Gli affreschi di San Giulio a Lemie (Torino)

Icona medievale delle Valli di Lanzo, di Alessandro Mella

Risalendo la Val di Viù e lasciandosi alle spalle il comune omonimo, proseguendo verso l’alta valle, si giunge ad un tratto alla frazione Forno di Lemie. Impossibile non riconoscere l’antico ponte quattrocentesco voluto dai fratelli Goffi già committenti dell’opera cui dedicheremo oggi qualche riga.

Questa borgata anticipa il comune e l’abitato di Lemie ed assume il nome, è opinione piuttosto condivisa, dall’antica presenza di fucine adibite alla lavorazione dei metalli che nei pressi venivano estratti. Attività che aveva condotto alla migrazione nell’area di diverse maestranze bergamasche e valsesiane attorno al XIV secolo. (1)

Lasciato il bel ponte, che subì nel tempo numerosi rimaneggiamenti ed in particolare un rinforzo ottocentesco della struttura, la carreggiabile prosegue e sulla sinistra, leggermente sull’alto, una piccola cappella rischia di sfuggire all’avventore ed all’automobilista disattenti. Eppure quella minuscola chiesina costituisce un vero tesoro di rara bellezza ed incredibile fascino. Oggi visitabile tramite una applicazione dedicata o in accordo con il personale volontario del progetto “Museo Diffuso della Val di Viù” promosso dall’ing. Alberto Tazzetti e diretto dalla prof.sa Emanuela Lavezzo.

La struttura fu edificata nello stesso periodo del già citato ponte e dagli stessi fratelli Goffi ed è dedicata al culto di San Giulio. La devozione di questi non fu mai comune nel nostro territorio ma è oggidì diffusa nell’area d’Orta, celebre è l’isola con le sue magnificenze, e della Val Sesia da dove, appunto, provenivano i maestri fonditori giunti nella zona nel medioevo. Furono loro, probabilmente, a portare nel cuore della Valli di Lanzo la devozione per San Giulio. (2)

Vediamo come i fratelli Milone descrissero l’opera nel 1911:

Lemie è il paese delle nostre Valli che possiede un maggior numero di pitture antiche. (…) Altri affreschi, assai ben conservati, e non mancanti di pregio, ammiransi nella cappella di S. Giulio, presso la borgata Forno. Sopra l’altra è effiggiata la SS. Vergine con il Bambino, che tiene un uccello per la coda; ai fianchi della Madonna sono S. Giulio ed il Beato Amedeo IX di Savoia. La figura della Vergine è ristorata, o per dire il vero, guastata da un pittore di dozzina. Nella volta è rappresentato S. Giorgio che trafigge il dragone. A destra di chi entra vedonsi i ritratti dei tre fratelli Goffi, fondatori della cappella, colla data 1486.  (3)

Secondo Clemente Rovere nell’Ottocento la data 1486 era ancora un poco leggibile anche sulla facciata della cappella ma poi, purtroppo, andò perduta. I maggiori esperti del settore hanno ritenuto di poter, grazie ad alcune analogie con altre opere, individuare uno sconosciuto maestro di scuola jaqueriana. Forse Giorgio Jaquerio che operò nel ciriacese tra la fine del Quattrocento ed i primi anni del Cinquecento.

Nel 1886 la Maria Savi Lopez descrisse l’opera, invero un po’ severamente e vagamente, nel suo celebre volume dedicato alle valli. Non senza toni che colpiscono il lettore:

Anche in Val di Viù vicino a Lemie trovansi dei preziosi affreschi del 1486, nella cappella dedicata a San Giulio, sulla via che volge a Forno di Lemie. La cappella appartenne alla famiglia Goffi, ora è come abbandonata e si prova un sentimento di dispetto vedendo che alcune figure principali dell’affresco, e specialmente quella della Madonna che trovasi di fronte a chi entra, siano state restaurate da un ignorante il quale mentre guastava tinte e contorni, non sapeva di fare atto vandalo, ma di certo non fu contento dell’opera sua, e lasciò intatte le altre figure. In un canto dell’affresco a sinistra dell’altare, si vedono i ritratti dei tre fratelli Goffi che fecero edificare la cappella, e per dire il vero, furono lungi dall’aver bellezza pari alla generosità mostrata nel fare anche costrurre il ponte del Forno di Lemie.

