Due storie «noir» del 1802 nella provincia di Torino

Una curiosa ricerca del dr. Gervasio Cambiano

La cosiddetta “storia minore” riserva sempre notizie curiose e nello stesso tempo ricche di elementi che contribuiscono ad approfondire realtà storiche che le necessità didattico-divulgative tendono inevitabilmente ad appiattire in una sintesi talora arida.

La realtà sociale del Piemonte, in particolare quella di ceti popolari e delle loro condizioni economiche, nel periodo dell’occupazione napoleonica, riserva ancora aspetti poco noti e sicuramente da esplorare da parte degli studiosi. In merito ci giunge una curiosa ricerca del dr. Gervasio Cambiano – cultore di storia locale e delle tradizioni – che ci propone, attraverso “Due storie noir del 1802”, uno spaccato del malessere - con conseguenti azioni litigiose da parte delle tante persone disagiate - che agitava la società del tempo, riguardante la provincia di Torino, nella zona di Vinovo, None e Carignano.

Nel ringraziare l’Autore per la sua collaborazione, auguriamo buona lettura dell’articolo (m.b.).

 

Due storie “noir” del 1802

 

La cronaca nera è da sempre e purtroppo, fonte di vicende di tutti i generi: tragiche, curiose, intriganti ecc. Anche la piccola cronaca nera paesana lo è, con le peculiari particolarità del contesto ambientale.

Spulciando l’abbondante documentazione dell’Archivio del Comune di Vinovo riguardante la situazione dell’ordine pubblico, saltano agli occhi due episodi, entrambi verificatesi nel 1802.

L’epoca, ben nota, è quella del Piemonte francesizzato.

Il primo incartamento, redatto in francese, è un verbale di arresto datato, secondo il calendario rivoluzionario d’oltralpe, 6 nevoso anno decimo della Repubblica, cioè il 26 dicembre 1802, cioè il giorno di Santo Stefano.

Questo Calendario, frutto della rivoluzione giacobina iniziata in Francia nel 1789, venne poi esteso alla penisola italiana via via che i vari stati preunitari cadevano sotto la dominazione o anche soltanto sotto l’influsso ideologico francese.

Nel documento leggiamo che alle ore 6 di sera il Brigadiere Jacques Innocenti ed il gendarme Etienne Vignola della Gendarmeria nazionale di stanza a Castagnole, in seguito alla richiesta del Maire, cioè del Sindaco, di Vinovo di arrestare certi Duilio Gioia e Joseph Ropolo, colpevoli di aver preso a bastonate una donna «in modo tale da farle temere per la sua vita».

I suddetti militari, con funzioni di Polizia, avevano arrestato soltanto il primo dei due individui, subito tradotto davanti al giudice di Carignano poiché quello di None, titolare della giudicatura a capo del Mandamento, era assente.

Il secondo ricercato, Joseph Ropolo, non era stato reperito e si presumeva che fosse latitante nei boschi tra i torrenti Ojtana e Ologna, che già nel 1799 avevano dato asilo a disertori dell’Esercito sardo e a gruppetti di realisti.

Il secondo verbale, redatto in italiano, tratta del rilascio di un detenuto dalle carceri di Vinovo, situate nel seminterrato del Castello Della Rovere. L’incartamento è datato 26 nevoso (15 gennaio 1802) e riporta che il Maire Giuseppe Canavero mette in libertà tale Nicolao Benso, sorpreso a suo tempo a far legna nei boschi di proprietà del Demanio Nazionale.

Nicolao Benso, che in passato aveva già avuto a che fare con la giustizia per tale genere di attività illegale, era stato arrestato sul fatto soltanto dieci giorni prima - cioè il 5 gennaio - e aveva quindi trascorso quel periodo di tempo in prigione. Venne dunque rilasciato, dopo aver fatto solenne atto di contrizione e aver promesso al Maire di non cadere più in tale reato, di comportarsi da «giovane dabbene» e di non frequentare più le osterie.

Leggendo tali cronache vengono spontanee due osservazioni.

Nel primo caso, poiché si tratta di percosse a danni di una donna avvenuto nel giorno di Santo Stefano, pare di intravedere una lite tra persone dedite ai festeggiamenti del Natale e del giorno seguente forse con generose bevute.

Tali episodi non erano purtroppo rari.

Molto probabilmente l’episodio avvenne, visto il nome della via annotato a margine del documento, in prossimità di un’osteria o addirittura all’interno del locale. Gli esercizi pubblici quali “piòle, vinerie e caffetterie” abbondavano anche nelle piccole comunità di campagna. Erano inevitabili alterchi, episodi di percosse o ben più gravi ferimenti, spesso per futili motivi.

Nel secondo caso, poiché vi sono altri verbali di arresti per «taglio di bosco illegale», si può ritenere che tale reato contro la proprietà demaniale fosse piuttosto diffuso. Si tratta di attività sostanzialmente praticate da persone che non erano “ladri matricolati”, ma semplicemente si trovavano nella necessità di far legna da ardere per il riscaldamento domestico.

Va ricordato che la vasta area di territorio compresa tra il torrente Sangone ed il torrente Chisola, situata tutto attorno a Stupinigi fino a Orbassano, costituiva il celebre “Distretto delle caccie”, in buona parte di proprietà del Sovrano Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano). Era il luogo deputato alle battute di caccia della Famiglia Reale.

Non per niente vi esiste l’importante via Debouchè e, in francese antico, «le de-bouchè» indica il luogo dove iniziavano le battute di caccia.

I due stanzoni funzionanti da carcere, ai quali si è prima accennato, erano situati in una piccola ala del Castello Della Rovere, nel seminterrato, che dal luglio 1800, dopo la battaglia di Marengo, era presidiata da cinque militari del Reggimento denominato “degli Invalidi”, comandati da un graduato. Questi locali erano ancora visibili quarant’anni or sono.

L’amministrazione filofrancese, stimolata d’oltralpe, mise subito gli occhi sul Castello di Vinovo, già dei Della Rovere, poi dei Delle Lanze e infine dell’Ordine Mauriziano. In quel tempo la maggior parte del grande e vetusto edificio cinquecentesco era occupato dal medico e chimico V. A. Gioanetti con i suoi familiari e parte del suo seguito di aiutanti, tutti impegnati nella gloriosa manifattura di porcellane.

In Francia, dove si trovava la manifattura di porcellane di Sèvres, si temeva la concorrenza di quelle di Vinovo e quindi venne messa in atto una specie di forzata sorveglianza sull’attività produttiva vinovese.

Per concludere, la realtà del tempo esprimeva questi eventi che, tutto sommato e in versione odierna, non sono poi molto diversi rispetto a quelli di allora.

In fondo, la società di ogni tempo sembra non potersi liberare del fardello delle miserie e delle inevitabili conseguenze che ne possono derivare.

Gervasio Cambiano

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Articolo pubblicato il 29/07/2021