglio 1851 stabilisce che gli Intendenti Generali delle Divisioni Amministrative (poi Prefetti), gli Intendenti Provinciali (poi Sotto-Prefetti), i Questori di Pubblica Sicurezza, i Commissari Straordinari di Governo, i Sindaci e Assessori Delegati dei Comuni, i Regi Delegati Straordinarii di cui all’art. 72 della legge 7 ottobre 1848 (4) e gli altri rappresentanti del potere esecutivo, nell’esercizio delle loro funzioni  in pubblico, debbano fregiarsi di una sciarpa tricolore cinta alle reni.

Questo Regio Decreto si propone di far sì che tutti questi funzionari politici siano riconoscibili come tali quando sono nell’esercizio delle loro funzioni.

Il nastro tricolore portato ad armacollo rimane il distintivo degli ufficiali di Pubblica Sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni in pubblico anche con la normativa del 1859. Una circolare del Ministero dell’Interno del 20 febbraio 1860 (Istruzioni pel servizio della P.S.), chiarisce che deve essere in seta, largo 12 cm circa, con fiocchi alle estremità in argento per gli Ispettori di Questura, di Sezione, i Delegati di Governo (Provincia) e di Circondario; per gli Applicati ed i Delegati Mandamentali può essere in lana, con fiocchi in lana.

I Questori devono invece portare la sciarpa tricolore cinta ai fianchi, come prescritto dal regio decreto 8 luglio 1851.

Queste Istruzioni specificano che gli ufficiali di Sicurezza Pubblica devono usare questo loro distintivo non soltanto quando si presentano in pubblico, ma anche quando procedono a interventi fuori ufficio come, ad esempio, per perquisizioni domiciliari, controlli in pubblici esercizi, ecc.

La prima legge “italiana” sulla Pubblica Sicurezza, la legge 20 marzo 1865 n. 2248, Allegato B, riprende le prescrizioni della normativa del Regno Sardo.

L’articolo 19 recita infatti: «Dinanzi al pubblico, nell’esercizio delle sue funzioni, l’uffiziale di pubblica sicurezza deve fregiarsi di un nastro tricolore ad armacollo; gli ordini e le intimazioni devono darsi in nome della legge».  

Il Regolamento per l’esecuzione di questa legge di Pubblica Sicurezza, approvato col regio decreto 18 maggio 1865 n. 2336 al punto 22 stabilisce, o meglio, conferma che «Il nastro tricolore del quale è parola nell’art. 19 della legge, è di seta, della larghezza di 12 centimetri circa pei Questori, gl’Ispettori e Delegati di 1a classe, ed ha alle due estremità fiocchi in argento.

Per gli altri Delegati e per gli Applicati è in lana coi fiocchi pure in lana.

I Questori fanno uso della sciarpa tricolore cinta al fianco».

La figura del Delegato di Pubblica Sicurezza con il nastro tricolore diventa una costante nelle illustrazioni dei giornali che rappresentano manifestazioni e tumulti popolari.

Ancora oggi, che i Delegati di Pubblica Sicurezza non esistono più e sono stati sostituiti da altre figure di funzionari, la sciarpa tricolore viene utilizzata nel corso di manifestazioni e sommosse.

Questo per quanto riguarda l’uso della sciarpa tricolore da parte dei funzionari di Polizia.

Tornando al simbolo dei Sindaci, concludiamo queste divagazioni estive ricordando che l’uso attuale risale a quelle lontane disposizioni del Regio Decreto 18 luglio 1851, emanato 170 anni or sono, dopo tre anni dall’adozione del tricolore come bandiera nazionale.

 

Note:

(1) Ricchiardi E., Le bandiere di Carlo Alberto (1814-1849), Torino, 2000.

(2) Non è detto esplicitamente ma si può ritenere che il nastro tricolore dovesse essere posto dalla spalla destra al fianco sinistro, come la sciarpa azzurra per gli ufficiali dell’esercito (tranne che per gli Ufficiali di Stato Maggiore e gli Aiutanti di campo, che dovevano portarla ad armacollo al contrario).

(3) Borda C., Manuale Dizionario di Amministrazione Municipale, Provinciale e delle Opere Pie, vol. I, Torino, 1860.

(4) In caso di dissoluzione o mancanza inopinata del Consiglio Comunale, l’amministrazione del Comune viene provvisoriamente affidata ad un Delegato Straordinario del Re.

 

Fonte delle figure:

Delegato di Pubblica Sicurezza in borghese, con sciarpa tricolore ad armacollo

Delegato di I^ Classe (Funzionari di Pubblica Sicurezza - 1898)

 

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Articolo pubblicato il 18/07/2021