Torino. La calata dei quacquaraquà.

Mancano due mesi alle elezioni comunali, tante polemiche, ma poche idee.

Domani si terrà  forse l’ultima seduta del consiglio comunale prima del voto presumibilmente anticipato al 3 ottobre. La campagna elettorale, data per scontata la fermata d’agosto avrebbe già dovuto entrare nel vivo, con l’esposizione ed il confronto delle tematiche che assillano il presente ed il futuro dei torinesi, ma tutto tace.

I grillini, anche a causa delle manovre compromissorie e divisorie  romane, solo all’inizio della settimana hanno ufficializzato la designazione di Valentina Sganga, che non rappresenta neppure l’interezza di un movimento ormai lacerato e rissoso.

Dalle parti del PD, ad oltre un mese dalla  scelta divisoria del candidato sindaco, si sta forse definendo la variegata compagine in appoggio a Stefano Lo Russo.

Ma il programma è ancora top secret.

Gli amici torinesi di Renzi, Azione ed i Moderati, urlano ai quattro venti che la coalizione non intende seguire le mosse dei grillini, ma quali saranno le linee vincenti ed ufficiali, scaturite dal confronto con le ali estreme della coalizione?

Per il centro Destra Paolo Damilano,  è già in pista da mesi, ma non ha ancora presentato il programma. Si presta così al dileggio di Lo Russo in quanto non ha neppure accettato un confronto  pubblico. Ma, il candidato del PD invece di avvantaggiarsene, esponendo le sue presunte credenziali, si immiserisce in polemiche prive di attinenza ai temi cittadini del tipo: “Prendo atto che il mio avversario è sostenuto da due forze politiche che sfilano coi no vax, Lega e Fratelli d'Italia, e occupano il parlamento con dei cartelli” per ribadire che “non sia il momento delle ambiguità”, perché “chi si candida a guidare la città” deve dire “cosa ne pensa di questo argomento”.

Il professorino del Poli dimentica che, lui si porta appresso qualche erede dei famigerati “compagni che sbagliano”, oltre agli amici di Airaudo che hanno dato il viatico, nell’era Marchionne ai trasferimenti di produzione da Mirafiori in Serbia, con la loro intransigenza condannata anche dalle altre sigle sindacali.

Per cui l’elettore ha il diritto di conoscere da Lo Russo, se intende imboccare la via dello sviluppo, dell’industrializzazione e delle infrastrutture o si diletta anche lui sul green e su “compatibilità” di cui è difficile comprendere il nesso ed il significato finale.

Intanto a sinistra come a destra, l’azione predominante ha visto i leader dei partiti impegnati in una lotta intestina, senza esclusione di colpi, nell’accaparramento delle  presidenze delle circoscrizioni. A contorno tiene banco il mercato dei transfughi che annusata l’aria, all’interno delle coalizioni, si affrettano a piazzarsi sul carro del presunto vincitore e si dilettano con sgambetti di dubbia moralità.

Ma l’aspetto maggiormente disgustoso sta nella partigianeria dei capi bastone, coinvolti nella danza macabra, a difesa di candidati di basso livello e di scarsa competenza. Salvo ovviamente lodevoli eccezioni in ambo gli schieramenti.

Martedì si terrà a Roma il confronto con il ministro Giorgetti per individuare possibili vie d’uscita al degrado della nostra città che , dopo la sindacatura Appendino, presenta una situazione priva di ritorno.

