Quel pasticciaccio all’italiana chiamato GREEN PASS

Ma il Parlamento non sta inattivo

Da domani, venerdì sei agosto sarà obbligatorio il Green Pass, per accedere a teatri, cinema, palestre, ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti.

Oggi  alle 11.30 è convocata la cabina di regia del premier Mario Draghi con i ministri e gli esperti in vista delle nuove misure sul Green pass per scuola e trasporti.  Alle 16 è invece previsto il Consiglio dei ministri per varare le nuove norme sull’estensione del green Pass all’uso dei mezzi pubblici, ai trasporti di lunghe percorrenze, al mondo scolastico, ma con operatività a quanto si dice, a partire da settembre.

Nulla verrà aggiunto, da parte dei Governo, alle norme in vigore a partire da domani. Le limitazione di prossima attuazione rappresentano comunque un provvedimento che divide gli italiani.

Infatti a poche ore dall’entrate in vigore, restano ancora tante domande sul tavolo. A partire dalla principale: chi controlla?

La validità del Green Pass può essere verificata dalle forze dell'ordine, dai pubblici ufficiali, dal personale di ospedali e Rsa, ma anche dai gestori dei locali, dagli organizzatori di eventi e dai proprietari o affittuari delle location nelle quali è necessario esibirlo.

Una verifica che fa storcere il naso a molti esercenti: controllori che si rifiutano di controllare e di caricarsi sulle spalle questa responsabilità. «I gestori dei bar e dei ristoranti non sono pubblici ufficiali e come tali non possono assumersi responsabilità che spettano ad altri - dice la Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi - È impensabile che titolari e dipendenti possano mettersi a chiedere alle persone di esibire il loro green pass e ancor meno a fare i controlli incrociati con i rispettivi documenti di identità. Così facendo c'è il rischio di rendere inefficace la norma».

Si rischia di creare conflittualità anche vivace tra esercenti e clienti, senza contare i ricorsi alla magistratura che potrebbero essere depositati, in quanto la casistica  delle ipotetiche denunce si prospetta  ampia.

Sta circolando una proposta di intervento che non ci risulta sia all’attenzione del governo e cioè quella di una autocertificazione che sollevi i titolari da ogni compito. «Chi dichiarerà il falso lo farà a suo rischio e pericolo».

L'obbligo comunque di avere il green pass vale al momento solo per i clienti mentre non è previsto per gestori, esercenti, proprietari, camerieri o qualsiasi altro lavoratore dei locali che al contrario dei clienti dovranno indossare la mascherina per tutto il tempo del servizio. Altro motivo di possibile e  probabile contesa.

E per le attività di ristorazione di hotel, residence, b&b, agriturismi? E per le mense universitarie o aziendali?

Il decreto parla di «servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per il consumo al tavolo, al chiuso». Leggendo il vecchio dl, relativo alle misure per la graduale riapertura delle attività, la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive per i clienti alloggiati nelle camere era esclusa dai limiti di orari. Resta quindi il dubbio visto che per alloggiare nelle strutture non è richiesto alcun Pass.

Quanto alle residenze e alle mense universitarie, dovranno essere aggiornate le linee guida elaborate lo scorso anno. La Statale di Milano ha anticipato invece i tempi introducendo l'obbligo di Green Pass entro fine anno.

Del momentaneo esonero oltre che i camerieri usufruiranno anche gli insegnanti e i dipendenti scolastici. La scelta è dettata dalla volontà del governo di non rendere obbligatorio il green pass sul posto di lavoro. Una tendenza che si potrebbe però invertire a seconda dell'andamento dei contagi.

Per il momento si è deciso di aspettare ed eventualmente modificare in corsa. Il certificato verde nella prospettiva di Draghi è anche uno strumento per incentivare i vaccini, per far rompere gli indugi a quei pochi dubbiosi che ancora non hanno scelto se vaccinarsi o meno. L’orientamento del presidente nella lotta al virus è all'insegna della gradualità.

Non viviamo comunque in un contesto di certezze e il Parlamento non sta alla finestra. Ben 1300 emendamenti (916 solo quelli proposti dalla Lega) sono stati presentati in commissione Affari sociali della Camera dei Deputati. In particolare, fra le 434 richieste di modifica all'articolo 3 avanzate dal Carroccio, se ne trova una che ne prevede la totale sospensione. Il primo firmatario è stato il deputato leghista Guido De Martini.

Sulla stessa linea della Lega, anche Fratelli d'Italia, con prima firma la stessa Giorgia Meloni, un gruppo di ex grillini passati al Misto, Alternativa e altri.

Il green pass non può essere un alibi per il governo che nulla ha fatto, come chiede da tempo Fratelli d'Italia, per garantire un tracciamento serio, tamponi rapidi gratuiti ed evitare la vergogna di mezzi pubblici super affollati e le 'classi pollaio' non sanificate", è stato il duro commento del capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato Luca Ciriani, intervistato dalla Rai.

Si stanno muovendo anche le Organizzazioni sindacali

Landini, Bombardieri e Sbarra i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che il green pass «non può essere uno strumento per licenziare, discriminare, demansionare i lavoratori». Bombardieri ha ricordato che «L'unico Paese in cui è prevista l'obbligatorietà dei vaccini è l'Arabia Saudita».

I sindacati confederali non mettono veti e non gridano pregiudizialmente «no» al green pass, purché il governo non scelga la via delle sanzioni per chi decide di non vaccinarsi. Luigi Sbarra ha confermato la disponibilità ad aprire un confronto con le associazioni datoriali e con il governo «per migliorare e rafforzare» gli accordi sottoscritti «per contrastare il Covid e sostenere la campagna di vaccinazione nei luoghi di lavoro».

Situazione in evoluzione, sempre  che qualcuno tenga d’occhio l’andamento di ricoveri e decessi che stanno regredendo ogni giorno.

 

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Articolo pubblicato il 05/08/2021