Covid. Inizia la settimana del Green Pass

Attese le decisioni del governo riguardo le norme operative per l’entrata in vigore del Green Pass, oltre alle esenzioni.

Il Governo nei giorni scorsi è stato impegnato nelle discussioni e mediazioni inerenti l’approvazione della Riforma Cartabia.

 

Nei prossimi giorni l’Esecutivo cercherà di guadagnare tempo per il varo di disposizioni inerenti l’entrata in vigore del Green Pass, previsto per venerdì 6 agosto. Tra smentite e precisazioni , riteniamo utile riepilogare le principali norme, oltre alle tante attese di chiarimenti da parte dei cittadini, che meritano risposte certe.

 

Dal 1° luglio scorso il green pass italiano, che si integra con il Digital green certificate europeo, consente di muoversi liberamente in tutti i 27 paesi dell’Ue. La certificazione contiene un Qr Code da mostrare soltanto al personale autorizzato ai controlli e attesta una delle seguenti condizioni: la vaccinazione (validità del pass di 9 mesi), l'esito negativo di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle ultime 48 ore o la guarigione dall'infezione (validità 6 mesi).

 

La Commissione europea ha creato una piattaforma tecnica comune per garantire che i certificati emessi da uno Stato possano essere verificati nei 27 Paesi dell'Ue, più Svizzera, Islanda, Norvegia e Lichtenstein.

 

In Italia la certificazione viene emessa esclusivamente attraverso la Piattaforma nazionale del Ministero della Salute in formato sia digitale sia cartaceo stampabile.

Il Green Pass serve, come dice il protocollo, "per gli eventi che hanno luogo in arene, stadi, aree utilizzate per grandi eventi".

 

L’accesso deve essere consentito esclusivamente a coloro che siano in possesso di una delle Certificazioni verdi Covid-19». Deve essere previsto "un servizio di controllo sull’osservanza delle misure di prevenzione per tutta la durata dell’evento e in fase di deflusso con personale appositamente incaricato e formato ed in numero adeguato rispetto al pubblico previsto per l’evento".

Il numero massimo di spettatori "è determinato nella misura del 25% della capienza autorizzata per la struttura".


La certificazione viene generata in automatico e messa a disposizione gratuitamente nei seguenti casi: dopo aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni; dopo aver completato il ciclo vaccinale; dopo essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti; dopo essere guariti da Covid-19 . 


Per scaricare la certificazione ci sono 5 strade. Quattro di queste sono digitali, (un sito web dedicato, il Fascicolo sanitario elettronico, le app “Immuni” e “Io”) dove basterà utilizzare la tessera sanitaria. Per chi ha minor dimestichezza con l'informatica, come per esempio le persone anziane, c'è anche la possibilità fisica di ritirare il pass dal proprio medico di base o dal farmacista di fiducia.  ci  Tutte le indicazioni sono reperibili sul sito web.

 

La disponibilità del pass viene comunicata per email o Sms (ai contatti indicati in fase di vaccinazione, test o guarigione) con un codice che serve per scaricarlo. Vanno seguite le istruzioni contenute nel messaggio facendo attenzione che il mittente sia noreply.digitalcovidcertificate@sogei.it per la email e Ministero Salute per gli Sms. Questo codice, assieme ai dati della tessera sanitaria, permette di ottenere la certificazione su www.dgc.gov.it .


Sul sito www.dgc.gov.it ci sono due modalità per scaricare il certificato: tramite Spid/carta di identità elettronica oppure tramite tessera sanitaria. In quest’ultimo caso il form prevede l'inserimento dei dati della tessera sanitaria e di un numero identificativo che può essere di 4 tipi: un Authcode (un codice di autorizzazione ricevuto per email o sms ai recapiti che comunicati quando è stata fatta la vaccinazione), un Cun (Codice univoco nazionale del tampone molecolare), un Nrfe (Numero di referto elettronico del tampone antigenico) o un Nucg (Numero univoco di guarigione). Questi codici vengono inviati via Sms e via email ai recapiti che il cittadino ha comunicato nel momento della prestazione sanitaria.