Poche voci in settimana sono entrate in argomento. Il viceministro al Mise, Gilberto Pichetto ad un’agenzia di stampa ha dichiarato:” Siamo di fronte ad una transizione tecnologica epocale",. . "Il passaggio dall'auto tradizionale a quella elettrica- spiega - se da un lato avrà indubbi effetti benefici sotto il profilo ambientale, dall'altro pone grandi interrogativi sull'occupazione nel settore: il nostro obiettivo è che il prezzo da pagare non ricada sulle spalle delle famiglie e delle categorie industriali più in difficoltà. Pertanto come Governo riteniamo, insieme al Ministro Giorgetti, fondamentale che il rispetto del principio di neutralità tecnologica, vale a dire la transizione verde della mobilità, di per se sostenibile da un punto di vista ambientale, debba essere sostenibile anche da un punto di vista industriale, infrastrutturale e sociale"-

Pichetto ha poi  anticipato le modalità scelta dal governo per affrontare il tema Torino. “ Il tavolo è organizzato in gruppi di lavoro, per i quali sono stati identificate tre macro aree: una per la transizione industriale, dedicata ai produttori e alla componentistica, una dedicata allo sviluppo infrastrutturale, con singoli focus su mobilità elettrica, filiera dell'idrogeno e biocombustibili, una dedicata al mercato. Inoltre, sarà possibile approfondire alcuni focus anche con riunioni o sottogruppi specifici”.

Gli ha fatto eco Mino Giachino leader della lista “SILavoro, SITAV” che corre a sostegno di Paolo Damilano:”E’ indubbiò che ora molti buoi sono usciti dalla stalla. Il sindacato e chi ha amministrato Regione e Comune dov’era quando le produzioni venivano spostate all’estero o quando venivano spostate le sedi legali e fiscali ?

La Fiat venduta ai francesi che non guardano in faccia nessuno. 

La transizione all’elettrico imboccata in ritardo. 

Pochi incentivi al rinnovo del parco mezzi di trasporto più vecchio d’Europa sostituendolo con gli Euro 6.”

Per poi sostenere speranzoso che “ Draghi che non ha soggezione alcuna verso i poteri forti oltre allo sblocco delle infrastrutture strategiche, si dedichi con Giorgetti alla politica industriale perché l’unico modo per ritornare a crescere è quello di aumentare le vendite nel mercato globale, altrimenti la parte più innovativa verrà acquisita dai grandi gruppi esteri che diversamente dai capitalisti italiani investono nella manifattura più moderna e noi ci terremo la parte più debole o in declino.”

Sul tema, intervistato da un quotidiano, l’ex presidente dell’Unione Industriale i Torino, Gianfranco Carbonato dichiara cosa si aspetta dal prossimo confronto romano:

“Dal governo più incentivi che stimolino gli investimenti e meno reddito di cittadinanza. Ma più in generale, serve una visione positiva del futuro e meno piagnistei, più voglia di darsi da fare, più compattezza istituzionale. E poi voglia di investire".

Altre voci non le abbiamo sentite se non il latrare dei minus habens che dopo aver, nel corso degli anni, girovagato e pasteggiato con destra e  sinistra, senza aver fornito un supporto valido, e in gran parte responsabili del degrado attuale, tornano ad infestare l’arengo politico, esclusivamente per difendere  la loro postazione.

Il colpevole silenzio  di gran parte della classe politica torinese, in un contesto che potrebbe essere determinate per il futuro di Torino è semplicemente delittuoso.

Questi figuri tanto presi a gonfiarsi il petto per aver, in larga parte, riempito le liste di mezzibusti, di parenti ed amici di merende, non si sono neppure impegnati a studiare come potrebbe essere garantita l’operatività in citta e nell’interland delle  nuove attività che potranno uscire dal cilindro di Giorgetti e localizzarsi qui da noi.

Ma questi pallonari si rendono conto di come gira il mondo al di fuori della cinta daziaria?

L’industriale investitore che debba attende un anno in inattività per modificare un capannone e/o ampliare un passo carraio, se ne potrà andare a gambe levate, se la politica non sarà in grado di intervenire dialogando, snellendo la burocrazia e abolendo incrostazioni illogiche.

Ma con quale coraggio costoro si candidano e pretendono di risultare egemoni nelle scelte elettorali dei torinesi, se poi saranno portatori del nulla?

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Articolo pubblicato il 01/08/2021