Vicino a figure così malamente rifatte, vedesi inalterata l’alta persona di un santo dal volto femmineo coll’abito scuro arabescato. Le figure dipinte sulle mura laterali della cappella vicino all’altare sono alquanto sbiadite, hanno linee rigide che tolgono loro ogni parvenza di vita, e seguono colle alte persone la curva della volta, ove un ornato stretto e semplice termina l’affresco. Su quello a destra dell’altare vedonsi tre figure, una di esse rappresenta San Sebastiano; una linea lo divide da un guerriero che ha un’aureola sul capo, e per un caso che può sembrare strano, non essendo ancora di moda in quel tempo l’alpinismo, porta un alpenstock in mano, colla punta in ferro, come potrebbe adoperarlo chi ora s’avviasse a salire sulla vicina Torre d’Ovarda o sul Rocciamelone.

A sinistra dell’altare un altro santo, rigido nella tonaca bigia, si poggia pure sopra un bastone dalla punta in ferro; ma l’affresco dal disegno più ingenuo, è quello che rappresenta San Giorgio, con armatura da cavaliere, montato sopra un cavallo dai contorni così duri che par fatto di legno. Non volendo il pittore che le zampe anteriori della strana bestia rimanessero come sospese nel vuoto, ha avuto la splendida idea di poggiarle sugli artigli di un orribile drago, al quale San Giorgio dà con la lancia violento assalto.  Sopra un castello adorno con torri e merli, un re ed una regina insieme a molti cortigiani guardano quel portentoso combattimento. (4)

Fortunatamente questa meraviglia fu, negli anni duemila, restaurata con amorevole cura e finalmente tutelata come si conveniva a questo raro gioiello dell’arte medievale. Una perla rara che, unitamente agli affreschi cinquecenteschi del Cottolengo e di cui parleremo prossimamente, caratterizza la piccola ma vivace ed attivissima comunità alpestre di Lemie. I cui abitanti, comprensibilmente, sono oggi particolarmente orgogliosi di questa grande ricchezza culturale ereditata dai loro predecessori. Ci fa piacere ricordare, tra l’altro, che nel 1904 vi giunse anche il celebre fotografo ed avvocato Secondo Pia di cui abbiamo parlato in altro recente articolo.

Tra i valligiani, poi, è viva la memoria di un’altra prestigiosa visita assai più recente e spesso ricorrente nei discorsi quando si parla della “Cappella di San Giulio”:

A sorpresa il celebre critico e storico d’arte ha visitato la cappella di San Giulio. Blitz di Vittorio Sgarbi a Lemie per gli affreschi. LEMIE. Un po' a sorpresa, nel primo pomeriggio di mercoledì 8 gennaio il noto critico e storico dell'arte, politico, scrittore Vittorio Sgarbi è salito a Lemie per visitare la cappella di San Giulio in frazione Forno interessato agli affreschi quattocenteschi di scuola Jaqueriana. La cappella di San Giulio a Forno considerata il «Polo dell'Arte» nei percorsi tematici del progetto «Lungo la Stura di Viù», è stata, ed è ancora ora oggetto di una serie di interventi conservativi e di consolidamento strutturale su progetti dell'architetto Luigi Rajneri, sostenuti finanziariamente dalla Fondazione San Paolo e dalla CRT. Spiega il sindaco Giacomo Lisa: «Il professor Sgarbi ha visitato anche la cappella cinquecentesca della Confraternita, inglobata nel complesso del Cottolengo, apprezzandone gli affreschi presenti ed il restauro effettuato, sostenuto anche in questo caso dalla Fondazione San Paolo. Il ponte storico di Forno, ed il mantenimento delle peculiarità urbanistiche montane nelle costruzioni hanno suscitato stimolo, interesse ed apprezzamento del noto critico d'arte, che si è intrattenuto in una breve vista». Ha aggiunto il primo cittadino onorato per la gradita autorevole visita: «Se un personaggio dello spessore artistico di Sgarbi lo ritroviamo nella nostra valle ad apprezzare questi nostri beni artistici, possiamo ben credere che siano parte di quel “L'Italia delle Meraviglie” magari ancora un po' nascosta, ma che tutti insieme dobbiamo far emergere. Una bella soddisfazione perché ci stiamo impegnando tutti e ci stanno sostenendo nel recupero dei valori che abbiamo». Rita Ronchetti (5)

