Gestione della pandeḿa: vietato fare domande

L'opinione di Luigi Cabrino

Proviamo ad immaginare che una prestigiosa università decida di costituire un gruppo di studi, ad esempio, sulla prima guerra mondiale, e fissasse al gruppo di studiosi come condizione di attenersi esclusivamente ai fatti antecedenti il 1914; si penserebbe che sia una presa in giro e nessun professore o ricercatore accetterebbe di prestarsi ad una simile pagliacciata.

Ciò che sta avvenendo in Parlamento in queste settimane è qualcosa di molto simile ma pare che tutto sia normale.

Il Parlamento infatti ha deciso di istituire una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia da coronavirus.

E meno male, l’evento che ha sconvolto la vita di miliardi di persone nel mondo merita di essere analizzato e studiato e l’istituzione di una commissione di parlamentari che analizzi come è stata gestita la crisi è quasi un atto dovuto; tutti i fatti gravi e tragici di una certa rilevanza sono stati affrontati da commissioni parlamentari ad hoc, si pensi alle stragi, al sequestro Moro etc…

Commissioni che non hanno il dovere di incriminare o emettere sentenze, a questo ci dovrebbe pensare la Magistratura, ma hanno il compito di ascoltare esperti e testimoni per rendere partecipe il Parlamento, centro della vita democratica repubblicana, di ciò che è successo.

In Commissione Affari Costituzionali, dove si istituisce la commissione parlamentare d’inchiesta, sono stati approvato degli emendamenti alla legge istitutiva che prevedono che l’organismo non potrà interessarsi ai fatti successivi al 30 gennaio 2020.

No, non è un errore di battitura, la commissione parlamentare che dovrebbe informarsi ed informare il Parlamento sulla gestione della più grave crisi sanitaria sociale ed economica dal dopoguerra ad oggi deve limitare la propria azione ai fatti successi prima dell’inizio della crisi; ricordiamo tutti infatti l’inizio dell’epidemia in Italia col famoso primo paziente il 21 febbraio e l’inizio di un incubo da cui non siamo ancora usciti.

Forse non si vuole informare il Parlamento sulla maxi commessa da 1,2 miliardi di euro in mascherine cinesi su cui gli intermediari hanno incassato provvigioni scandalose?

O forse non si vuole alzare il velo sulla commessa di ventilatori cinesi comprati dalla Protezione Civile durante la primavera dello scorso anno dietro raccomandazione di D’Alema?

Ma non sarebbero proprio questi i nodi da affrontare?

La commissione ha finalità politiche, non giudiziarie o penali, deve informare il Parlamento di quanto è avvenuto nella gestione della pandemia ed è ridicolo limitarne l’azione al periodo precedente l’inizio della pandemia stessa.

La commissione parlamentare deve informarsi ed informare, non emettere condanne all’uno o all’altro sostituendosi ai tribunali, quindi non si capisce il perché di tanta paura nel permettere che questo organismo d’inchiesta sulla gestione della crisi non possa informarsi su fatti commessi nell’arco temporale della pandemia.

Si sta accettando in silenzio, salvo alcune voci come quella di Renzi, questo va riconosciuto, che una commissione d’inchiesta sulla gestione della crisi sanitaria esplosa a fine febbraio 2020 possa occuparsi solo di quanto successo fino ad un mese prima. Una presa in giro.

Nessuno ha niente da obiettare?

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 31/07/2021