Rimane poi valida la strada del Fascicolo sanitario elettronico (Fse), al quale si accede con le modalità previste dalle varie Regioni. In alcune regioni casi è necessario avere lo Spid (il Lazio), in altre regioni no. Sul sito www.dgc.gov.it si trovano  i link dei fascicoli sanitari elettronici di tutte le regioni italiane

Non si ferma il dibattito sul documento  che attesta la somministrazione di almeno una dose di vaccino contro il Covid-19, che da venerdì 6 agosto bisognerà mostrare   in caso di ingresso in diversi luoghi al chiuso.

 

Uno dei fronti su cui più è acceso il confronto riguarda le esenzioni per quelle persone che non si sono vaccinate non perché negazionisti della malattia o no vax ma perché costretti a "rifiutare" il siero per questioni di salute, per esempio a causa del rischio di reazioni allergiche.

 

C'è una categoria di persone che va distinta da chi, in questi giorni, va in piazza sbandierando la sua assoluta contrarietà al green pass e che, però, non può - almeno per il momento - mostrare il lasciapassare verde.

 

Ovvero chi, per motivi di salute, pur superando i 12 anni di età, non può ricevere uno dei quattro antidoti attualmente in uso, ovvero Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson.

 

Si tratta di persone che potrebbero manifestare pericolose reazioni allergiche in caso di somministrazione del siero. L'anafilassi, effetto collaterale raro ma non impossibile, si può sviluppare a fronte di qualsiasi vaccino, quindi anche nel caso di quelli sviluppati per combattere il coronavirus. 

 

Qualche giorno fa il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza ha annunciato che si sta lavorando per trovare una soluzione che consenta loro di poter entrare lo stesso nei locali off limits per chi non avrà il green pass, data la loro situazione.

 

"Si stanno studiando le esenzioni al green pass - ha detto Rezza - ad esempio chi non può completare il ciclo vaccinale perché magari ha avuto una reazione allergica grave alla prima dose del vaccino, e ci sono anche altri casi che stiamo studiando. Ci sarà una circolare in tempi brevissimi per arrivare pronti al 6 agosto". Per ora, però, il documento che chiarisca questa specifica situazione non è ancora arrivato.

 

Ma che sistema verrà ideato, nel concreto, per poter dimostrare di ricadere nella categoria di persone esente dall'obbligo di green pass? Un decreto legge del marzo dell'anno scorso, approvato nelle prime fasi della pandemia, si parlava di esenzioni alla futura campagna vaccinale per le persone "che non possono effettuare la vaccinazione Covid-19 a causa di patologie ostative certificate".

 

Nel documento si faceva cenno anche alla disponibilità di un milione di euro per intervenire a sanare la situazione: denaro che, a questo punto, se non è stato già utilizzato, potrà essere impiegato sul fronte esenzioni e green pass.

 

Le persone esenti dovrebbero poter contare su una certificazione digitale a loro dedicata (da ottenere, ovviamente, sulla base di una certificazione medica che attesti la loro condizione particolare). Possibile anche che, nell'attesa di uno sviluppo di una tecnologia ad hoc possa essere sufficiente una certificazione firmata dal proprio medico per poter accedere a luoghi, ritrovi ed eventi altrimenti vietati. 

 

Questo, però, non potrà funzionare nel lungo periodo, anche per il rischio falsificazione che riguarda maggiormente i documenti scritti. Da qui l'esigenza di un "lasciapassare digitale" per chi non può ottenere il green pass. Molto probabilmente questa documentazione sarà una sorta d'integrazione al green pass che i vaccinati conseguono scaricandolo dal sito web dedicato, dal fascicolo sanitario digitale, dalle app Immuni, oppure ricevendolo dai propri medici e farmacisti di fiducia.

 

L'esenzione da green pass, quindi, con tutta probabilità sarà integrata nel sistema green pass stesso, con un ampliamento delle certificazioni che funzionino da lasciapassare valido per chi non può ricevere il vaccino non perché contrario, ma perché impossibilitato.

 

Ci sono anche altri casi da verificare. Uno dei fronti più caldi è quello di chi, per un motivo o per l'altro, non è in possesso della tessera sanitaria (in Lombardia la Carta unica dei servizi) e che, pur avendo ricevuto il vaccino, anche in due dosi, non riesce a ottenere il green pass.

 

Per esempio gli italiani residenti all'estero che oggi, per un periodo breve o lungo, vivono in Italia. Anche a loro bisognerà pensare quando si affronterà il nodo esenzioni.

 

 

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Articolo pubblicato il 02/08/2021