 

INCONTRO. Il critico ha fatto una visita a sorpresa: suo l’interesse per le opere di scuola Jaqueriana. Sgarbi a Lemie per gli affreschi della cappella di San Giulio. LEMIE — Visita a sorpresa e soprattutto ‘d’eccezione’ per Lemie, mercoledì 8 gennaio. Il noto storico e critico d’arte, Vittorio Sgarbi ha fatto un blitz in alta Val di Viù, interessato agli affreschi quattrocenteschi di scuola Jaqueriana presenti nella Cappella di San Giulio in frazione Forno di Lemie. Con un’inaspettata telefonata diretta, mezz’ora prima dell’arrivo, il professore ha chiesto conferma della reale presenza degli affreschi Jaqueriani e la possibilità di visita.

La cappella di San Giulio è attualmente oggetto di interventi di restauro conservativo e consolidamento statico effettuati dalla ditta Airoc di Viù, su progetti dell’architetto Luigi Rajneri con l’insostituibile sostegno finanziario della compagnia San Paolo e della fondazione Crt. «Sgarbi si è vivacemente interessato ai lavori in corso a San Giulio, estendendo poi la visita ed il suo appassionato interesse anche ai pregevoli affreschi cinquecenteschi della cappella della Confraternita, inglobata nel complesso del Cottolengo», ha evidenziato il sindaco Giacomo Lisa, contento di posare con lui in una foto accanto al gonfalone del suo Comune.

«Visibilmente soddisfatto per i valori artistici che ha potuto scoprire in questi luoghi – prosegue Lisa - ha poi approfondito i suoi studi, cercando documentazione ed informazioni su altre pregevoli presenze artistiche della valle anche sulla base degli itinerari tematici del progetto sostenuto dalla Compagnia San Paolo “Lungo la Stura di Viù”. Il professor Sgarbi, che abbiamo avuto l’onore di ospitare, ci ha lasciati con la promessa di un ritorno in valle, per alcuni approfondimenti su temi di carattere artistico culturale di cui i nostri Comuni vanno da sempre particolarmente orgogliosi». Gloria Rossatto (6)

La Cappella di San Giulio è davvero una meraviglia cui il turista accorto non può non dedicare qualche istante della sua giornata. Una testimonianza viva e pulsante della vita nel Medioevo sulle nostre montagne. Della devozione, delle speranze, della vivacità del lavoro e delle comunità che vi vissero. Proteggere e studiare queste opere è un dovere prima d’un piacevole diritto.

Alessandro Mella

NOTE

1) La Stampa Sera, 2 luglio 1988, p. 5.

2) Il principale riferimento sul tema che mi sento di suggerire al lettore è senz’altro il prodigioso volume: Cicli di Affreschi a Lemie, Gian Giorgio Massara e Claudia Bertolotto, Società Storica delle Valli di Lanzo, Lanzo Torinese, 2015.

3) Notizie delle Valli di Lanzo, Giovanni e Pasquale Milone, Tipografia Palatina, Torino, 1911, pp. 228-229.

4) Le Valli di Lanzo – Bozzetti e leggende, Maria Savi Lopez, Libreria Editrice Brero, Torino, 1886, pp. 452-453.

5) Il Canavese, 15 gennaio 2014, p. 34.

6) Il Risveglio, 23 gennaio 2014, p. 44.

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Articolo pubblicato il 11/08/2021