L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Il Governo è consapevole del fallimento del Dad?

I risultati delle prove Invalsi, in modo particolare alla maturità, hanno rilevato il gravissimo ritardo nell'apprendimento accumulato da una larga fetta della popolazione scolastica.

Tra i fallimenti del Governo Conte, il primo posto lo reclama il fallimento degli insegnamenti a distanza. Follia criminale perché la ministra Azzolina, tutta presa in combutta con il disinvolto Arcuri nell’acquisto dei banchi a rotelle, non ha compreso come il privare di insegnamenti e verifiche il piano formativo dei giovani studenti costituisca una colpa grave che può compromettere il futuro percorso professionale e di studi di una generazione.

Oggi, almeno a nostra conoscenza, non si stanno progettando eventuali piani alternativi in caso di necessità oggettive. Il ministro sta invece puntando esclusivamente sulla vaccinazione.

In vista del nuovo anno scolastico la priorità delle priorità del Governo dovrà invece diventare quella di assicurare un pieno ritorno a scuola da parte degli studenti. La Rete si è rivelata uno strumento inadeguato ad assicurare un efficace apprendimento. Il massiccio ricorso alla didattica a distanza (Dad), che in Italia è stato davvero eccessivo e superiore a quello di tutti gli altri Stati europei, si è tradotto in un crollo delle conoscenze da parte dei ragazzi e in una ulteriore impennata della dispersione scolastica.

La didattica a singhiozzo, con un anno scolastico contrassegnato da discontinuità e disorganizzazione, soprattutto in alcune regioni e non soltanto del sud, dove le connessioni sono decisamente più difficoltose, ha prodotto effetti devastanti sull’apprendimento. I ragazzi sono stati i più penalizzati da una pessima gestione della pandemia su base nazionale, e ora si pretende perfino di vaccinarli in massa, nonostante la letalità e la mortalità del Covid nelle fasce di età più giovanili rasentino lo zero.

A dimostrazione del crimine educazionale perpetrato, fanno dunque rabbrividire gli esiti delle prove Invalsi del 2021che si sono svolte nelle classi seconde e quinte della scuola primaria, nelle classi terze delle medie e nelle classi quinte che hanno affrontato la maturità 2021.

Tra le materie testate l’italiano, la matematica e l’inglese.

Le voragini più inquietanti in tema di apprendimento riguardano soprattutto i ragazzi che a settembre frequenteranno il primo anno delle scuole superiori e coloro che hanno conseguito la maturità quest’anno e si accingono ad iscriversi all’università.

I dati sono davvero sconcertanti e il ritardo accumulato nell’apprendimento da cospicue porzioni di popolazione studentesca equivale a un vero e proprio campanello d’allarme.

Metà degli studenti risulta impreparata e ci sono maturandi che mostrano competenze da terza media.

Il crollo dell’apprendimento è generalizzato, ma tocca punte particolarmente allarmanti al sud, dove gran parte degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in italiano. La quota di alunni che ha mostrato una preparazione al di sotto del livello minimo cresce di più tra gli studenti appartenenti a famiglie socialmente svantaggiate e presumibilmente anche tra immigrati e figli di immigrati.

Emergenza nell’emergenza è quella della dispersione scolastica, che si è aggravata soprattutto nelle sue componenti più difficili da individuare e quantificare, salendo dal 7 al 9,5%. Ai primi posti tutte le regioni del sud, dalla Calabria (22,4%) alla Basilicata (10,8%), passando per la Sicilia e la Puglia, entrambe attestate attorno al 16%.

E se anche il prossimo anno scolastico dovesse svolgersi prevalentemente nella dimensione virtuale sarebbe facile prevedere una vera e propria Caporetto dell’istruzione.

Ipotesi che il Ministro Patrizio Bianchi intende scongiurare. Anziché, però, lavorare fin da ora sull’organizzazione delle attività didattiche in presenza e, d’intesa con altri ministri, sul potenziamento dei mezzi pubblici di trasporto e sulla differenziazione degli orari di ingresso nei plessi scolastici, Bianchi preferisce puntare tutto sui vaccini.
«Stiamo tutti lavorando per la scuola in presenza ma bisogna che si completi l’opera di vaccinazione - ha detto il Ministro -. L’85% degli insegnanti sono vaccinati, ma siamo un po’ indietro con i ragazzi. Bisogna fare un atto di responsabilità collettiva. Faccio un appello, naturalmente lasciando la libertà alle persone».

La didattica a distanza può essere complementare rispetto a quella in presenza, che deve riacquistare centralità e vigore già a partire da settembre. Ragionare su percentuali di studenti in aula e di studenti da remoto o su un mix di presenza e remoto significa destabilizzare ulteriormente gli equilibri psichici dei ragazzi e scombussolare la vita di milioni di famiglie.

E’ ora che si ragioni, a partire dalle istituzioni scolastiche, in termini di convivenza con il virus, applicando tutte le misure necessarie per scongiurare nuove ondate, ma senza rinunciare a ristabilire le condizioni per una normalità didattica, dalla quale dipendono la formazione delle nuove generazioni e la tenuta stessa del sistema Paese.

La scuola seria e funzionale è il miglior antidoto alla disoccupazione. Invece  di prospettare ai  giovani la vergognosa scia dei sussidi, si privilegi la via del dovere e della nobiltà del lavoro, evitando le trappole dei benpensanti e dei sindacati, che non concepiscono la validità dell’ascensore sociale.

Analoghe proteste erano già state evidenziate dalla parte coscienziosa del corpo insegnante,  allergico al conformismo piatto degli statalisti, ma forse chi protesta in modo civile non fa testo.

Desideriamo essere ottimisti, ma a settembre torneremo in tema.

 

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 18/07/2021